Svelata la storia dei crateri sull’asteroide Vesta

Un nuovo studio ipotizza che gli avvallamenti sull'asteroide Vesta potrebbero dipendere dalla roccia sottostante, che forma delle depressioni dopo la rottura

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Vesta e’ il secondo asteroide piu’ grande del nostro sistema solare, con un diametro medio di 525 chilometri, e orbita attorno al Sole tra Marte e Giove. Come la Terra, l’asteroide e’ composto da un nucleo di ferro, un mantello e una crosta principalmente costituiti da roccia, ma non e’ mai diventato un pianeta. Studiare Vesta potrebbe fornire indicazioni utili anche per comprendere la storia della Terra primordiale.

Ora un nuovo studio, condotto dagli scienziati del Franklin College of Arts and Sciences e presentato durante la European Geosciences Union General Assembly 2021, ipotizza che gli avvallamenti sull’asteroide Vesta potrebbero dipendere dalla roccia sottostante, che forma delle depressioni dopo la rottura. Il team, guidato da Christian Klimczak, ha esaminato le depressioni e i bacini d’impatto su larga scala su Vesta e pubblicato i risultati del proprio lavoro sulla rivista Icarus.

Sulla superficie dell’asteroide sono presenti dei crateri di impatto, che derivano dalla collisione con altri corpi, per cui, spiegano gli autori, studiare i crateri potrebbe fornire indizi sull’eta’ delle strutture geologiche che ne derivano. I risultati indicano che le Saturnalia Fossae, una struttura geologica sulla superficie dell’asteroide Vesta, potrebbero essere piu’ antiche del cratere Rheasilvia. “Le proprieta’ delle rocce sono influenzate dalle condizioni ambientali – afferma Jupiter Cheng, coautore dell’articolo e dottorando presso il Dipartimento di Geografia – abbiamo utilizzato metodi di conteggio dei crateri per esplorare l’eta’ relativa dei bacini e degli avvallamenti, come Rheasilvia e Veneneia“.

Secondo i risultati del gruppo di ricerca, i bacini di Divalia Fossae e Rheasilvia mostrano un numero simile di crateri di varie dimensioni, per cui potrebbero risalire allo stesso periodo. Esistono tuttavia ancora molte incertezze legate a queste formazioni per cui gli studiosi non sono in grado di stabilire l’epoca precisa in cui si sono generate queste strutture. “Le nostre considerazioni – scrivono gli esperti – non smentiscono ne’ confermano l’esistenza di un legame stabilito tra crateri e bacini”.

Il team ha proposto una teoria alternativa per la genesi di queste strutture, ipotizzando che le valli sull’asteroide dipendano dalla rottura della roccia sottostante. “Secondo una delle teorie piu’ accreditate, gli avvallamenti su Vesta dipendono dalle faglie, con una scarpata distinta su ogni lato che insieme portano allo scivolamento di un blocco di roccia – afferma Cheng – la roccia potrebbe pero’ anche rompersi e formare le depressioni. I nostri calcoli mostrano che la gravita’ di Vesta non e’ sufficiente per indurre le sollecitazioni circostanti favorevoli allo scorrimento a basse profondita’. Queste informazioni sono importanti anche per comprendere morfologie simili su altri corpi celesti”.