Il 6 ottobre 1956 la scoperta del vaccino antipolio di Sabin

Lo scienziato polacco Albert Sabin il 6 ottobre del 1956 realizzò un vaccino antipolio che non era solo in grado di immunizzare chi lo riceveva ma di inattivare il virus senza rimetterlo in circolazione. Fu così che la malattia venne debellata

Fu una data importante per la storia dell’umanità quella del 6 ottobre 1956 quando venne scoperto il vaccino contro la poliomielite da parte del medico polacco Albert Bruce Sabin. In pochi anni la sperimentazione dell’OPV (Oral Polio Vaccine) si diffuse rapidamente su scala globale e divenne presto l’unico vaccino antipolio utilizzato in tutto il mondo.
Sebbene già Salk avesse anni prima trovato un vaccino sicuro ed efficace, quello di Sabin era in grado di sostituirsi ai virus patogeni, evitando che venisse rimesso in circolazione nell’ambiente un virus in grado comunque di diffondersi. La poliomielite era stata definitivamente sconfitta.

Cos’è la Poliomielite

poliomieliteLa Poliomielite è anche detta malattia di Heine-Medin o paralisi infantile e il suo nome deriva dal greco, in particolare dalle parole greche poliòs (grigio) e myelòs (midollo), poiché la malattia colpisce il midollo spinale che viene aggredito dal virus poliomielitico, un virus che appartiene alla famiglia degli enterovirus. Una volta contratto il virus questo portava all’atrofia muscolare ma anche alla possibile paralisi respiratoria.

Le deformazioni ossee derivanti dalla malattia sono state osservate in reperti scheletrici databili al 3700 a.C. e confermano che la poliomielite è esistita fin dai tempi più antichi.
Sebbene alcune pagine del “Corpus ippocraticum” facciano pensare che in epoca greco-romana tale malattia avesse carattere endemico, sarà solo nel XVIII secolo che si avrà la prima descrizione clinica della “paralisi infantile” grazie al pediatra inglese Underwood. Ma mentre Underwood parlava semplicemente di ”debolezza degli arti inferiori”, l’italiano G. B. Monteggia descriveva la malattia come una vera e propria “paralisi e atrofia”.

Dalla seconda metà dell’Ottocento la malattia iniziò a colpire anche adolescenti e adulti, fenomeno definito “paradosso poliomielite” e legato al miglioramento delle condizioni di vita e alla minore probabilità di contrarre l’infezione nella primissima infanzia.
Sebbene già dalla prima metà del XIX secolo la poliomielite venisse descritta in diversi casi come epidemia, non venne classificata tra le malattie sicuramente infettive; questo avvenne solo nel 1905 con Wickman che presentò il caso di un’epidemia avvenuta in Scandinavia con l’esistenza di portatori sani che potevano diffondere l’infezione. Proprio a causa dei portatori sani le semplici misure di igiene generale non si erano dimostrate bastanti a controllare la malattia né in quell’occasione né in altre precedenti.

I progressi della ricerca scientifica intano dimostrarono che si trattava di una malattia di natura virale e che l’immunità si presentava di lunga durata perché in successive epidemie i guariti non si ammalavano nuovamente.
L’unica soluzione risultava quindi quella di un’immunizzazione attiva da ottenersi attraverso l’utilizzo di un vaccino.

La storia del vaccino antipolio

I primi tentativi di ottenere un vaccino iniziarono già nel secondo decennio del XX secolo ma non ottennero successo. Nel frattempo, le forti epidemie che colpivano gli Stati Uniti focalizzarono proprio nel Paese le ricerche dei principali centri di studi. Lo stesso presidente F.D. Roosevelt ne fu colpito, cosa che sensibilizzò ulteriormente sulla questione e la ricerca poté usufruire anche del National Foundation for Infantile Paralysis, finalizzato proprio alla ricerca di un vaccino.

I primi vaccini testati sui bambini e inattivati in modi differenti comportarono comunque diversi casi di poliomielite senza che vi fossero state risposte immunitarie.
Intorno ai primi anni ’50 gli scienziati fecero considerevoli progressi sulla produzione di vaccini che fossero realmente efficaci e sicuri. Verso la fine degli anni ’40 diversi gruppi di ricercatori identificarono tre distinti tipi di poliovirus (Brunhilde, Lansing, Leon), una distinzione microbiologica essenziale per lo sviluppo del vaccino.

La Fondazione dal 1950 sovvenzionò il professore di virologia Jonas Edward Salk per condurre ulteriori ricerche e questo portò al primo risultato efficace poiché riuscì a realizzare un vaccino contro i tre tipi di virus identificati che non fosse tossico.

Salk diede il via a una intensa campagna di sperimentazione e a partire dal 1954 il suo vaccino fu iniettato per via intramuscolo a oltre 400.000 bambini e tra il ’54 e il ’61 si assistette negli Stati Uniti a una riduzione della malattia pari a oltre l’87%.
Vi erano però dei limiti da individuare nel fatto che il virus persisteva nell’ambiente e che serviva solo a proteggere una persona o categorie di persone.

L’incidente Cutter fu un momento critico per la sicurezza del vaccino. Alcuni bambini erano rimasti paralizzati dopo aver ricevuto l’iniezione prodotta dai Laboratori Cutter. L’indagine dimostrò che due lotti contenevano polio-virus attivi e circa 100 bambini ebbero conseguenze tragiche, alcuni svilupparono polio abortiva, altri rimasero permanentemente paralizzati e 5 persero addirittura la vita.

Il vaccino orale del 6 ottobre 1956

Anche se il vaccino di Salk, una volta superate le problematiche si rivelò sicuro ed efficace, era semplicemente in grado di conferire un’immunità individuale e non impediva al virus di circolare ed essere trasmesso dai portatori sani.
Per tale motivo le ricerche continuarono al fine di creare un vaccino orale che costituisse una profilassi in grado di diffondere nell’ambiente un virus “benigno”.

Lo scienziato polacco naturalizzato statunitense Albert Bruce Sabin, direttore all’epoca del Children’s Hospital Research Foundation dell’Università di Cincinnati, riuscì a ottenere un vaccino che si sostituisse ai virus patogeni il 6 ottobre del 1956.

Sabin portò avanti una campagna di vaccinazione di massa in Messico e diede il ceppo del suo virus attenuato anche ai virologi dell’Unione Sovietica, continuando a caldeggiarne l’utilizzo all’interno dell’OMS in cui era parte di un comitato per gli esperimenti.

Il suo vaccino non fu mai brevettato dal creatore perché a Sabin non interessava lucrare sulle sofferenze del genere umano e quando gliene chiesero il motivo rispose: «Tanti insistevano che brevettassi il vaccino, ma non ho voluto. È il mio regalo a tutti i bambini del mondo», così dal 1964 si ebbero le vaccinazioni in massa proprio con questa tipologia.
Anche in Italia il vaccino antipolio Sabin venne adottato nel ’64 e già nel secondo semestre dello stesso anno i casi si ridussero del 90% rispetto all’anno precedente; reso obbligatorio nel 1966 provocò la scomparsa della malattia dal Paese.

Le campagne vaccinali si svilupparono in momenti diversi nelle varie parti del mondo ma la disseminazione dell’agente infettivo selvaggio è ormai assente in tutti i paesi sviluppati. Nei paesi in via di sviluppo, dove il problema sussiste, il vaccino OPV (Oral Polio Vaccine) è ancora in uso.