Pre-COP26, il documento finale: “seria preoccupazione per la crisi climatica, contenere l’aumento della temperatura globale a 1,5°C o danni irreversibili”

Il documento finale della pre-COP26: "esortiamo con forza tutte le Parti a fare della COP26 un punto di svolta, adottando e attuando impegni ambiziosi"

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“Noi, parlamentari di tutto il mondo, esprimiamo seria preoccupazione poiché sta diventando sempre più urgente agire per contrastare la crisi climatica e reiteriamo gli appelli internazionali in favore di un’azione concertata e coordinata sul clima da parte di tutti gli Stati. Esortiamo con forza tutte le Parti a fare della COP26 un punto di svolta, adottando e attuando impegni ambiziosi per una ripresa dalla pandemia che sia verde, inclusiva e sostenibile e garantisca, inoltre, che l’aumento della temperatura globale non superi 1,5°C. Si apre così il documento finale della riunione parlamentare in preparazione della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in programma a Glasgow.

La nostra posizione – aggiunge il documento – si basa sui risultati scientifici del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici, con particolare riferimento al Sesto rapporto di valutazione pubblicato il 9 agosto 2021, che dimostra come le emissioni di gas a effetto serra derivanti da pregresse attività umane siano responsabili di circa 1,1°C di riscaldamento. Inoltre, il rapporto afferma che è praticamente certo che il cambiamento irreversibile è già in atto e che la temperatura globale dovrebbe raggiungere o superare 1,5°C di riscaldamento entro il 2040. Questo aumento della temperatura provocherebbe danni irreversibili al nostro pianeta e metterebbe in pericolo la biodiversità. La minaccia di tali terribili conseguenze, anche per la salute e il benessere umano, anima la nostra comune determinazione ad agire. A tal fine, approviamo l’obiettivo dell’Accordo di Parigi, nell’ambito della convenzione UNFCCC, di mantenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali e sosteniamo con forza l’esigenza di garantire l’azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050. Possiamo raggiungere l’azzeramento solo attraverso la collaborazione internazionale, vincolando tutte le nazioni a impegni ambiziosi basati sui principi di equità, di responsabilità comuni ma differenziate e sulle rispettive capacità, alla luce delle diverse situazioni nazionali. Ciò dovrebbe comprendere il sostegno all’innovazione e il rafforzamento della trasparenza e della responsabilità, in particolare attraverso la supervisione parlamentare e il controllo legislativo”.

È essenziale che nel corso della COP26 si riescano a mobilitare sufficienti finanziamenti per la lotta ai cambiamenti climatici. Chiediamo un aumento dei finanziamenti per i Paesi in via di sviluppo, specialmente per quelli che sono particolarmente vulnerabili agli effetti negativi del cambiamento climatico e che hanno significativi limiti di capacità, come i Paesi meno sviluppati e i SIDS, per far sì che questi Paesi possano adattare e mitigare gli effetti del cambiamento climatico a cui sono vulnerabili. Invitiamo i Paesi sviluppati a rispettare gli impegni assunti in materia di clima, con particolare riferimento all’obiettivo di mobilitare congiuntamente 100 miliardi di dollari all’anno al fine di migliorare la fiducia negli impegni di finanziamento, tenendo conto dei negoziati che inizieranno durante la COP26 in merito al nuovo obiettivo di finanziamento collettivo quantificato a partire da una base di 100 miliardi di dollari all’anno. Come necessità urgente, sosteniamo uno spostamento significativo e un rafforzamento dell’assistenza finanziaria, tecnologica e di sviluppo delle capacità a favore dei Paesi in via di sviluppo per promuovere l’adattamento piuttosto che la mitigazione, nonché una particolare attenzione per evitare qualsiasi ostacolo all’accesso di tali Paesi ai finanziamenti e al sostegno dedicati al clima”, si legge ancora nel documento.

Esortiamo i Paesi a ripensare l’architettura finanziaria internazionale attraverso meccanismi innovativi. L’architettura finanziaria multilaterale per il clima deve essere giusta, trasparente, equa e basata sul principio delle responsabilità comuni ma differenziate. Deve riconoscere e garantire la prevedibilità e la disponibilità di risorse finanziarie sufficienti a soddisfare le necessità e le priorità identificate dai Paesi in via di sviluppo, sia per la mitigazione sia per l’adattamento. Le risorse finanziarie nuove e aggiuntive per il clima sono importanti. Alcuni strumenti innovativi potrebbero comprendere la mobilitazione di risorse agevolate e non rimborsabili, canalizzate attraverso banche multilaterali e bilaterali con processi agili e trasparenti; pagamenti per servizi ecosistemici e conversione del debito per l’azione a favore del clima. Inoltre, si potrebbe prendere in considerazione la riallocazione dei diritti speciali di prelievo“, continua il documento.