Decifrate le struggenti lettere di Maria Antonietta al suo amante, il conte Fersen: era stato lui stesso a censurarle

Era stato lo stesso conte Fersen a censurare, modificandole, le lettere scritte da Maria Antonietta: ora gli scienziati hanno rivelato quali sono le parole utilizzate dalla regina nei confronti dell'amato

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Sulla storia d’amore tra la sfortunata regina Maria Antonietta e il conte svedese Axel von Fersen si è scritto tanto. Che lui fosse il suo amante è cosa ormai certa, sebbene alcuni studiosi dicano che non ci siano prove della loro relazione. Ora, dopo 229 anni, tornano alla luce le dolci e intense parole con cui Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI, si rivolgeva al conte Fersen.

La storica rivelazione è emersa da uno studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, condotto dagli scienziati del Centre de Recherche sur la Conservation (CRC), presso la Sorbonne-Universites, che hanno utilizzato un metodo innovativo per ricostruire i passaggi cancellati delle lettere scambiate tra la sovrana francese, ghigliottinata durante la Rivoluzione Francese, e il conte svedese. Il team, guidato da Anne Michelin, ha combinato spettroscopia a fluorescenza di raggi X e tecniche di elaborazione di dati per districare gli strati di inchiostro e rendere più leggibili le parole depennate.

maria antonietta

E proprio le parole che emergono dallo scambio epistolare, come “amato“, “tenero amico“, “adoro“, e “follemente“, offrono importanti approfondimenti sulla stretta relazione tra Maria Antonietta e il conte von Fersen e non lasciano dubbi in merito alla natura del loro rapporto. Ma non solo. Secondo i ricercatori, infatti, era stato Fersen stesso a censurare le lettere, cancellando determinati passaggi, probabilmente ritenendoli estremamente delicati dal punto di vista sentimentale e politico. Gli studiosi sottolineano che questa tecnica rappresenta una valida alternativa ai metodi esistenti per svelare contenuti censurati, il che può avere applicazioni storiche e forensi più ampie, anche in merito ad altri documenti del passato.

Conservate negli archivi nazionali francesi, le prove della corrispondenza tra Maria Antonietta e il conte von Fersen risalgono al periodo compreso tra il giugno 1791 e l’agosto 1792. Le censure sulle lettere hanno lasciato perplessi gli storici per secoli. Per svelare il mistero, il gruppo di ricerca ha utilizzato la spettroscopia a fluorescenza di raggi X e la microscansione, valutando sezioni e passaggi di 15 lettere, individuando differenze significative tra i rapporti di rame-ferro e zinco-ferro degli inchiostri nella versione originale e quelli utilizzati per cancellare le parti di testo. Ulteriori analisi, riportano i ricercatori, hanno suggerito che molte delle lettere attribuite a Maria Antonietta erano in realtà copie degli originali realizzati da von Fersen. L’inchiostro utilizzato dal conte sembrava inoltre molto simile a quello presente sulle zone eliminate, ed è per questo motivo che è molto probabile che lo stesso nobile abbia censurato la propria corrispondenza con la regina francese.

Il parere degli esperti

Il lavoro sullo scambio epistolare tra Maria Antonietta e Fersen si basa sull’uso di tecniche di imaging che permettono di rielaborare dati nascosti“, spiega Andrea Barucci, ricercatore presso l’Istituto di fisica applicata “Nello Carrara” del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifac), che commenta all’AGI lo studio.

Grazie a una serie di analisi – continua Barucci – è possibile individuare le firme dell’inchiostro, che possono variare anche significativamente a seconda del luogo di produzione e dei materiali utilizzati. Le indagini chimiche hanno permesso al team francese di distinguere le firme degli inchiostri e ricostruire il contenuto delle missive“. “Al di là del significato storico di questa scoperta – conclude l’esperto – le tecniche di imaging vengono spesso utilizzate per svelare i segreti contenuti in documenti antichi. In un recente lavoro abbiamo sfruttato la firma spettrale e un algoritmo di intelligenza artificiale per scrutare attraverso alcuni dipinti di Picasso. In un altro abbiamo applicato queste metodologie per il riconoscimento di geroglifici egizi. Credo che sia piuttosto interessante applicare tecniche di imaging alle opere d’arte per individuare nella pittura, nell’inchiostro, nella carta stampata, nei dipinti o negli affreschi i misteri che l’occhio umano non riesce a cogliere“.

La ricostruzione del contenuto dello scambio epistolare tra la regina Maria Antonietta e il conte Axel von Fersen ha numerose implicazioni, non solo dal punto di vista socioculturale, ma anche tecnico-scientifico“. Così Paola Avallone, dirigente di ricerca presso l’Istituto di Studi sul Mediterraneo del Consiglio Nazionale delle ricerche, a commento dello studio.

Come fatto storico – spiega Avallone – questo episodio si inserisce in un momento molto particolare, quello della Rivoluzione francese, in cui la figura della sovrana francese, moglie del re Luigi XVI, emerge in una prospettiva completamente diversa rispetto a quella che abbiamo imparato a immaginare grazie alle altre testimonianze. Maria Antonietta viene infatti associata a una figura o molto frivola o molto monarchica, quasi insensibile nei confronti dei suoi sudditi, che ha rivestito un ruolo molto importante anche a livello europeo”.

“Da queste lettere – commenta l’esperta – si nota invece il suo lato sentimentale, la si percepisce più come una donna, capace di provare affetto e dolcezza. Sappiamo perfettamente che le figure femminili all’epoca vivevano esistenze completamente diverse a seconda del rango della società che occupavano. I matrimoni, specialmente tra nobili, erano manovre politiche a cui le donne non potevano opporsi. Questo aspetto di Maria Antonietta, invece, sembra ricordarci che anche le sovrane avevano bisogno di mostrare e manifestare un sentimento e vivere una relazione, di amore o amicizia o semplice affetto, con tutto il trasporto di cui l’essere umano può essere capace”.

Sono affascinata dagli strumenti scientifici realizzati dalle scienze dure che vengono adoperati nelle discipline umanistiche – commenta – questa metodologia potrebbe essere applicata anche ad altri documenti attualmente illeggibili. Mi viene in mente il caso dello scorfano disegnato nel 1909 dall’artista Vincenzo Gemito su un foglio strappato da un registro di contabilità di un mercante. L’immagine copre completamente una parte delle scritture, rendendo incomprensibile il contenuto del testo. Allo stesso tempo, si potrebbero esaminare i documenti contabili della storia dell’economia, che spesso venivano contraffatti o camuffati per mascherare le operazioni illecite. Anche la decrittazione di documenti cifrati potrebbe essere molto più semplice grazie a un approccio in grado di ricostruire un testo altrimenti impossibile da consultare“.

L’idea di rendere visibile ciò che non lo è grazie a una strumentazione scientifica affidabile – conclude Avallone – è davvero affascinante. Esulando dal contenuto delle lettere e dalle parole utilizzate dalla sovrana, credo che questo studio sia davvero interessante“.