Rapporto Climate Trasparency, le emissioni del G20 aumenteranno del +4% nel 2021: “necessari tagli profondi e rapidi”

Previsto un aumento del 4% delle emissioni dei Paesi del G20 nel 2021: di questo passo, non riusciranno mai a raggiungere gli obiettivi stabiliti dagli accordi di Parigi

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Quest’anno, le emissioni di CO2 dei Paesi membri del G20 aumenteranno almeno del 4%, conseguenza diretta della ripresa delle attivita’ economiche dopo il calo del 6% registrato nel 2020, durante la fase piu’ acuta della pandemia di Covid-19. È quanto emerge dal settimo rapporto annuo Climate Trasparency, stilato da organismi di ricerche e Ong dei 20 membri del gruppo.

“Il rimbalzo delle emissioni in tutto il G20, che raggruppa i Paesi responsabili del 75% delle emissioni globali di gas serra, mostra che ora sono urgentemente necessari tagli profondi e rapidi delle emissioni per arrivare a un impatto zero netto”, ha affermato Gahee Han, uno degli autori principali del rapporto, membro dell’organizzazione sudcoreana Solutions ForOur Climate. “I governi del G20 devono arrivare al tavolo con obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni piu’ ambiziosi. I numeri contenuti in questo rapporto confermano che non possiamo invertire la rotta senza di loro e loro lo sanno, quindi la palla e’ saldamente nel loro campo“: e’ l’appello lanciato ai governi del G20 in vista della Cop26 da Kim Coetzee, di Climate Analytics, una delle Ong autrice del rapporto.

Di questo passo, le 20 piu’ grandi economie del mondo non riusciranno mai a raggiungere gli obiettivi stabiliti dagli accordi di Parigi, ovvero limitare ben al di sotto dei 2°C il riscaldamento medio globale rispetto al periodo preindustriale, puntando a un massimo di 1,5°C. Continuando di questo passo, secondo le stime di Climate Trasparency, le emissioni prodotte dal G20 contribuiranno ad un aumento delle temperature di almeno 2,4°C. Lo studio prevede che Argentina, Cina, India e Indonesia superino i loro livelli di emissioni del 2019. Dal rapporto, inoltre, emerge che nei loro pacchetti di ripresa post-Covid, le nazioni del G20 non sono riuscite a promuovere l’azione per il clima, dedicandovi in tutto solo 300 miliardi di dollari su 1.800 miliardi di spesa complessiva.

Inoltre il rapporto ha valutato che l’intensita’ di carbonio e’ diminuita del 4% all’interno del gruppo tra il 2015 e il 2020, mentre nello stesso periodo il consumo di gas e’ aumentato del 12%. Nel 2021 il consumo di carbone potrebbe crescere fino al 5%, con la Cina responsabile del 61% dell’aumento, seguita da Stati Uniti e Cina.

Per quanto riguarda gli impegni, la maggior parte dei governi del G20 ha ora riconosciuto che lo zero netto dovra’ essere raggiunto al piu’ tardi entro il 2050 per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. Lo scorso agosto, 14 nazioni del G20 – pari a quasi il 61% delle emissioni globali di gas serra – si sono impegnati a raggiungere obiettivi netti a zero, mentre altre sei hanno fissato obiettivi piu’ ambiziosi per il 2030.

L’altro dato positivo riguarda il record di installazioni di impianti di energia solare ed eolica registrato nel 2021, rappresentando fino al 30% della diversificazione energetica del G20. Il risultato migliore dovrebbe essere quello del Regno Unito, che di questo passo avra’ 100% di impianti di energie rinnovabili in servizio entro il 2050.