Il nuovo Coronavirus e quei milioni di tamponi acquistati dalla Cina da maggio 2019: “Acquisti per una pandemia”

In teoria a maggio del 2019 nessuno sapeva dell'esistenza del nuovo coronavirus: eppure la Cina correva a comprare tamponi per milioni di euro, il doppio degli anni precedenti

Test molecolari, meglio noti come tamponi, acquistati in Cina in enormi quantità molto prima che venisse ufficializzato il Covid-19, ovvero il nuovo coronavirus che a fine 2019 sconvolse il mondo, cambiandolo radicalmente. E’ quanto si legge su un sito d’intelligence australiano. Nel corso del 2019, infatti, quando ancora il temibile virus non era ancora (forse) stato scoperto, la Cina ha speso per i tamponi circa 67,4 milioni di yuan, ovvero circa 9 milioni di euro. E non e una cifra normale, visto che nel 2018, per esempio, ne sono stati spesi circa la metà.

La corsa ai tamponi, in particolare, si è verificata nella provincia dell’Hubei, con un aumento del numero di contratti con produttori di test molecolari passato da 89 a 135. E tutto ciò non è avvenuto a novembre o a dicembre, ma fa maggio in poi, con una crescita esponenziale tra luglio e ottobre. In particolare, a correre a rifornirsi, sono stati quattro differenti enti: l’ospedale dell’aviazione dell’Esercito popolare di liberazione, l’ormai arcinoto Istituto di Virologia di Wuhan, l’università di Scienza e Tecnologia di Wuhan e i Centri per la prevenzione e il controllo di malattie dell’Hubei.

A giungere a questa conclusione è stato uno un rapporto, dal terribile titolo “Acquisti per una pandemia“, pubblicato da Internet 2.0, società di intelligence australiana con un sede a Barton, sobborgo di Canberra, e un’altra negli USA, ad Alexandria, in Virginia. A dirigere il sito ci sono due amministratori delegati: Robert Potter, inventore della tecnologia sulla quale si basa l’azienda ed ex capo delle operazioni cyber del colosso spaziale britannico Bae System, nonché consigliere del governo ombra australiano e funzionario del dipartimento di stato USA, e David Robinson, ex funzionario dell’intelligence. Nel comunicato si parla anche di Christopher Painter, uno dei più grandi esperti mondiali di cyber security.

Le teorie del complotto tanto vituperate, dunque, trovano altro terreno fertile dove prosperare. Perché è certo che l’acquisto di così tante forniture di tamponi non è normale per un Paese che non corre pericoli imminenti, e in teoria a maggio del 2019 nessuno sapeva dell’esistenza del nuovo coronavirus. In teoria.