G20, COP26, “Laudato sì” e ruolo del multilateralismo per soluzioni condivise ed efficaci ai cambiamenti climatici

Il multilateralismo che ha caratterizzato le decisioni dei leader del G20 e COP26 per individuare soluzioni condivise sui problemi dell’ambiente è frutto anche della Lettera Enciclica di Papa Francesco

MeteoWeb

Le decisioni del G20 di Roma e il riconoscimento internazionale del successo del Premier Draghi costituiscono una vera svolta rispetto alla irresponsabile disattenzione di classi dirigenti e media nazionali su G20 e COP26 documentata nel mese di gennaio su MeteoWeb.

La svolta e le decisioni assunte dai protagonisti del G20, molto apprezzate fuori dal Bel Paese, continuano ad essere sottovalutate o contrastate dai politicanti responsabili dei disastri ambientali sostenuti da pseudoambientalisti che alimentano sterili e dannose contrapposizioni invece di favorire decisioni condivise e utili per ridurre gli effetti dannosi dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici per il bene comune. Questi finti ambientalisti del bla bla bla, tifosi vocati allo scontro e utilizzati dagli inquinatori per far credere di voler cambiare tutto per non cambiare niente trovano ampio spazio nei salotti e talk show delle tv nazionali.

Va considerato che i leader del G20 si sono incontrati a Roma il 30 e 31 ottobre per affrontare le sfide globali più urgenti di oggi e per convergere su sforzi comuni per riprenderci meglio dalla crisi COVID-19 e consentire una crescita sostenibile e inclusiva nei vari Paesi dell’Occidente e in tutto il mondo. E che nel punto due dei sessantuno contenuti nel documento finale del “G20-ROME-LEADERS-DECLARATION” è, tra l’altro, sottolineato “il ruolo cruciale del multilateralismo nella ricerca di soluzioni condivise ed efficaci, concordato di rafforzare ulteriormente la nostra risposta comune alla pandemia e aprire la strada a una ripresa globale, con particolare riguardo ai bisogni dei più vulnerabili.”  Lo stesso documento sottolinea che si sono adottate “misure decisive per supportare i Paesi più bisognosi per superare la pandemia, migliorare la loro resilienza e affrontare sfide critiche come garantire la sicurezza alimentare e la sostenibilità ambientale.”  Ed inoltre di aver “concordato una visione condivisa per combattere il cambiamento climatico, compiuto passi importanti verso il raggiungimento dell’uguaglianza di genere” e di aver compiuto ulteriori progressi “per garantire che i vantaggi della digitalizzazione siano condivisi in modo ampio, sicuro e contribuiscano a ridurre le disuguaglianze”.

Riguardo il problema della Pandemia, nel punto 4 dedicato alla Salute, i leader del G20 riconoscendo che i vaccini sono tra gli strumenti più importanti contro la pandemia e riaffermando che l’immunizzazione estesa contro il COVID-19 è un bene pubblico globale, accresceranno i loro sforzi per garantire un accesso tempestivo, equo e universale a vaccini sicuri, convenienti, di qualità ed efficacia, terapeutica e diagnostica, con particolare riguardo ai bisogni dei Paesi a basso e medio reddito. “Per contribuire ad avanzare verso gli obiettivi globali di vaccinare almeno il 40% della popolazione in tutti i paesi entro la fine del 2021 e il 70% entro la metà del 2022, come raccomandato dalla strategia di vaccinazione globale dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), faremo adottare misure per contribuire ad aumentare la fornitura di vaccini e prodotti e input medici essenziali nei paesi in via di sviluppo e rimuovere i relativi vincoli di approvvigionamento e finanziamento. Chiediamo ai nostri ministri della salute di monitorare i progressi verso questo fine e di esplorare modi per accelerare la vaccinazione globale, se necessario.

