La NASA e quel mazzo di rose che da 33 anni accompagna gli astronauti

Un mazzo di rose accompagna da 33 anni gli astronauti della NASA prima della partenza: la tradizione è nata dopo il disastro dello Space Shuttle Challenger

MeteoWeb

Tra poche ore, la capsula Crew Dragon “Endurance” di SpaceX sarà lanciata dal Kennedy Space Center, in Florida. A bordo, ci saranno 4 astronauti, di cui 3 della NASA, diretti verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Il Mission Control Center della NASA a Houston e’ un gruppo altamente preparato, responsabile della sicurezza di ogni missione e degli astronauti sulla ISS. Sebbene non siano superstiziosi, fanno affidamento su alcune cose: tra queste, c’è sicuramente un mazzo di rose che da ben 33 anni accompagna gli astronauti della NASA prima della partenza.

La tradizione di un mazzo di rose al Mission Control Center è stata iniziata da una famiglia texana nel 1988 per mostrare il proprio sostegno alle persone responsabili del lancio e del ritorno in sicurezza degli astronauti della NASA. Tutto è nato dal disastro dello Space Shuttle Challenger, che 73 secondi dopo il decollo, esplose, uccidendo tutti e 7 gli astronauti a bordo, nel 1986. Seguirono due anni e mezzo di stop per lo Shuttle, anni in cui la NASA condusse le sue indagini per capire cosa aveva provocato il disastro. Lo Shuttle, dunque, riprese a volare nel 1988.

Per il primo volo dopo la tragedia, Mark Shelton, la moglie Terry e la loro figlia MacKenzie decisero di spedire un mazzo di rose: cinque rosse per ciascuno degli astronauti che tornavano in missione a bordo dello Shuttle Discovery e una rosa bianca a simboleggiare le vite perse. Mark Shelton non ha mai lavorato per l’agenzia spaziale statunitense, ma ha seguito il programma spaziale dall’inizio. “Ho sempre voluto essere un astronauta“, ha raccontato alla Npr. Quel giorno del 1988, non sapeva nemmeno se il mazzo sarebbe arrivato al controllo missione.

Invece, durante la sua pausa pranzo al lavoro, Mark ricevette la telefonata del direttore di volo della NASA, Milt Heflin, che chiamava per informarlo che le rose erano arrivate a destinazione e anche in tempo prima del volo. “Ero solo scioccato. Non potevo crederci. Sono occupati, hanno cosi’ tanto da fare. Come possono chiamarmi?“, ha raccontato Mark Shelton, che per altri 33 anni ha continuato la tradizione. “Significava che c’erano persone la’ fuori che si preoccupavano per noi. Erano interessati non solo ai voli, al veicolo, all’equipaggio e alla missione, ma avevano capito che c’era un vasto numero di persone a terra che li supportava e si prendeva cura di loro. Questo ci ha colpito“, ha detto Paul Dye, che era al controllo missione all’arrivo del primo bouquet.

Gli Shelton hanno inviato oltre 100 mazzi di fiori al Mission Control Center della NASA, tra cui 14 rose bianche per l’ultimo volo dello Space Shuttle, a simboleggiare le vite perse sia nell’esplosione del Challenger del 1986 che nell’incidente della Columbia del 2003. Ogni biglietto che accompagna i fiori dice qualcosa di diverso, ma la firma e’ sempre la stessa: Godspeed. Mark, Terry e MacKenzie. Shelton ha detto che lo fanno perche’ ci sono persone al di fuori della NASA che fanno il tifo per i direttori di volo, ma anche come simbolo dell’immensa responsabilita’ di coloro che lavorano nel Mission Control Center.

Ricordo una missione in cui sono arrivate parecchio in ritardo. Eravamo piu’ preoccupati per gli Shelton e ansiosi di scoprire se fosse successo loro qualcosa. Sono diventati membri de facto della squadra“, ha aggiunto Dye, che si e’ ritirato dalla NASA nel 2013.

Credit: SpaceX