Mentre l’Uragano Mediterraneo Apollo si allontana in direzione Sud/Est, e la Sicilia torna a vedere il sole tra le nuvole, va ricordato che “i 244 mm di pioggia caduti su Siracusa nelle ultime 72 ore e i 169 registrati ad Augusta corrispondono alla metà circa delle piogge che mediamente interessano in un anno questi territori, ed è conseguenziale che gli assi naturali di drenaggio siano stati sollecitati oltremisura. Ciò nonostante rimane evidente che grande responsabilità siano da attribuire all’uomo con le sue attività di deforestazione, eccessivo consumo di suolo e cementificazione, fenomeni che amplificano il rischio idrogeologico”: è quanto ha dichiarato Antonio Stroscio, geologo consigliere della Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA) della Sicilia.
“Il Mare Nostrum rappresenta già ora uno degli hotspot climatici più importanti a livello mondiale e probabilmente il bacino mediterraneo è l’area fortemente antropizzata nella quale la temperatura è maggiormente aumentata nell’ultimo mezzo secolo. In base ad un recente studio del MIT, emerge che per la fine del 21 secolo il Mediterraneo diverrà più caldo di altri 2 gradi e soprattutto meno piovoso. Dalle proiezioni modellistiche di simulazione climatica si evince che il calo meteorico sarà particolarmente pronunciato in inverno, stagione piovosa per eccellenza, con un decremento percentuale compreso tra il 30 ed il 60% dei valori dell’ultimo Clino, trentennio di riferimento che in questo caso va dal 1981 al 2010. Nonostante ciò le intensità delle precipitazioni tenderanno ad aumentare ulteriormente con ovvie drammatiche ripercussioni inerenti l’aumento del rischio idrogeologico e idraulico. Questo decremento delle precipitazioni dipenderà principalmente da due conseguenze del cambiamento climatico alla scala globale: avanzamento medio verso nord della fascia di alte pressioni semi permanenti subtropicali ed una diminuzione delle differenze di temperatura tra mare e terraferma , più pronunciate durante il trimestre invernale. I due processi causeranno con ogni probabilità una maggiore presenza di condizioni anticicloniche con le conseguenze sopra descritte a livello pluviometrico, sia a livello stagionale che annuo,” ha concluso Massimiliano Fazzini, geologo, climatologo e Responsabile del Team sul Rischio Climatico della Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA).


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