Ulteriori sviluppi del multilateralismo e delle attività del G20 hanno caratterizzato la conferenza sui cambiamenti climatici di Glasgow, dove i leader mondiali hanno dato il via all’azione accelerata per il clima alla COP26.  Significativa la prima Dichiarazione sulle foreste e l’uso del suolo  per sottolineare i ruoli critici e interdipendenti delle foreste di tutti i tipi, della biodiversità e dell’uso sostenibile del suolo” per “consentire al mondo di raggiungere i suoi obiettivi di sviluppo sostenibile; contribuire a raggiungere un equilibrio tra le emissioni di gas serra di origine antropica; adattarsi ai cambiamenti climatici; mantenere altri servizi ecosistemici; riaffermare i rispettivi impegni, collettivi e individuali, nei confronti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e dell’Accordo di Parigi, della Convenzione sulla diversità biologica, della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione, degli Obiettivi di sviluppo sostenibile; e altre iniziative pertinenti.”

I leader presenti a COP 26 si sono impegnati a lavorare collettivamente per arrestare e invertire la perdita di foreste e il degrado del suolo entro il 2030, fornendo allo stesso tempo uno sviluppo sostenibile e promuovendo una trasformazione rurale inclusiva.  E, in particolare. a rafforzare gli sforzi condivisi per:

  1. Conservare le foreste e altri ecosistemi terrestri e accelerarne il ripristino;
  2. Facilitare le politiche commerciali e di sviluppo, a livello internazionale e nazionale, che promuovano lo sviluppo sostenibile e la produzione e il consumo di materie prime sostenibili, che lavorino a reciproco vantaggio dei paesi e che non guidino la deforestazione e il degrado del suolo;
  3. Ridurre la vulnerabilità, costruire la resilienza e migliorare i mezzi di sussistenza rurali, anche attraverso l’empowerment delle comunità, lo sviluppo di un’agricoltura redditizia e sostenibile e il riconoscimento dei molteplici valori delle foreste, riconoscendo al contempo i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali, in conformità con le pertinenti legislazione nazionale e strumenti internazionali, a seconda dei casi;
  4. Attuare e, se necessario, ridisegnare politiche e programmi agricoli per incentivare l’agricoltura sostenibile, promuovere la sicurezza alimentare e favorire l’ambiente;
  5. Riaffermare gli impegni finanziari internazionali e aumentare significativamente i finanziamenti e gli investimenti da un’ampia varietà di fonti pubbliche e private, migliorandone al contempo l’efficacia e l’accessibilità, per consentire l’agricoltura sostenibile, la gestione sostenibile delle foreste, la conservazione e il ripristino delle foreste e il sostegno alle popolazioni indigene e alle comunità locali;
  6. Facilitare l’allineamento dei flussi finanziari con gli obiettivi internazionali per invertire la perdita e il degrado delle foreste, garantendo nel contempo politiche e sistemi solidi per accelerare la transizione verso un’economia che sia resiliente e promuova gli obiettivi forestali, l’uso sostenibile del suolo, la biodiversità e il clima.

Oltre agli impegni sopra elencati, nella “Dichiarazione dei leader di Glasgow sulle Foreste e Uso del Suolo” si legge: “Esortiamo tutti i leader a unire le forze per una transizione sostenibile nell’uso del suolo. Ciò è essenziale per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi, compresa la riduzione della vulnerabilità agli impatti dei cambiamenti climatici e il mantenimento dell’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2°C e il proseguimento degli sforzi per limitarlo a 1,5°C, osservando che la scienza mostra che è necessaria un’ulteriore accelerazione degli sforzi se vogliamo mantenere collettivamente 1,5°C a portata di mano. Insieme possiamo riuscire a combattere il cambiamento climatico, fornire una crescita resiliente e inclusiva e arrestare e invertire la perdita di foreste e il degrado del suolo.”

