E’ partito ieri all’Isola del Giglio, in provincia di Grosseto, il progetto “Life LetsGo Giglio” del Parco Nazionale Arcipelago Toscano, finanziato dalla comunità europea, che prevede, tra le altre cose, l’abbattimento dei mufloni presenti sul territorio dell’isola toscana.
La decisione ha fatto insorgere gli animalisti, che hanno parlato di “mattanza”, lanciato appelli e avviato una petizione online che ha raccolto oltre 12mila adesioni.
L’abbattimento degli esemplari (circa 30 secondo il sindaco Sirio Ortelli, un centinaio per gli animalisti) è molto controverso.
Sul sito savegiglio.org che ha avviato la petizione per bloccare l’azione si legge: “I mufloni presenti oggi sono la popolazione residua di un progetto di conservazione realizzato negli anni ’50 del secolo scorso che ha contribuito con successo a salvare la specie dall’estinzione“. La petizione chiede di bloccare il progetto “fino a quando gli studi appropriati potranno essere eseguiti e valutati scientificamente“.
Vincenzo D’Anna, presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi, ha lanciato un appello (“il governo ed il ministero della Transizione ecologica intervengano per impedire l’assurda strage dei mufloni dell’isola del Giglio“) puntando il dito contro il progetto “che prevede l’eradicazione di questa ed altre specie, considerate non autoctone e dunque inutili o dannose per la biodiversità in quanto danneggiano le produzioni agricole in modo irreparabile“. “Un’accusa – ha proseguito D’Anna – in gran parte smentita dagli stessi agricoltori dell’isola in provincia di Grosseto, i quali lamenterebbero danni esigui (e ristori ancora più bassi) a causa dei mufloni“. Eppure “un team di cacciatori sbarcherà al Giglio per abbattere a fucilate i pochi esemplari di ‘grandi pecore dalle corna’ rimasti sull’isola (una trentina di capi)“. “Come biologi – rincara la dose D’Anna – stentiamo a comprendere la ratio di una soluzione così dura e cruenta, contro la quale si sono giù mobilitati la Lav ed il mondo dell’associazionismo. La ricchezza della biodiversità, infatti, va sempre tutelata e curata, a prescindere dalla provenienza della specie“. Molto meglio, ha concluso D’Anna, “sarebbe stato procedere, ad esempio, con campagne di sterilizzazione mirate o con l’istituzione di riserve protette in cui lasciare vivere liberamente ed in pace questi animali“. “L’ONB è pronto a mettere in campo una ‘task-force’ di esperti per contribuire a trovare una soluzione alternativa a quella che si preannuncia, a tutti gli effetti, come una vera e propria choccante mattanza,” ha concluso D’Anna.
Il sindaco Sergio Ortelli però non ha dubbi: “Il progetto va avanti. La decisione è stata presa dal Parco dell’Arcipelago Toscano, in base ad un progetto della Comunità europea, che mira a una serie di azioni per eradicare questa ed altre specie non considerate autoctone, e per questo inutili o dannose per la biodiversità“. “E’ iniziata l’operazione ma non so se sono iniziati gli abbattimenti veri e propri, le operazioni dei selettori decisi dal Parco dureranno fino a marzo. Quello che mi preme sottolineare è che prima di fare degli esposti in procura bisognerebbe conoscere meglio quello che sta accadendo. Ripeto: si tratta di un progetto Life che cura la biodiversità. Quindi non c’è nessuna mattanza, ma solo un’operazione necessaria e non più rimandabile“.
In merito all’eradicazione dei mufloni è intervenuto il professor Luigi Boitani, professore ordinario di Zoologia del dipartimento di Biologia e Biotecnologie presso la Sapienza Università di Roma: “E’ bene ricordare che le specie aliene sono la seconda causa di estinzione delle specie a scala globale e sono una delle principali preoccupazioni di chi si occupa di conservazione della natura. Una eradicazione è una impresa relativamente semplice da realizzare ma ha successo soprattutto sulle isole dove è più facile prevenire la ricolonizzazione da parte dell’invasore alieno,” ha spiegato l’esperto in una nota diffusa dal Parco Nazionale Arcipelago Toscano. “Così nel Mediterraneo si sono moltiplicate le meritorie eradicazioni dei ratti da isole come, ad esempio, Montecristo, rifiorita a una complessa ricchezza di specie dopo la eliminazione dei ratti“.
Il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, ha proseguito ancora Boitani, “ha la possibilità di combattere fattivamente le specie aliene proprio perché è composto di piccole isole ma ha anche il dovere, proprio perché è un parco nazionale, di curare e migliorare la sua biodiversità. Ha trovato i fondi con un programma LIFE: per inciso, è falso che la rimozione del muflone costi 1,6 milioni, questa è la cifra totale di un progetto molto più vasto che include moltissime altre azioni di riqualificazione naturalistica. La rimozione di qualche decina di mufloni (una ventina sono già stati catturati e portati via negli anni passati) è un intervento quindi che ha tutti i crismi della buona conservazione e dovrebbe essere salutata con i rallegramenti“.
“Il muflone è una delle 59 specie cacciabili, non è in via di estinzione e non è protetta, e soprattutto è una specie aliena e invasiva che crea danni alla biodiversità e che nel mondo è responsabile dell’estinzione di almeno tre tipi di piante,” ha dichiarato Giampiero Sammuri, presidente del Parco dell’Arcipelago Toscano, in merito alla polemica sull’abbattimento dei mufloni all’Isola del Giglio. “Si tratta di attività di controllo che vengono svolte da tutti i parchi. Solo l’anno scorso, considerando anche uno stop di tre mesi per l’emergenza Covid, nei parchi nazionali sono stati abbattuti 5000 ungulati, tra cinghiali, cervi e mufloni. In Toscana il Parco di Migliarino San Rossore ha abbattuto 1300 daini. In 25 anni di esistenza il parco dell’Arcipelago Toscano ha abbattuto 2100 mufloni tra Elba, Giglio e Capraia. Al Giglio in particolare 97 in 10 anni“. Sammuri ha ricordato che solo “la Regione Toscana ha redatto un piano di abbattimento per il muflone che in quest’annata ne prevede 434, in attività venatoria. Al Giglio stimavamo da 40 a 80 mufloni presenti, che vanno eradicati“. Per la prima volta il Parco quest’anno, con fondi del progetto Life, ha iniziato a catturare i mufloni, attività che proseguirà nei prossimi mesi affiancando gli abbattimenti. “Dalla primavera a oggi ne abbiamo catturati 20 – ha sottolineato ancora Sammuri –: 10 sono stati trasferiti in un centro di recupero animali a Semproniano (Grosseto), e 10 in un’azienda agricola a Miemo, in provincia di Pisa. Attualmente dunque sull’isola stimiamo tra 20 e 60 mufloni. Le attivita’ di cattura continuano, anche se molto dispendiose, gli altri mufloni saranno cacciati“. “Dispiace che a fronte di questo grande sforzo, fatto anche per venire incontro alla sensibilità degli animalisti, ci siano tutte queste critiche nei nostri confronti, anche di stampo negazionista dicendo che il muflone è stato portato al Giglio perché in via di estinzione, quando invece è specie aliena e invasiva“.


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