Volete andare su Marte ma non siete astronauti? Basta andare in Israele

Sei astronauti trascorreranno settimane su un falso "Pianeta Rosso" nel deserto del Negev, in Israele, per prepararsi alle missioni future: testeranno tute spaziali, rover, droni e altre attrezzature

Sei “astronauti” trascorreranno le prossime 4 settimane fingendo di essere su Marte, vivendo in una versione fake del Pianeta Rosso nel deserto del Negev in Israele: lo scopo? La missione aiuterà a fornire agli scienziati informazioni su come gli umani affrontano condizioni di isolamento e insolite, come quelle che potrebbero sperimentare su Marte.

L’equipaggio, le attrezzature e gli alloggi si trovano in Israele, gestiti dall’Agenzia spaziale israeliana, ma il tutto sarà gestito dal Centro di controllo missione presso la struttura dell’Austrian Space Forum a Innsbruck, in Austria.

simulazione marte israele
Credit OeWF /
@voggeneder / Austrian pace Forum

La simulazione, “AMADEE-20“, prevede che 5 uomini e una donna trascorrano 4 settimane vivendo in una struttura che simula Marte, dovranno indossare tute spaziali quando escono e persino guidare un rover.

Questa è la 13ª missioneAnalog Astronaut” gestita dall’Austrian Space Forum, una rete di ingegneri aerospaziali e appassionati dello Spazio che creano tecnologia e processi necessari per una futura missione con equipaggio su Marte.

Non è solo l’esperienza umana a essere testata nel deserto: l’equipaggio simulerà anche una serie di attività umano-robotiche sulla superficie di Marte.
Queste simulazioni si sono “evolute in uno strumento efficiente per lo sviluppo di architetture per le missioni di esplorazione,” secondo l’Austrian Space Forum. “Facilitano la comprensione dei vantaggi e dei limiti delle future missioni planetarie umane“.
Sono un “valore aggiunto” per lo sviluppo di operazioni scientifiche a distanza e aiutano gli scienziati a comprendere i limiti e le opportunità possibili.

La fase di isolamento è iniziata ieri: l’equipaggio potrà parlare solo con il centro di controllo missione fino al termine della missione, il 31 ottobre. Il comandante João Lousada è a capo della missione, supportato dal vice comandante Iñigo Muñoz Elorza, e da Anika Mehlis, Alon Tenzer, Thomas Wijnen e Robert Wild.
Durante queste settimane, l’equipaggio effettuerà una serie di esperimenti per conto delle università di tutto il mondo, da test di serrature e sensori, all’interazione umana.

Un esperimento umano è stato progettato dalla Goldsmiths University di Londra ed è chiamato “Acceptance and Commitment Therapy”. Si tratta di una tecnica di consapevolezza basata sulla scienza comportamentale che si spera dia a un equipaggio spaziale di lunga durata la capacità di affrontare ambienti confinati.

L’obiettivo è quello di rispecchiare il più fedelmente possibile l’esperienza dei futuri astronauti marziani, incluse le attività esterne in tute spaziali, come accadrebbe su Marte, per proteggerli dal duro ambiente del Pianeta Rosso, con temperature gelide e mancanza di atmosfera respirabile.

L’equipaggio sarà supportato da un Mission Support Center in Austria, che emula il “segmento di terra” di una vera missione su Marte. Ciò include squadre operative, pianificatori di volo, supporto scientifico remoto e l’infrastruttura necessaria per coordinare una serie complessa di esperimenti nei campi dell’ingegneria, della geoscienza e dei fattori umani.

È la tredicesima missione del suo genere gestita dall’Austrian Space Forum ed è simile alle missioni gestite da altre agenzie, come la NASA.

Indossando i prototipi delle tute marziane dell’Austrian Space Forum, gli “astronauti” eseguiranno più di 20 esperimenti nei campi della biologia, della medicina, della psicologia, della geologia e dell’ingegneria.
Uno dei principali esperimenti è finanziato in parte dall’Agenzia Spaziale Europea.
Gli “astronauti” testeranno la stampante 3D MELT e la sua capacità di stampare plastica di qualità aerospaziale nel contesto di missioni planetarie robotiche e con equipaggio.
L’obiettivo è capire se la stampa 3D può supportare operazioni scientifiche in un ambiente remoto e difficile, come Marte.

Tutti gli esperimenti utilizzeranno un processo “a cascata” sviluppato dagli organizzatori della missione per monitorare i progressi e scovare problemi, in modo da essere preparati in un ambiente reale.

simulazione marte israele

Un progetto potrebbe anche aiutare gli astronauti che viaggeranno sulla Luna. Il progetto DEAR si concentra sull’effetto della polvere di regolite (sabbia e rocce frantumate) su strumenti ottici, meccanismi e componenti astronautici. Questo progetto è nato dalla necessità di disporre di un efficace metodo di pulizia della polvere lunare poiché le speciali proprietà chimiche e fisiche di questa sono responsabili di molte difficoltà durante le spedizioni lunari.
La polvere può rendere difficile la respirazione degli astronauti e può innescare problemi respiratori cronici e ha anche un notevole impatto negativo sulla strumentazione.
Pertanto, per rimuovere la polvere lunare dalle apparecchiature, vengono testati diversi metodi di pulizia.

Il team svilupperà anche il know-how nella gestione delle missioni con equipaggio su Marte implementando un quadro decisionale realistico di supporto alla missione. Ciò includerà l’uso di risposte ritardate tra il controllo della missione e la squadra di terra, per simulare il ritardo di comunicazione tra la Terra e Marte.

Gernot Grömer, direttore del Forum spaziale austriaco per la prossima missione, ha dichiarato: “Nell’Agenzia spaziale israeliana abbiamo acquisito un partner forte e affidabile per la nostra prossima missione analogica su Marte“. “Gli astronauti dell’Austrian Space Forum eseguiranno più di 20 esperimenti in isolamento per facilitare ulteriormente la comprensione dei vantaggi e dei limiti delle future missioni planetarie umane“. “La nostra architettura di missione, l’habitat e i 200 ricercatori provenienti da 25 Paesi coinvolti rendono AMADEE-20 la più grande e più complessa simulazione relativa a Marte nel 2021“.

Il sito del test si trova nel deserto del Negev, nel sud di Israele, all’interno delle strutture di erosione del cratere Ramon, che ricorda varie caratteristiche della superficie marziana.

Il sito offre una vasta gamma di superfici sabbiose e rocciose combinate con un’ampia variabilità di inclinazione, paragonabile a Vallis Marineris su Marte, un vasto sistema di canyon che corre lungo l’equatore marziano appena ad est della regione di Tharsis.