“Come una diga che si rompe”: la lava del Cumbre Vieja ricopre 413 ettari di La Palma, l’eruzione “non sembra vicina alla fine”

L'eruzione del vulcano de La Palma "non sembra vicina alla fine", secondo il presidente delle Isole Canarie

  • Foto Carlos de Saa / Ansa
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MeteoWeb

Sale a 413 ettari la superficie dell’isola de La Palma coperta dalla lava emersa dalle bocche del nuovo vulcano del complesso del Cumbre Vieja: lo riporta El País, che riporta anche un perimetro coperto dalla lava di oltre 36 km.
Il Consiglio dei ministri di Madrid dovrebbe approvare oggi un piano di aiuti di 206 milioni di euro per le persone colpite dall’eruzione: i fondi saranno destinati alla ricostruzione delle infrastrutture, compreso l’approvvigionamento idrico, i settori dell’agricoltura e del turismo e alla promozione dell’occupazione. La scorsa settimana il Governo ha dichiarato l’isola un’area colpita da una catastrofe naturale e ha approvato una prima tranche di 10,5 milioni per l’acquisto di abitazioni e beni di prima necessità.

L’eruzione “non sembra vicina alla fine”

L’eruzione del vulcano de La Palma “non sembra vicina alla fine“, secondo il presidente delle Isole Canarie, Ángel Víctor Torres. Una indicazione in questo senso arriva dalla forte attività rilevata domenica scorsa, dopo 2 settimane dall’inizio dell’eruzione.
La rottura di una sezione del vulcano poco prima delle 20 di domenica ha provocato un aumento della portata che ha permesso alla lava di estendersi del 4% in un solo giorno a 413,8 ettari. “È stato come quando si rompe una diga“, ha spiegato la vulcanologa del National Geographic Institute (IGN) María José Blanco, “dopo di che si verifica una fuoriuscita“. “Soprattutto, siamo preoccupati per il monitoraggio di queste colate,” ha aggiunto il direttore tecnico del Piano di Emergenza Vulcanica delle Isole Canarie (Pevolca), Miguel Ángel Morcuende, “perché potrebbe esserci un cambio di direzione rispetto alle attuali colate, che richiederebbe misure di protezione civile“.
In questo senso, Blanco ha sottolineato che non è da escludere che in prossimità del cono si producano nuovi centri di emissione. Attualmente sono presenti diversi centri attivi all’interno del cratere principale e altri due situati a nord-ovest del lato del cono. Uno di questi è stato quello che domenica pomeriggio ha provocato un crollo.

Questo aumento dell’effusività (emissione di lava) e le forti esplosioni rilevate nelle ultime 24 ore hanno fatto sì che il fiume di lava che taglia La Palma sul suo lato ovest abbia raggiunto un perimetro di 36,3 km, e con una larghezza massima di 1.250 metri, 300 in più registrati in un solo giorno.
Il Ministro della transizione ecologica del governo delle Isole Canarie, José Antonio Valbuena, ha confermato che “ci sono stati danni in due aree naturali e, secondo gli scienziati, il recupero richiederà circa 3000 anni“.

Le colonne di fumo sono schizzate nuovamente fino a 4.500 metri di quota, contro i 3 km del giorno precedente, e l’espulsione di bombe vulcaniche resta, comunque, all’interno del perimetro di sicurezza.

Forti variazioni di esplosività ed effusività sono normali in un processo eruttivo di queste caratteristiche, come sia Blanco che Morcuende ripetono ed evidenziano ogni giorno. “Il processo può andare su e giù“, ha spiegato Blanco. Il vulcano, in conclusione, non accenna a volersi addormentare.

La rottura del cono, l’aumento del flusso di lava e l’esplosività non sono state l’unica fonte di preoccupazione: nei giorni scorsi si sono registrati una decina di terremoti, il più forte di 3.6. Ci sono però elementi relativamente rassicuranti al riguardo: in primo luogo, la sismicità è in linea con quelle registrate l’11 e l’1 settembre, prima dell’eruzione. Inoltre, questi terremoti si sono spostati verso l’area del cono vulcanico, e la profondità è aumentata fino a un range compreso tra 10 e 15 chilometri, con punte di 20 km. “Vogliamo inviare un messaggio di tranquillità a questo proposito“, ha sottolineato Morcuende.

Buone notizie anche sul fronte della qualità dell’aria per una parte dell’isola. L’inversione termica è aumentata, consentendo la dissipazione dell’anidride solforosa. Inoltre, i venti di superficie da nord portano il pennacchio vulcanico a sud, a beneficio delle attività aeroportuali. “L’ingresso di una massa d’aria umida marittima, inoltre, dovrebbe diminuire la stabilità atmosferica e sarà favorevole dal punto di vista della qualità dell’aria“.

La parte meridionale della Palma, invece, avvertirà maggiormente gli effetti del vulcano. “Le ceneri dell’emissione del vulcano La Palma si sposteranno a sud e a ovest dell’isola, peggiorando la qualità dell’aria in quelle zone a causa della presenza di materiale particolato“, ha precisato Rubén del Campo, portavoce dell’Agenzia meteorologica statale (Aemet).