ANBI: l’uragano mediterraneo disegna scenari nuovi e gravi

"L'uragano mediterraneo è un ulteriore segnale di aggravamento della crisi climatica in atto"

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In attesa della nuova ondata di maltempo, annunciata sull’Italia meridionale, va registrato che sulla Sicilia, in 3 giorni, si è già rovesciato circa 1/3 dei 700 millimetri di pioggia, che mediamente cadono in un anno sull’isola (a Lentini, nel siracusano, i pluviometri hanno registrato mm. 275,4 con una punta di mm 150 in una sola ora!) con punte di 1200 millimetri sull’Etna (alla stazione pluviometrica di Linguaglossa Etna Nord sono stati segnalati mm 398,8 in una giornata)“: ad evidenziarlo, sulla base dei dati forniti dal S.I.A.S. (Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano), è il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.

Dobbiamo essere consci che il rischio zero non esiste, ma l’uragano mediterraneo è un ulteriore segnale di aggravamento della crisi climatica in atto e che evidenzia sempre più l’inadeguatezza complessiva del nostro sistema di difesa del suolo”: commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).

E’ un’emergenza cui, nell’immediato, possiamo rispondere solo con una campagna di prevenzione civile, atta a migliorare la capacità di resilienza delle comunità– aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – Contestualmente è indispensabile accelerare l’iter per interventi strutturali, capaci di ridurre il rischio idrogeologico di fronte all’estremizzazione degli eventi atmosferici. I Consorzi di bonifica non solo sono impegnati quotidianamente sul territorio, ma hanno centinaia di progetti pronti in attesa del via definitivo. La violenza meteo e le vittime di questi giorni dimostrano che non c’è più tempo per  tergiversare su un grande piano infrastrutturale di salvaguardia idrogeologica.

Per il resto, prosegue ANBI in una nota, “in una paradossale legge del contrappasso meteo, la gran parte dei corpi idrici settentrionali registra un calo dei livelli: è così per i grandi laghi (ad eccezione dell’Iseo), ma anche per la Dora Baltea in Val d’Aosta, per i fiumi piemontesi (Stura di Demonte, Pesio e Tanaro addirittura più che dimezzati rispetto all’anno scorso) e veneti (largamente inferiori al 2020), nonché per l’Adda in Lombardia.
Non va meglio per il fiume Po, che scende al di sotto dei  livelli dello scorso anno e praticamente dimezzati rispetto alla media storica.
Anche  i fiumi toscani si mantengono sotto media mensile con un’impercettibile ripresa del solo fiume Ombrone. L’estate scorsa in Toscana è stata la terza più siccitosa dal 1955 dopo quelle del ’62 e del 2017: tra Giugno ed Agosto nelle province di Massa Carrara, Pistoia, Lucca, Pisa, Livorno, il deficit è stato anche del 70% ed in Settembre la siccità è proseguita, arrivando a toccare -90% di pioggia nel Sud della regione (fonte: Consorzio Lamma);  le temperature estive hanno registrato +1,8 % rispetto alla media  1971-2000.
Analoga è la condizione fluviale in Emilia Romagna, dove il Reno resta in “asciutta” e Trebbia, Enza, Secchia registrano minimi incrementi di portata.
Diversa è la situazione nelle Marche dove, dopo mesi di crisi, i fiumi sono in leggera ripresa, così come i volumi d’invaso nei bacini artificiali, dove però resta amplissimo il gap con i dati delle annualità precedenti.
Nel Lazio sono  stabili i flussi del fiume Liri-Garigliano, mentre è in lieve incremento il Sacco, restando comunque al di sotto dei  livelli degli anni precedenti.
In Campania, i livelli idrometrici dei fiumi Garigliano e Volturno risultano in crescita, mentre il Sele è in calo. I volumi del lago di Conza della Campania scendono sotto i valori di un anno fa, ma rallenta la discesa dei livelli nei bacini del Cilento. 
In Basilicata, pur a stagione irrigua perlopiù conclusa, le disponibilità idriche negli invasi calano di ulteriori 2 milioni di metri cubi, mentre il decremento in Puglia sfiora i 3 milioni“.