La terza dose di vaccino anti-Covid “deve coinvolgere praticamente tutti. Deve essere una terza dose che ripercorre tutto quello che abbiamo fatto con la prima e la seconda. Altrimenti non avremo la copertura necessaria“, è quanto si ostina a dire, nel corso di un’intervista rilasciata ad Adnkronos Salute, Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova. Secondo il virologo la dose booster, come da indicazioni, va somministrata a partire da 6 mesi dopo aver completato il ciclo vaccinale primario e “non è pensabile aspettare i 12 mesi della scadenza del Green pass. Il Green pass dal punto di vista della sanità pubblica così non ha senso. Se vogliamo renderlo uno strumento di sanità pubblica, il Green pass deve durare 6 mesi” ed essere dunque rinnovato dopo il richiamo.
Ma non solo. Crisanti si è espresso anche in merito alla notizia della riapertura delle discoteche al solo 35%, ovvero quello ‘specchietto per le allodole’ deciso dal Governo e che arriva in autunno, quando le discoteche all’aperto sono ormai impensabili e il solo 35%, inoltre, è improponibile per un settore che langue da mesi. “La riapertura delle discoteche, come l’aumento della capienza degli stadi, sono azioni che non possono essere disgiunte da un programma sistematico di vaccinazione anti-Covid che preveda anche la terza dose. Tutti i provvedimenti – sottolinea – vanno presi in base a due fattori: la situazione epidemiologica attuale e la sua prospettiva evolutiva. La situazione attuale sicuramente è positiva perché abbiamo pochi decessi al giorno, intorno a 30-40, che sicuramente riflettono livelli di trasmissione bassi“, osserva Crisanti. “Se misure come l’apertura delle discoteche e l’aumento delle capienze” rispetto a quelle al momento previste “sono accompagnate da piano di vaccinazione della terza dose per i fragili, gli anziani, e per tutti quanti hanno senso. Altrimenti rischiamo di arrivare a una situazione peggiore di quella inglese in poco tempo”.
E Crisanti profetizza scenari apocalittici: “In Italia la situazione Covid è in questo momento positiva. Ci dobbiamo chiedere: perché siamo diversi dall’Inghilterra? Perché ci siamo vaccinati più tardi. Se probabilmente questa è la ragione più plausibile, allora è chiaro che andrà portato avanti un programma sistematico di vaccinazione che preveda anche la terza dose. Altrimenti“, con tutte le attività che ripartono, “arriveremmo a una situazione peggiore dell’Inghilterra nel giro di 4 mesi“. E quando si torna quasi alla normalità nella ripresa delle attività, avverte il virologp, “va tenuta presente una cosa: che raggiungere un equilibrio come quello dell’Inghilterra, che ha 30-40mila casi al giorno e 150 decessi quotidiani, socialmente ed eticamente non credo sia una cosa accettabile per lungo tempo“. Dunque “ogni anno avremmo circa 55mila morti Covid, cioè un numero pari al 9% di tutti i decessi annui di un Paese. E io non penso che sia accettabile avere un carico così elevato. Perché poi alla fine si pongono delle problematiche di questo tipo, etiche e di accettabilità sociale“.
