Cop26, i negoziati proseguono a oltranza: non ancora raggiunto l’accordo sul testo finale

Si tratta ad oltranza alla Cop26: i negoziati andranno avanti nella notte, ma non si esclude che continuino anche tutto domani o persino domenica

Dopo dodici giorni di riunioni a Glasgow, si tratta ad oltranza alla Cop26, così come accaduto nelle conferenze sul clima precedenti. La conferenza avrebbe dovuto chiudersi alle 18 locali di oggi ma le trattative continuano e non è ancora stato raggiunto l’accordo sul testo finale tra i negoziatori di 200 Paesi. I negoziati andranno avanti nella notte, ma non si esclude che continuino anche tutto domani e persino domenica.

L’esito e’ ancora incerto e il presidente della Cop26, Alok Sharma, ha provato a motivare i negoziatori, annunciando per “questa sera tardi una nuova plenaria“, invitando tutti a “riunirci per lavorare e a continuare i negoziati“. Secondo le ultime sue dichiarazioni, e’ intenzionato a pubblicare versioni definitive dei testi rilevanti in serata per consentire ai negoziatori di esaminarle sperando ancora nell’adozione “stanotte“. È necessario trovare “rapidamente soluzioni sulle questioni in sospeso“, ha sottolineato Sharma, ma gli orari della sua tabella di marcia non sono stati resi noti.

In sintesi, secondo il professore di politica economica Michael Jacobs, i nodi principali riguardano i finanziamenti – il raggiungimento della quota di 100 miliardi di dollari l’anno da devolvere ai Paesi poveri per aiutarli ad adattarsi al riscaldamento globale e a compensare i danni subiti – con Unione Europea, USA e Giappone che non vogliono impegnare piu’ soldi, specialmente su perdite e danni. Ancora, Arabia Saudita e Russia non vogliono riferimenti ai combustibili fossili.

Allo stato attuale, in base all’ultima versione di bozza, gli impegni assunti sono insufficienti per mantenere il mondo a 1,5°C di riscaldamento globale. Per giunta non si sa ancora se Stati Uniti, Cina e altre grandi nazioni si opporranno al rafforzamento degli impegni nel 2022.

Il Centro per la ricerca sull’aria pulita e l’energia (Crea) ha analizzato l’impatto degli annunci fatti alla Cop26 sulla catena globale del carbone. Secondo lo studio, gli annunci e le promesse relative al carbone comporteranno la chiusura di almeno 370 centrali a carbone (per un totale di più di 290 Gigawatt) e la cancellazione di 130 progetti di nuovi impianti. Inoltre, Crea stima che 90 nuovi progetti, per un totale di altri 88 GW, saranno “probabilmente” cancellati. Nel frattempo, 130 nuovi progetti che genererebbero 165 GW in Cina e Indonesia sono in dubbio perché non soddisfano i nuovi obiettivi di emissioni. Secondo l’analisi di Crea, la decisione di eliminare gradualmente il carbone in Germania entro il 2030, unita al Clean Power Plan 2035 degli Stati Uniti, che prevede anch’esso un’eliminazione del carbone entro il 2030, porterebbe il numero di impianti a carbone con una data di chiusura allineata all’accordo di Parigi a 510 impianti (460 GW).