Focus sull’uragano Ida: perché è stato così devastante nel Nord-Est degli USA

Ida ha toccato terra in Louisiana come un uragano di categoria 4 ma è stato a 1.600km di distanza, quando ormai non era neanche una tempesta tropicale, che ha provocato la devastazione maggiore: ecco i vari fattori che hanno contribuito

MeteoWeb

Il 29 agosto scorso, Ida ha toccato terra come un uragano di categoria 4 in Louisiana ma il suo impatto devastante e mortale sulla costa della Louisiana meridionale è stato solo l’inizio della sua furia. Ad oltre 1.600km di distanza e nonostante avesse perso intensità nei suoi venti, Ida ha provocato una terribile distruzione nel Nord-Est degli Stati Uniti a causa di piogge torrenziali e forti fenomeni di maltempo nell’area.

Ma una tempesta che aveva perso il suo status di uragano mentre si spostava sul Mississippi come ha potuto provocare una così diffusa devastazione, uccidendo oltre 50 persone nel Nord-Est, quando era ormai vicina alla fine del suo viaggio sul territorio americano?

Innanzitutto, Ida si stava indebolendo mentre si spostava verso nord attraverso la Tennessee Valley ma mentre attraversava la Pennsylvania occidentale, le precipitazioni di Ida sono state rafforzate dall’interazione con l’energia atmosferica associata ad un sistema meteorologico sul Canada, rivela un approfondimento pubblicato su AccuWeather. E poi, alimentata del contrasto tra l’aria calda e umida a sud ed est del centro della tempesta e l’aria molto più fredda a nord-ovest, c’è stata una quantità di pioggia tremenda in un periodo di tempo relativamente breve, che ha portato a gravi alluvioni lampo.

Inoltre, conta anche dove si sono verificati questi fenomeni. Gran parte delle alluvioni lampo si è concentrata in aree densamente popolate, come New York City e Philadelphia, dove le grandi autostrade sono rimaste sommerse sotto metri di acqua e le case sono state allagate. Insieme alle alluvioni estreme, ci sono stati una serie di tornado e altri forti eventi meteorologici che hanno lasciato alcune case a pezzi, in particolare in New Jersey.

Inoltre, le alluvioni causate da Ida sono state amplificate dal fatto che le aree più duramente colpite dalla tempesta nel Nord-Est erano state interessate solo una settimana prima anche dalle forti piogge della tempesta tropicale Henri, che aveva scaricato fino a 355mm di pioggia in una zona del New Jersey. E prima di Henri, c’era stata la tempesta tropicale Fred, che ha fatto sì che alcune località avessero accumulato 2-3 volte le normali quantità di pioggia da luglio prima dell’arrivo di Ida. Altri fattori, oltre all’alta densità di popolazione nel Nord-Est rispetto alla Louisiana, sono gli impatti idrologici, considerando che c’è una percentuale di terreno pavimentato molto più alta nell’area di New York City rispetto ad altre località.

Un altro fattore che ha contribuito alla catastrofe, secondo gli esperti di AccuWeather, può essere stato la percezione pubblica mentre la tempesta si avvicinava. Gli abitanti del Nord-Est probabilmente avevano visto le notizie del distruttivo landfall di Ida in Louisiana. Tuttavia, dopo aver sentito che Ida aveva perso potenza nei venti e non era più considerata una tempesta tropicale attiva mentre si spostava verso nord in Mississippi, molti potrebbero non essersi resi conto della pericolosità che ancora aveva. Tuttavia, il Servizio Meteorologico Nazionale aveva emesso allerta in anticipo per storm surge, alluvioni lampo, tornado e altri fenomeni.

La scala Saffir-Simpson, che indica l’intensità degli uragani, è stata sviluppata anni fa ed è strettamente una scala del vento, che non tiene in considerazione altri pericoli potenziali come storm surge, piogge, alluvioni e tornado. Dopo che la struttura di una depressione tropicale si è deteriorata, il Centro Nazionale Uragani (NHC) utilizza il termine “resti” per descrivere ciò che è rimasto della tempesta. Sentendo la parola “resti”, probabilmente molte persone possono essere portate a pensare che non sia rimasto molto della tempesta e che quindi che non ci sia una minaccia per l’uomo e le proprietà.

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Foto EPA / Justin Lane / Ansa