Il multilateralismo che ha caratterizzato le decisioni dei leader del G20 e COP26 per individuare soluzioni condivise sui problemi dell’ambiente è frutto anche della Lettera Enciclica LAUDATO SI’ di Papa Francesco Sulla Cura Della Casa Comune”.  In proposito è significativo, tra l’altro, il capitolo dedicato a “Inquinamento e Cambiamenti Climatici” della stessa Enciclica dove si sottolinea che: “Esistono forme di inquinamento che colpiscono quotidianamente le persone. L’esposizione agli inquinanti atmosferici produce un ampio spettro di effetti sulla salute, in particolare dei più poveri, e provoca milioni di morti premature. Ci si ammala, per esempio, a causa di inalazioni di elevate quantità di fumo prodotto dai combustibili utilizzati per cucinare o per riscaldarsi. A questo si aggiunge l’inquinamento che colpisce tutti, causato dal trasporto, dai fumi dell’industria, dalle discariche di sostanze che contribuiscono all’acidificazione del suolo e dell’acqua, da fertilizzanti, insetticidi, fungicidi, diserbanti e pesticidi tossici in generale. La tecnologia che, legata alla finanza, pretende di essere l’unica soluzione dei problemi, di fatto non è in grado di vedere il mistero delle molteplici relazioni che esistono tra le cose, e per questo a volte risolve un problema creandone altri. C’è da considerare anche l’inquinamento prodotto dai rifiuti, compresi quelli pericolosi presenti in diversi ambienti. Si producono centinaia di milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, molti dei quali non biodegradabili: rifiuti domestici e commerciali, detriti di demolizioni, rifiuti sanitari, elettronici o industriali, rifiuti altamente tossici e radioattivi. La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia. In molti luoghi del pianeta, gli anziani ricordano con nostalgia i paesaggi d’altri tempi, che ora appaiono sommersi da spazzatura. Tanto i rifiuti industriali quanto i prodotti chimici utilizzati nelle città e nei campi, possono produrre un effetto di bio-accumulazione negli organismi degli abitanti delle zone limitrofe, che si verifica anche quando il livello di presenza di un elemento tossico in un luogo è basso. Molte volte si prendono misure solo quando si sono prodotti effetti irreversibili per la salute delle persone. Questi problemi sono intimamente legati alla cultura dello scarto, che colpisce tanto gli esseri umani esclusi quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura. Rendiamoci conto, per esempio, che la maggior parte della carta che si produce viene gettata e non riciclata. Stentiamo a riconoscere che il funzionamento degli ecosistemi naturali è esemplare: le piante sintetizzano sostanze nutritive che alimentano gli erbivori; questi a loro volta alimentano i carnivori, che forniscono importanti quantità di rifiuti organici, i quali danno luogo a una nuova generazione di vegetali. Al contrario, il sistema industriale, alla fine del ciclo di produzione e di consumo, non ha sviluppato la capacità di assorbire e riutilizzare rifiuti e scorie. Non si è ancora riusciti ad adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l’uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l’efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare. Affrontare tale questione sarebbe un modo di contrastare la cultura dello scarto che finisce per danneggiare il pianeta intero, ma osserviamo che i progressi in questa direzione sono ancora molto scarsi.”   E sugli aspetti relativi ai cambiamenti climatici nella stessa Enciclica si ribadisce che “il clima è un bene comune, di tutti e per tutti. Esso, a livello globale, è un sistema complesso in relazione con molte condizioni essenziali per la vita umana. I cambiamenti climatici sono un problema globale con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche, e costituiscono una delle principali sfide attuali per l’umanità̀. Gli impatti più pesanti probabilmente ricadranno nei prossimi decenni sui Paesi in via di sviluppo. Molti di coloro che detengono più risorse e potere economico o politico sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare i problemi o nasconderne i sintomi, cercando solo di ridurre alcuni impatti negativi di cambiamenti climatici. Ma molti sintomi indicano che questi effetti potranno essere sempre peggiori se continuiamo con gli attuali modelli di produzione e di consumo.

Evidentemente, tenere sempre accesi i riflettori sui pseudoambientalisti utili a “mascherare i problemi o nascondere i sintomi” non giova al bene comune ma agli interessi di retrivi potentati economici e politici che chiedono di cambiare tutto per non cambiare niente.

Geologo Mario Pileggi del Consiglio Nazionale Amici della Terra