La scoperta della nuova variante del coronavirus SARS-CoV-2 in Sudafrica ha portato molta preoccupazione tra gli esperti. Ieri, 26 novembre, l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha tenuto una riunione di emergenza dedicata proprio alla nuova variante. Dallo scorso giugno, le varianti di maggiore preoccupazione di SARS-CoV-2 vengono identificate con le lettere dell’alfabeto greco, a cui vengono aggiunte stringhe di lettere e numeri per classificarle in base al lignaggio. Per questi motivi, ci si aspettava che la nuova variante ricevesse il nome di “Nu”, lettera che segue “Mu” nell’alfabeto greco. Invece si è deciso per “Omicron”, saltando, di fatto, le lettere “Nu” e “Xi”.
Margaret Harris, portavoce dell’Oms, ha spiegato al Corriere le motivazioni di tale scelta. “Nu” “suona, in inglese, troppo simile a “new”, cioè nuova”, ha spiegato Harris e questo avrebbe potuto creare problemi nel mondo anglofono. Per esempio, parlando della “nuova variante Nu” (“the new Nu variant”), i suoni sarebbero stati molto simili e qualcuno avrebbe potuto pensare che “si trattava solo di una nuova variante, non del nome di quella variante”.
“Xi”, inoltre, “è un cognome estremamente comune. E le nostre linee guida impongono di non utilizzare nomi che possano danneggiare gruppi culturali, sociali, nazionali, regionali, professionali o etnici”, ha spiegato ancora Harris. Per esempio, Xi è un cognome estremamente diffuso in Cina, Paese nell’occhio del ciclone per le discussioni sull’origine e la diffusione del virus. Il suo stesso presidente si chiama Xi Jinping e quindi, nominare la nuova variante come “Variante Xi” avrebbe contribuito ad associarla alla Cina, con un possibile contraccolpo mediatico per il Paese.
Per questi motivi, l’Oms ha scelto di chiamare la nuova variante “Omicron”.
