E’ necessario agire “rapidamente per evitare conseguenze disastrose sul clima“. E’ quanto dichiarato dal premier Mario Draghi, aprendo un evento a latere del G20 sul “Ruolo del settore privato nella lotta ai cambiamenti climatici“, alla presenza del principe Carlo d’Inghilterra. “La lotta al cambiamento climatico è la sfida del nostro tempo. O agiamo ora e affrontiamo i costi della transizione o rinviamo e rischiamo di pagare un prezzo più alto dopo, rischiando di fallire“, ha proseguito Draghi che ha ricevuto il plauso del principe Carlo, per aver messo clima al centro. Carlo ha infatti ringraziato il presidente del Consiglio italiano “per aver riconosciuto l’importanza” della questione climatica e per averlo invitato “a questo importante meeting“. Affrontare la crisi climatica è un enorme responsabilità “per le generazioni future”, ha detto il principe britannico intervenendo al summit G20 in corso a Roma.
Nonostante la conclamata urgenza di raggiungere un accordo, però, è da ieri sera che i grandi della Terra ne discutono senza giungere ad una conclusione unanime. Non c’è infatti accordo e si tratta ad oltranza: è proseguito tutta la notte e non sarebbe è chiuso il negoziato degli sherpa del G20 sul documento finale del Summit. Si cerca una difficile intesa sugli impegni da assumere per il clima, primo tra tutti la deadline del 2050 per le emissioni zero, che alcuni Paesi come i colossi Cina e India si rifiuterebbero di sottoscrivere. In base a quanto emerge, inoltre, si starebbe anche lavorando per un accordo al rialzo sul fronte dei fondi destinati ai Paesi in via di sviluppo. Ad oggi è previsto un impegno da 100 miliardi ancora da completare ma si punterebbe ad ampliare la cifra e indicare una scadenza ravvicinata per chiudere l’erogazione.
Tra i nodi da sbrogliare quello della data in cui raggiungere l’obiettivo del pianeta ad emissioni zero: prima era stato indicato il 2050, ora nella dichiarazione finale verso la quale si sta a fatica arrivando al G20 si fa riferimento alla scadenza generica di “metà del secolo“. Lo riferiscono fonti dell’Eliseo, sottolineando che si è tenuto conto delle “diversità” nelle posizioni di alcuni Paesi, come India, Cina e Indonesia.
Foto AnsaQuel che si è deciso fino ad ora nel corso del G20 è l’obiettivo di contenimento dell’aumento delle temperature globali entro 1,5 gradi e non due “perché così dice la scienza“, come ha riferito il presidente Draghi. In primo piano nel suo intervento l’impegno in difesa del pianeta, al centro oggi anche a Glasgow, in Scozia, dove è al via la conferenza Cop26 delle Nazioni Unite. Secondo il capo del governo italiano, “l’ultimo rapporto del Panel intergovernativo dell’Onu sul cambiamento climatico mostra che per scongiurare conseguenze catastrofiche dobbiamo attuare subito tagli significativi e rapidi delle emissioni“. Draghi ha aggiunto: “Dobbiamo ascoltare i moniti che arrivano dalla comunità scientifica globale; contrastare la crisi climatica in questa decade; onorare l’Accordo di Parigi e l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile“.
Ma l’intesa, appunto tarda ad arrivare, e si tratta ad oltranza in particolare sulla deadline e sugli impegni da prendere. Si lavora poi per ampliare il fondo Green. E in tutto ciò un ruolo fondamentale, oltre che i governi, è ricoperto dalle aziende private, le quali “accelerano la diffusione delle tecnologie pulite, promuovono l’innovazione e promuovono la produzione su larga scala. Il finanziamento pubblico aiuta ad attrarre finanziamenti verdi e a ridurre i rischi per gli investimenti del settore privato. I partenariati pubblico-privati uniscono le due realtà“, ha precisato il nostro presidente del Consiglio. “Sia il settore pubblico che quello privato devono fare la loro parte“, sottolinea Draghi. “Dobbiamo sostenere le iniziative private che inseriscono priorità sociali e ambientali nei loro modelli di produzione, come l’iniziativa di Sua Altezza Reale, il Principe Carlo, sui mercati sostenibili“, ha concluso il premier.
“Se vogliamo raggiungere il vitale obiettivo climatico di 1,5 gradi – un obiettivo che salverà le nostre foreste e fattorie, i nostri oceani e la fauna selvatica – abbiamo bisogno di trilioni di dollari di investimenti ogni anno per creare le nuove infrastrutture necessarie alla transizione verso la sostenibilità. I governi da soli non possono raccogliere questo tipo di somme. Ma il settore privato può farlo, lavorando in stretta collaborazione con i governi e la società civile“, ha detto il principe di Galles, nel corso del suo intervento al side event del G20. L’erede al trono della Regina Elisabetta II interverrà in settimana anche alla 26esima Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (Cop26), al via oggi a Glasgow.
Il principe ha fondato quasi due anni fa la Sustainable Markets Initiative per un mercato più sostenibile. Nel quadro di questa iniziativa, sono emerse alcune necessità da parte del settore privato nell’ottica della lotta al cambiamento climatico e per la transizione verso la sostenibilità. Tra queste, ha evidenziato Carlo, quella di avere “chiari segnali di mercato dai governi, in modo da poter pianificare a lungo termine“, ma anche l’allineamento delle tabelle di marcia dei Paesi, delle industrie e degli investimenti. In questa ottica, ha aggiunto l’erede al trono, “le banche multilaterali di sviluppo hanno un ruolo fondamentale da svolgere nella creazione di un ambiente favorevole agli investimenti che supporti un futuro sostenibile”.

“Una giornata chiave per condividere le proposte che ci aiutino a far fronte, con un’azione collettiva, alla grande minaccia del nostro tempo: il cambiamento climatico“. Ha scritto su twitter il premier spagnolo Pedro Sanchez, mentre a Roma entrava nel vivo la seconda giornata di lavori del G20, postando la foto dei leader davanti alla Fontana di Trevi.



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