Accadde Oggi, 18 anni fa la strage di Nassiriya: oggi abbiamo il dovere di non dimenticare

Dimenticare i nomi dei morti durante l'attentato di Nassiriya sarebbe come voltare le spalle a chi ha sacrificato la propria vita per un senso del dovere che non tutti riescono a comprendere

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Tutti in Italia conosciamo ormai la città di Nassiriya. Anche chi in Iraq non c’è mai stato, anche chi non saprebbe nemmeno dove collocarlo su un cartina geografica ‘muta’, anche chi non è mai uscito dal comune nel quale risiede. Nassiriya è entrata prepotentemente nelle nostre vite 18 anni fa, il 12 novembre 2003, sebbene a pensarci sembra solo ieri. Sembra ieri quando le nostre televisioni hanno interrotto le programmazioni previste per raccontarci una vicenda che nessuno di noi avrebbe mai voluto ascoltare. Sembra ieri che mamme, moglie, padri, mariti e amici di militari in missione in Iraq sono rimasti per ore col fiato sospeso.

Erano le 10.40 ora locale, in Italia le 8:40, quando accade qualcosa destinato a restare per sempre nella memoria di molti. Mancavano pochi secondi a una delle stragi più tristemente memorabili della storia contemporanea italiana e non solo. Carabinieri e militari dell’Esercito Italiano di stanza alla base “Maestrale” avevano già iniziato a pieni ritmi un’altra giornata in Iraq, teatro operativo della missione Antica Babilonia, autorizzata proprio quell’anno, che aveva come unico scopo quello di contribuire alla rinascita dell’Iraq, favorendo la sicurezza del popolo iracheno e lo sviluppo della nazione.

I militari si apprestavano a iniziare una nuova giornata durante la quale le attività principali che avrebbero svolto sarebbero state quelle di ricostruzione, di aiuto alla popolazione, soprattutto per quanto riguarda l‘approvvigionamento di cibo e di acqua, di mantenimento dell’ordine pubblico e, non meno importante, di addestramento della nuova polizia locale, affrancata da corruzione e servilismo nei confronti del regime dittatoriale iracheno di Saddam Hussein. Qualcuno di loro si apprestava a prepararsi per tornare a casa: per alcuni la missione era finita e sarebbero tornati a casa. Al loro posto sarebbero arrivati altri colleghi.

Ma non sapevano che non sarebbero riusciti a fare nulla di tutto ciò: un camion cisterna pieno di esplosivo guidato da 2 kamikaze scoppiò davanti alla base militare italiana. Il bilancio fu terribile: 28 morti, di cui 19 italiani, e 58 feriti. Le successive inchieste stabilirono che il camion cisterna conteneva tra i 150 e i 300 kg di tritolo mescolato a liquido infiammabile.

Per anni ci siamo chiesti se si poteva fare qualcosa per evitarlo. I vertici della base “Maestrale” hanno sostenuto fin dall’inizio che non c’erano motivi di preoccupazione, perché la popolazione locale non era assolutamente ostile nei confronti dei militari italiani, considerati anzi un aiuto indispensabile per rialzare le sorti del Paese, e inoltre gli estremisti locali erano attentamente controllati. A confermare quest’ultima ipotesi, il fatto che tutte le piste aperte per capire chi abbia organizzato l’attacco facciano riferimento a personaggi esterni all’area in questione; tra queste, la più accreditata, è quella che coinvolge una cellula terroristica libanese affiliata ad al-Qeida.

I funerali di Stato degli italiani morti durante l’attentato si tennero a Roma il 18 novembre. Attorno alle salme di questi eroi, diventati tali loro malgrado, oltre alle famiglie e alle più alte cariche dello Stato, si riunì anche una enorme folla di cittadini, commossi e sconvolti da quanto accaduto. Una tragedia, dunque, che ha colpito decine di famiglie, e che ha lasciato figli senza padri e madri senza figli, nella folle logica della guerra, insita nella natura stessa dell’umanità.

Oggi abbiamo il dovere di non dimenticare i loro nomi, di non dimenticare chi erano e di non dimenticare che sono morti per senso del dovere e per aiutare popoli lontani a ritrovare una pace che sembra però un miraggio.

I civili:

Marco Beci, cooperatore internazionale
Stefano Rolla, regista

I carabinieri:

Massimiliano Bruno, maresciallo aiutante, Medaglia d’Oro di Benemerito della cultura e dell’arte

Giovanni Cavallaro, sottotenente
Giuseppe Coletta, brigadiere
Andrea Filippa, appuntato
Enzo Fregosi, maresciallo luogotenente
Daniele Ghione, maresciallo capo
Horacio Majorana, appuntato
Ivan Ghitti, brigadiere
Domenico Intravaia, vice brigadiere
Filippo Merlino, sottotenente
Alfio Ragazzi, maresciallo aiutante, Medaglia d’Oro di Benemerito della cultura e dell’arte
Alfonso Trincone, Maresciallo aiutante

I militari dell’esercito:

Massimo Ficuciello, capitano
Silvio Olla, maresciallo capo
Alessandro Carrisi, primo caporal maggiore
Emanuele Ferraro, caporal maggiore capo scelto
Pietro Petrucci, caporal maggiore