Vaccini anti-Covid, arriva il via libera dell’Aifa alla terza dose: si farà dopo sei mesi dalla seconda

Nonostante l'Oms si sia detta contraria alla somministrazione della terza dose l'Italia si dirige verso la direzione opposta: il governo vuole una terza inoculazione e dall'Aifa arriva il via libera

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Soggetti immunodepressi, trapiantati, grandi anziani, ospiti delle Rsa e sanitari a maggiore rischio (ad esempio se in attività nei reparti Covid). Sono queste, secondo quanto si apprende, le categorie per le quali la Commissione tecnico scientifica (Cts) dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha dato il via libera alla terza dose di vaccinazione anti-Covid. Per i richiami, secondo le indicazioni del parere della Cts Aifa, verranno utilizzati i vaccini a mRna, ovvero i vaccini Pfizer e Moderna.

Sempre secondo quanto si apprende, è stato convocato un Cda straordinario dell’Aifa per l’esame del parere sulla terza dose di immunizzazione anti-Covid elaborato dalla Commissione tecnica scientifica di Aifa. Il Cda si svolgerà oggi stesso e dovrebbe valutare il via libera al parere nell’ambito della legge 648, relativa alle autorizzazioni all’uso di farmaci fuori indicazione.

La terza dose di richiamo del vaccino anti-Covid dovrebbe essere somministrata, secondo quanto si apprende, “almeno dopo 28 giorni” dalla seconda dose per quanto riguarda i soggetti immunodepressi ed i trapiantati. Il richiamo andrebbe invece effettuato “almeno dopo sei mesi” per le altre categorie indicate, ovvero grandi anziani, ospiti delle Rsa e personale sanitario a rischio. Sarebbe questa l’indicazione contenuta nel parere sulla terza dose elaborato dal Cts dell’Aifa.

Questa decisione arriva nonostante l’Oms si sia detta contraria alla somministrazione della terza dose, quanto meno non prima di aver vaccinato con prima e seconda inoculazione anche gran parte dei cittadini dei paesi poveri. Ma in Italia, ormai è evidente, nell’affrontare la pandemia non si segue la scienza, bensì la convenienza politica. Il fatto che Aifa approvi già la terza dose “6 mesi dopo la seconda“, fa comprendere come l’obiettivo non siano immunodepressi e “super fragili”, sebbene si cerchi di farli passare come priorità. L’intenzione evidente è quella di voler fare la terza dose di vaccino a tutti coloro che hanno fatto la seconda.

A confermare questa ipotesi c’è il fatto che la politica aveva già deciso e dichiarato in modo ufficiale la volontà di procedere con la terza dose, prima ancora che arrivasse l’ok dell’Aifa. E questo nonostante in tutto il mondo accade il contrario, ovvero prima si pronuncia la scienza e soltanto dopo, in base alle evidenze scientifiche, la politica assume le decisioni. In Italia, dove l’arte dell’arrangiarsi è proverbiale, l’iter decisionale è stato capovolto.

AIFA: ok a terza dose all’unanimità

Il Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), convocato in via d’urgenza, “ha approvato all’unanimita’ l’utilizzo di una dose aggiuntiva di vaccino ad mRNA (terza dose). Il provvedimento riguarda soggetti con immunosoppressione grave, in accordo alla valutazione del medico curante, quali ad esempio trapiantati, oncologici, dializzati oltre che gli anziani (≥ 80 anni) e i ricoverati nelle RSA“. Lo rende noto l’Aifa in un comunicato. Per gli operatori sanitari il richiamo “e’ previsto in condizioni di particolare esposizione a rischio”.

La delibera di approvazione segue analogo parere gia’ espresso dal Comitato Tecnico Scientifico nazionale della Protezione Civile e il parere della Commissione tecnico Scientifica Aifa reso in data odierna. La vaccinazione aggiuntiva prevista nella delibera, spiega l’Aifa, “sara’ resa disponibile mediante inserimento dei vaccini Cominarty e Spikevax nell’elenco di cui alla L. 648/96 con spesa a carico di apposito fondo del Ministero della Salute dedicato all’acquisto di farmaci e vaccini Covid, in analogia a quanto gia’ avvenuto per la disposizione emergenziale all’uso degli anticorpi monoclonali anti SARS-CoV-2“.

Nel provvedimento, precisa l’Aifa, “non viene inclusa la popolazione generale in attesa che EMA valuti i dati forniti dalle aziende produttrici dei suddetti vaccini”. “L’estensione di tale misura a livello nazionale – conclude Aifa – assunta anticipatamente rispetto alla posizione EMA, si configura come un importante atto di sanita’ pubblica teso a tutelare la popolazione piu’ esposta al rischio di sviluppare forme gravi di Covid 19″.