Vaccini anti Covid, negli USA la Fda dice no alla terza dose per tutti

La Food and Drug Administration ha deciso: negli USA la terza di dose di Pfizer per chi ha più di 16 anni non ci sarà

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Con 16 voti contrari e 3 favorevoli la Fda non ha approvato la terza dose di vaccino contro il Covid-19 da 16 anni in su. A prendere la decisione è stato un gruppo di consiglieri della Food and Drug Administration (Fda), l’agenzia federale Usa preposta alla sicurezza dei farmaci, che hanno dunque votato no alla terza dose del vaccino anti Covid Pfizer per le persone che hanno più di 16 anni.

Gli esperti hanno affermato che sono necessari più dati per valutare l’opportunità del richiamo. Il panel sta proseguendo la riunione per discutere dell’opportunità di una terza dose per i cittadini di età superiore ai 60 anni. E’ quindi possibile che gli esperti, il cui parere non è vincolante per l’Fda, effettuino una seconda votazione su questo tema.

Il comitato ha deciso di approvare la somministrazione della dose di richiamo alle persone di età pari o superiore a 65 anni e alla popolazione a rischio, questa volta con voto unanime: 18 favorevoli, 0 contrari o astenuti.

Il dibattito tra gli esperti, trasmesso in diretta streaming, ha visto alcuni membri del panel sostenere che i richiami andrebbero limitati agli ultrasessantenni, che sono a maggior rischio di sviluppare affezioni gravi. Altri hanno manifestato preoccupazione per i rischi di miocardite nei più giovani, affermando che sono necessari maggiori approfondimenti. Il dottor Hayley Gans, un membro con diritto di voto, si è detto “colpito” dalla richiesta dell’Fda di un esame sulla totalità delle informazioni presentate venerdì, in quanto alcuni dati, inclusi quelli sulla sicurezza, sono insufficienti. Phil Krause, un altro firmatario dello studio pubblicato su The Lancet, ha avvertito che molti dati non sono stati esaminati all’agenzia federale o non sono stati sottoposti a peer-review. Nei documenti resi noti dall’Fda mercoledì scorso, Pfizer aveva sottolineato che i casi osservati in Israele, dove a fine luglio è cominciata l’inoculazione della terza dose, mostravano che la protezione dall’infezione risaliva al 95% grazie al richiamo. La dottoressa Sharon Elroy-Preiss, del ministero della Salute israeliano, durante la riunione del panel ha affermato che la somministrazione della terza dose è stata decisa dopo aver assistito a un preoccupante aumento dei ricoveri tra quarantenni e cinquantenni pienamente vaccinati. Elroy-Preiss ha aggiunto che su 2,9 milioni di persone che hanno ricevuto il richiamo è stato registrato un solo caso di miocardite e che gli effetti collaterali sono stati per lo più moderati e transitori, non dissimili da quelli avvertiti dopo la seconda dose.