Vaccini, Cosentino al Senato: “Il Green Pass si fonda su una falsità, perché i vaccinati possono contagiare”

Il 70% dei contagi da Covid avviene in ambiente domestico e i vaccinati sono contagiosi, in caso di positività, poche settimane dopo il vaccino: a che serve dunque il Green Pass?

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Questa mattina in Senato è intervenuto il Prof. Marco Cosentino, docente ordinario di farmacologia all’Università dell’Insubria, in videoconferenza sul ddl n. 2394 (DL 127/21 – estensione certificazione verde COVID-19 e rafforzamento screening). Come ha spiegato il ricercatore, “la certificazione verde” adottata nel nostro Paese, “è stata motivata la fine di tutelare la salute pubblica e la sicurezza del lavoro. Viene infatti rilasciata a chi ha completato un ciclo vaccinale, a chi è guarito dal Covid, o chi ha avuto esito negativo al tampone”.

Quindi – precisa Cosentino – il pass si fonda sugli assunti che la non contagiosità sia garantita dalla vaccinazione, dalla guarigione o dall’esito negativo di un tampone. Il primo assunto è però falso, il secondo non è documentato e solo il terzo è vero”. Poi il ricercatore fa riferimento ad uno studio recente dell’Università di Oxford, riportati dai principali giornali italiani, secondo Cosentino, in maniera non corretti. Nei principali titoli, si legge infatti che i vaccinati non contagiano come i non vaccinati. Peccato però, sottolinea l’esperto, che gli articoli si basino sullo studio in questione, ma in maniera scorretta. “Spesso i mezzi di informazione fraintendono o ‘malintendano’ gli studi scientifici“, spiega con un tocco di ironia. Secondo Cosentino lo studio di Oxford è molto valido e affidabile, ma dice tutt’altro rispetto a quanto riportato dai grandi giornali nazionali.

Gli autori della ricerca hanno preso in esame la contagiosità di un considerevole numero di casi indice e hanno scoperto che con il vaccino si riduce del 50% la possibilità di contagiate, ma dopo 3 mesi dall’inoculazione non c’è più alcuna differenza tra vaccinati e non vaccinati nella possibilità di contagiare. Dunque, la prima discrepanza: perché il Green Pass dura 12 mesi, se dopo tre mesi un vaccinato contagia come chiunque altro? Ma non solo, perché secondo quanto rilevato dallo studio, il 70% dei contagi avviene in ambiente domestico e solo il 10% in luoghi pubblici, come posti di lavoro o scuola. Dunque perché utilizzare il Green Pass per accedere a questi luoghi?

Inoltre, a prescindere dalla vaccinazione, chi è positivo asintomatico vede la sua contagiosità ridursi del 72% per la variante Alfa e del 39% per la variante Delta. Dunque, essersi immunizzati con i sieri anti Covid o meno non influisce sul dato.

Da tutto ciò, conclude Cosentino, ne consegue che “l’assunto principale principale su cui si fonda il Green Pass, ovvero che i vaccinati non contagino, è infondato, perché la vaccinazione riduce la possibilità di contagiare del 50%, ma solo per i primi tre mesi, L’unica vera tutela sarebbe l’accesso libero ai tamponi, di qualunque genere essi siano”.