Covid e salute di genere: il peso della pandemia grava di più sulle donne

"La pandemia ha colpito in modo diverso la popolazione, gravando maggiormente sulla donna"

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Che la pandemia abbia avuto conseguenze sulla vita di tutti noi è un dato di fatto, ma tutti siamo stati colpiti allo stesso modo. Uomini e donne italiani ad esempio hanno subito gli effetti dell’infezione in maniera diversa: se negli uomini si è registrato un tasso di mortalità pari quasi al doppio (17,7 percento vs 10,5 percento), le donne sono state quelle maggiormente suscettibili alla malattia (51 percento), anche se è negli uomini che si presentano le forme più gravi rappresentate dalla polmonite con insufficienza respiratoria (56,3 percento vs 46,3 percento relativo all’universo femminile).

Le donne hanno il doppio delle probabilità di sviluppo il Long Covid. Le differenze tra i sessi sono legati a diversi fattori: genetici, ma anche socio comportamentali, come, ad esempio, la prevalenza di fumatori ed il consumo di alcol maggiori negli uomini. Inoltre, le donne sono più esposte ai rischi di contagio, costituendo la maggioranza degli operatori sanitari e dei caregiver familiari.  Questi sono alcuni degli aspetti evidenziati nel Libro bianco “COVID 19 e salute di genere: da pandemia a sindemia“, realizzato da Fondazione Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere, grazie al supporto di Farmindustria. “Questa tredicesima edizione del Libro Bianco realizzata grazie al sostegno di Farmindustria e al contributo di molteplici autori, analizza quanto accaduto nel corso dell’emergenza sanitaria soffermandosi, oltre che sulle conseguenze sanitarie, economiche e sociali della pandemia, anche sulle sfide che ne sono nate e che hanno portato a una vera e propria sindemia“, commenta Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda.

La pandemia, infatti, ha colpito in modo diverso la popolazione, gravando maggiormente sulla donna; sono state diverse le problematiche e le fragilità emerse nella nostra società tanto che si è arrivati ​​a parlare di sindemia – l’insieme di problemi di salute, ambientali, sociali ed economici prodotti dall’interazione sinergica di due o più malattie trasmissibili e non trasmissibili – in cui ancora una volta il genere allo stesso tempo, a far sì che le donne riscontrassero difficoltà oggettive nel chiedere aiuto”.

Per quanto riguarda l’ambito lavorativo, in cui il genere femminile è fortemente penalizzato, le statistiche mostrano che nonostante vigesse il blocco dei licenziamenti, nel 2020 le donne hanno raggiunto l’apice della perdita di lavoro con 99.000 posti persi su 101.000 totali solo nel dicembre 2020. A pesare sulla scarsa occupazione delle donne è stata anche l’insufficiente presenza di infrastrutture socio-assistenziali: il lockdown e le relative condizioni hanno impattato in maniera più sulla popolazione femminile perché nella maggioranza dei casi le donne si sono trovate a dover conciliare il lavoro di cura e domestico e l’attività lavorativa . Lo smartworking, ad esempio, ha visto per le donne un allungamento dei tempi di lavoro del 57 percento contro il 50,5 percento degli uomini.

Il Covid-19 ha cambiato rapidamente e radicalmente il nostro modo di vivere. E ci ha fatto comprendere il ruolo centrale della salute”, afferma Massimo Scaccabarozzi, Presidente di Farmindustria. “Tra le persone più colpite dalla pandemia, come ricorda il Libro Bianco della Fondazione Onda che da anni offre autorevoli quadri di insieme sulla salute di genere – ci sono proprio le donne. Donne che sono state anche instancabili protagoniste nel nostro settore, nella ricerca e nell’innovazione e hanno dato un contributo fondamentale per arrivare alla scoperta dei vaccini e delle terapie anti-Covid. E che sono il motore propulsivo della R&S nelle nostre imprese: rappresentano infatti il ​​52 percento degli addetti. Sono poi il 43 percento del totale degli occupati, spesso con ruoli apicali: il 42 percento sono dirigenti e quadri. Si può dire insomma che l’industria farmaceutica è a forti tinte rosa, anche grazie a un innovativo modello di Relazione industriali che presta molta attenzione alla conciliazione vita-lavoro, al welfare, alla genitorialità e alla formazione”. 

Le aziende del farmaco rappresentano dunque un esempio di resilienza in cui la parità di genere è ormai una realtà. “Anche nel nostro sistema sanitario le donne sono ben rappresentate costituendo quasi il 70 percento del personale“, dichiara Pierpaolo Sileri Sottosegretario di Stato, Ministero della Salute. “Purtroppo ci sono ancora troppe poche figure donna apicali, per questo ho proposto al Ministero un tavolo per migliorare il percorso delle carriere in ambito sanitario delle donne che preveda un modello organizzativo che vada incontro alle loro esigenze. La pandemia, nella sua drammaticità, ha permesso uno sguardo a un nuovo modello di sanità, che consente una maggiore attenzione ai problemi troppo sottovalutati, quali l’accesso alle carriere alle donne in maniera equa. Dalla resilienza manifestata dalle donne in questa emergenza sanitaria, e non solo, dobbiamo trarre gli spunti per migliorarci e fare di più andando ad aumentare e potenziare ricerca, formazione e professionalità, accesso e parità. Questi credo che siano gli insegnamenti su cui riflettere e lavorare non solo l’anno prossimo ma anche negli anni a venire”.

Il libro bianco rilasciato dalla Fondazione Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere, da uno uno sforzo del carico che le strutture servizio sanitario nazionale, e più in generale la nostra società, spa affacciata a causa degli effetti a e lungo termine causa dalla pandemia COVID-19“, concludono dal Ministero della Salute. “Per far fronte a ciò, parallelamente agli interventi di sanità pubblica orientati alla popolazione, sarà necessario implementerà sempre più anche approcci di medicina di precisione che potranno tenere in considerazione le peculiarità di ogni singolo individuo, a partire dal genere. Questi elementi potranno trovare ulteriore linfa dalle attività del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nonché dalle molteplici iniziative di riforma a vario livello che riguardano il nostro SSN su cui il Ministero della Salute e il Governo si sono impegnati (es. digitalizzazione, riorganizzazione dell’assistenza primaria, rafforzamento dei servizi di prevenzione e promozione della salute, etc.)”.