Studio su 68 Paesi e 2.947 contee USA: “gli aumenti nei casi di Covid-19 non sono legati ai livelli di vaccinazione, riesaminare il solo affidamento ai vaccini”

"Gli sforzi per incoraggiare le popolazioni a vaccinarsi dovrebbero essere fatti con umiltà e rispetto", sostengono gli autori di uno studio, che svela come non ci sia una relazione tra la percentuale di persone completamente vaccinate e gli aumenti dei casi di Covid-19

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Attualmente i vaccini sono la principale strategia di mitigazione per combattere il Covid-19 nel mondo. Si sostiene che la narrativa relativa all’aumento dei nuovi casi negli Stati Uniti sia guidata dalle aree con bassi tassi di vaccinazione. Una narrativa simile è stata osservata anche in Paesi come Germania e Regno Unito. Allo stesso tempo, anche Israele, che è stato elogiato per i suoi rapidi e alti tassi di vaccinazione, ha visto una sostanziale ripresa dei casi di Covid-19”, si legge in uno studio, pubblicato su European Journal of Epidemiology, che analizza la relazione tra la percentuale di popolazione completamente vaccinata e i nuovi casi di Covid-19 in 68 Paesi e 2.947 contee degli USA.

A livello di Paese, non sembra esserci una relazione distinguibile tra la percentuale della popolazione completamente vaccinata e i nuovi casi di Covid-19 negli ultimi 7 giorni”, riporta lo studio, pubblicato il 30 settembre 2021. “La linea di tendenza suggerisce un’associazione marginalmente positiva, così che i Paesi con la percentuale più alta di popolazione completamente vaccinata hanno i più alti casi di Covid-19 ogni milione di persone. Da notare, Israele con oltre il 60% della sua popolazione completamente vaccinata aveva i più alti tassi di Covid-19 ogni milione di persone negli ultimi 7 giorni. La mancanza di una significativa associazione tra la percentuale di popolazione completamente vaccinata e i nuovi casi di Covid-19 è ulteriormente semplificata, per esempio, dal confronto tra Islanda e Portogallo. Entrambi i Paesi hanno oltre il 75% della loro popolazione completamente vaccinata e hanno più casi di Covid-19 ogni milione di persone rispetto a Paesi come Vietnam e Sudafrica che hanno circa il 10% della loro popolazione completamente vaccinata”, scrivono gli autori dello studio.

Anche nelle contee USA, i nuovi casi di Covid-19 mediani ogni 100.000 persone negli ultimi 7 giorni sono simili tra le categorie della percentuale di popolazione completamente vaccinata. Non sembra esserci un segnale importante di riduzione dei casi di Covid-19 con le percentuali più alte di popolazione completamente vaccinata. Delle prime 5 contee che hanno la percentuale più alta di popolazione completamente vaccinata (99,9-84,3%), i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) statunitensi identificano 4 come contee ad alta trasmissione. Le contee di Chattahoochee (Georgia), McKinley (New Mexico) e Arecibo (Puerto Rico) hanno oltre il 90% della loro popolazione completamente vaccinata e tutte e 3 sono classificate ad alta trasmissione. Al contrario, delle 57 contee che sono state classificate come contee a bassa trasmissione dai CDC, il 26,3% (15) ha una percentuale di popolazione completamente vaccinata al di sotto del 20%”, si legge nello studio.

Considerato che si ritiene che la completa immunità del vaccino necessiti di circa 2 settimane dopo la seconda dose, “i risultati di nessuna associazione distinguibile tra casi di Covid-19 e livelli di persone completamente vaccinate sono stati osservati anche quando si è considerato un intervallo di 1 mese sui livelli di persone completamente vaccinate” per i Paesi e le contee USA.

Il solo affidamento sulla vaccinazione come strategia principale per mitigare il Covid-19 e le sue conseguenze avverse deve essere riesaminato, soprattutto quando si considera la variante Delta e la probabilità di future varianti. Potrebbe essere necessario mettere in atto altri interventi farmacologici e non farmacologici, insieme all’aumento dei tassi di vaccinazione. Questa correzione di rotta, soprattutto per quanto riguarda la narrativa politica, diventa di fondamentale importanza con le evidenze scientifiche emergenti sull’efficacia dei vaccini nel mondo reale. Per esempio, in un rapporto rilasciato dal Ministero della Salute in Israele, è stato segnalato che l’efficacia delle 2 dosi del vaccino Pfizer-BioNTech nel prevenire l’infezione da Covid-19 era del 39%, notevolmente più bassa dell’efficacia del 96% nella sperimentazione.  Sta anche emergendo che l’immunità derivata dal vaccino Pfizer-BioNTech potrebbe non essere forte quanto l’immunità acquisita dalla guarigione dal Covid-19. È stato segnalato anche un notevole calo nell’immunità dai vaccini a mRNA 6 mesi dopo l’immunizzazione. Anche se le vaccinazioni offrono protezione alle persone contro il ricovero grave e la morte, i CDC hanno riportato un aumento da 0,01 al 9% e da 0 al 15,1% (tra gennaio e maggio 2021) rispettivamente nei tassi di ricovero e decessi tra le persone completamente vaccinate”, si legge nello studio.

In sintesi, gli sforzi per incoraggiare le popolazioni a vaccinarsi dovrebbero essere fatti con umiltà e rispetto. Stigmatizzare le popolazioni può fare più male che bene. È importante rinnovare gli sforzi per  di prevenzione non farmacologici (per esempio, l’importanza dell’igiene sanitaria pubblica di base per quanto riguarda il mantenimento della distanza di sicurezza o il lavaggio delle mani, la migliore promozione di forme di test frequenti e più economiche) per trovare l’equilibrio di convivere con il Covid-19 allo stesso modo con cui continuiamo a vivere 100 anni dopo con varie alterazioni stagionali del virus dell’influenza del 1918”, concludono i ricercatori.