Difesa planetaria: dopo DART della NASA arriva Hera dell’ESA

A ottobre 2024 Hera partirà verso il sistema Didymos, iniziando la sua dettagliata "indagine sulla scena del crimine" alla fine del 2026

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Mercoledì 24 novembre il mondo assisterà all’importantissimo lancio del veicolo spaziale DART della NASA, destinato a modificare per sempre un piccolo angolo del Sistema Solare.
DART infatti si scontrerà con la piccola luna di un asteroide, per spostarne l’orbita attorno al proprio asteroide principale, al fine di testare una tecnica per allontanare oggetti minacciosi dalla Terra.

L’ESA fornirà a DART, in partenza per lo spazio profondo, un supporto cruciale con le proprie stazioni di terra, contribuendo a mantenere i contatti con questa ambiziosa missione nelle fasi immediatamente successive al lancio.

Credit: ESA

Un gruppo di europei, in particolare, sta seguendo con grande attenzione la campagna di lancio di DART: si tratta del team che sta sviluppando la missione Hera dell’ESA, progettata per effettuare un’indagine ravvicinata delle conseguenze della collisione di DART.

Ci sono voluti anni di duro lavoro per arrivare al lancio di questa prima missione di Difesa Planetaria: auguriamo alle nostre controparti statunitensi un grande e meritato successo“, commenta Ian Carnelli, responsabile della missione Hera dell’ESA. “DART e Hera sono state originariamente concepite come una singola missione composta da un doppio veicolo spaziale, uno finalizzato a eseguire la deflessione e l’altro ad effettuare misurazioni accurate del risultato“.
Nel corso degli anni, l’implementazione delle due missioni è stata separata, ma è stata mantenuta una collaborazione internazionale attraverso il consorzio scientifico AIDA (Asteroid Impact and Deflection Assessment). Inoltre, mentre ognuna delle due missioni è progettata per funzionare separatamente, il ritorno scientifico complessivo sarà moltiplicato esponenzialmente dalla possibilità di combinare i risultati di entrambe“.

Il Double Asteroid Redirect Test della NASA, o DART in breve, si scontrerà con il corpo più piccolo del sistema di asteroidi binari Didymos nel settembre 2022, colpendolo a una velocità di circa 6,6 km al secondo. Mentre il sistema complessivo Didymos manterrà il suo moto intorno al Sole pressoché imperturbato, si prevede che la collisione sposterà l’orbita di Dimorphos (la piccola “luna” di 160 metri di diametro) attorno al corpo principale Didymos (di 780 metri di diametro) in un modo quasi impercettibile (solo una frazione dell’1%) ma sufficiente a essere misurato con telescopi e radar da Terra.
Tuttavia, l’osservazione da Terra lascerà ancora molte incognite: la massa precisa di Dimorphos, la sua composizione, la sua struttura interna, nonché le dimensioni e la forma del cratere lasciato da DART. A ottobre 2024 quindi, Hera partirà verso il sistema Didymos, iniziando la sua dettagliata “indagine sulla scena del crimine” alla fine del 2026.

Hera scansiona il cratere lasciato da Didymos
Hera scansiona il cratere lasciato da Didymos. Credit ESA

Acquisendo dati ravvicinati, Hera contribuirà a trasformare l’esperimento di impatto su larga scala di DART in una tecnica di deflessione consolidata e ripetibile, pronta per essere utilizzata nel caso in cui dovesse essere rilevato un asteroide in direzione della Terra.
Hera dispiegherà anche due CubeSats (piccoli satelliti delle dimensioni di una scatola di cereali) per eseguire osservazioni ravvicinate di supporto: Milani effettuerà osservazioni multispettrali di superficie, mentre Juventas effettuerà per la prima volta rilevamenti radar dell’interno di un asteroide.

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Didymos. Credit ESA

Il satellite Hera è in costruzione presso la OHB di Brema, in Germania, mentre altri elementi della missione prendono forma in tutta Europa. Ad esempio, il sistema di guida, navigazione e controllo di Hera, essenziale per guidare il satellite nel suo viaggio verso Didymos, è in fase di realizzazione presso GMV in Spagna, mentre il prototipo del radar di Juventas è attualmente in fase di collaudo presso il centro tecnico ESTEC dell’ESA nei Paesi Bassi.

Il fine ultimo di tutta questa attività diventerà presto molto più tangibile“, osserva Patrick Michel, Direttore della Ricerca del CNRS presso l’Osservatorio francese della Costa Azzurra, nonché Principal Investigator di Hera. “Direttamente o attraverso il suo ‘selfie-sat’ LICIA, di fabbricazione italiana, il prossimo anno DART dovrebbe darci qualche immagine di Didymos in anteprima“.
Una vasta comunità internazionale sta attendendo con ansia quella prima osservazione, e poi le indagini più approfondite che eseguirà Hera. Complessivamente, nelle due missioni sono coinvolti centinaia di ricercatori da decine di istituzioni situate in tutta Europa, Stati Uniti e altri Paesi come Giappone e Uruguay; il loro lavoro viene coordinato attraverso il consorzio AIDA, con un ruolo centrale degli scienziati di DART e di Hera“.
La cooperazione internazionale è un elemento fondamentale negli sforzi di difesa planetaria“.

Il supporto dell’ESA alla partenza di DART

La stazione di terra ESA a New Norcia, nell’Australia Occidentale, supporterà il Deep Space Network della NASA durante il lancio di DART.
L’agile antenna di 4,5 m della stazione, progettata appositamente per entrare in contatto rapidamente con i satelliti appena lanciati, acquisirà il primo segnale trasmesso da DART dopo la separazione dal razzo Falcon 9, e contribuirà a mantenere il contatto mentre il veicolo spaziale si dirige nello spazio interplanetario.
Successivamente, ulteriori stazioni dell’ESA supporteranno altre fasi della missione.