Oggi la Giornata Internazionale per la riduzione del rischio di catastrofi naturali, “una strada sempre più in salita”

La Giornata internazionale per la riduzione del rischio di catastrofi naturali è stata istituita nel 1989

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Il 4 Novembre del 2011 a Genova un’alluvione spezzò sei vite e fece decine di feriti. I geologi della Società Italiana di Geologia Ambientale saranno in quei luoghi nelle stesse ore in cui avvenne l’alluvione. Lo annunciamo oggi che ricorre la Giornata Internazionale per la riduzione del rischio di catastrofi naturali. Una strada sempre più in salita per la riduzione del rischio dei disastri naturali
La Giornata internazionale per la riduzione del rischio di catastrofi naturali è stata istituita nel 1989, dopo un forte appello dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite per promuovere una cultura globale della consapevolezza del rischio e della riduzione dei disastri naturali.
A distanza di 30 anni dall’istituzione di questa giornata è bene evidente che per ridurre il rischio bisogna ridurre l’esposizione delle nostre vite e delle attività antropiche ai pericoli naturali. Un forte terremoto nel deserto ha rischio zero, un’imponente alluvione in un’area non occupata dall’urbanizzazione ha rischio zero, un’eruzione in un’isola oceanica e non abitata ha rischio zero, una frana sulle pendici delle Alpi ha rischio zero”: lo ha affermato Antonello Fiore, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale.

Perché anche in Italia occorrono campagne di sensibilizzare rivolte alla popolazione per la riduzione del rischio di catastrofi naturali?
E’ evidente che abbiamo occupato con le nostre opere e le nostre attività porzioni di territorio interessati da eventi naturali (frane, alluvioni, terremoti, eruzioni vulcaniche, erosione costiera, sprofondamenti). Con atteggiamento egoistico e sottovalutando le dimensioni – ha continuato Fiore – la propagazione nello spazio e il ripetersi nel tempo dei fenomeni naturali siamo noi stessi che creiamo rischio per le nostre vite, le infrastrutture e le attività“.

Tra il 1970 e il 2020, in Italia 1670 persone hanno perso la vita per alluvioni e frane

L’ultimo Rapporto Periodico sul Rischio posto alla Popolazione italiana da Frane e Inondazioni del CNR – IRPI, che contiene dati su frane e alluvioni fino al dicembre 2020, ci ha ricordato che nel nostro Paese per frane e alluvioni, tra il 1970 e il 2020 sono morte 1.670 persone; sono disperse 60 persone; sono dovuti ricorrere alle cure sanitarie 1.935 persone; sono state evacuate e hanno subito disagi e danni 320.156. Interessate da questi numeri tutte e 20 le Regioni, 2.139 comuni e ben 3.785 località.
Oltre alle frane e le alluvioni il nostro è un Paese a forte e diffuso rischio sismico. Il bilancio dopo ogni evento sismico è sempre pesantissimo in termini di perdite di vite umane – ha concluso Fiore – interruzione dei servizi e dei processi produttivi, con la distruzione di migliaia di edifici: case, scuole, edifici pubblici; senza trascurare il danno gravissimo al patrimonio culturale e artistico.
E’ bene ricordare che dagli anni Novanta, i terremoti superiore a 5,0 gradi di magnitudo sulla scala Richter che hanno causato danni e vittime si sono verificati in Umbria e nelle Marche nel 1997, nell’Appennino Calabro-Lucano nel 1998, in Molise nel 2002, l’Abruzzo 2009, in Emilia-Romagna 2012 e Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria 2016.
Oggi con la crisi climatica in atto diventa sempre più importante informare, sensibilizzare e in alcuni casi educare la popolazione, gli amministratori e i decisori politici. Quello che serve è una pianificazione corretta che si basi sull’acquisizione di dati certi e aggiornati che possano rappresentare le caratteristiche del territorio e le sue evoluzioni. La conoscenza e la gestione del territorio e di tutte le opere e le attività socio economiche che su di esso si sviluppano hanno bisogno di competenze e professionalità che non può che fare riferimento a professionalità multidisciplinari, quel patrimonio umano che spesso trascuriamo rispetto al patrimonio economico inteso come accumulo monetario.
Per la riduzione del rischio dei disastri naturali oltre alla valorizzazione il patrimonio umano sarebbe utile promuovere azioni di educazione civica e ambientale attivando le “comunità educanti” dove diverse parti della società civile (le famiglie, le scuole, le associazioni, le università, gli ordini professionali, le amministrazioni locali, le istituzioni) collaborano per la conoscenza del territorio e la consapevolezza dei pericoli naturali”.