Mario Monti: “su pandemia e in futuri disastri l’informazione dovrà essere meno democratica e controllata dal governo”

Mario Monti invoca, contro il Covid, una censura all'informazione talmente anacronistica da risultare quasi esilarante, se non fosse così letale e pericolosa

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Il senatore a vita Mario Monti, economista e accademico italiano, ex Presidente del Consiglio dei ministri, ha rilasciato delle dichiarazioni nel corso del programma “In onda” di La7, con le quali sono stati letteralmente gettati alle ortiche anni decenni di democrazia italiana e quasi un secolo di lotta contro la censura e la dittatura.

Monti, a proposito del Covid, ha spiegato come “da due anni con lo scoppio della pandemia di colpo abbiamo visto che il modo in cui è organizzato il nostro mondo è desueto, non serve più“. In particolare, secondo il senatore a vita, “due settori sono stati toccati” e hanno dimostrato di essere ‘vetusti’, ovvero “la comunicazione e la governance del mondo“. Ed è proprio sulla comunicazione, e più in generale sull’informazione, che Monti si è concentrato, sottolineando come proprio i giornalisti abbiano “iniziato ad usare il termine guerra perché effettivamente è una guerra – spiega l’economista –, ma non abbiamo usato una politica di comunicazione adatta alla guerra. Andando avanti questa pandemia, e anche in un’ottica di futuri disastri globali, sarà necessario trovare un sistema che concili la libertà di espressione, ma che dosi dall’alto l’informazione”.

A questo punto, in studio, è calato un raggelante silenzio. Cosa intendeva dire Monti? “Quando la guerra è contro un virus – prosegue il senatore – bisogna trovare modalità comunicative meno democratiche secondo per secondo“. Meno democratiche, dunque, il che può significare solo una cosa: censura. I giornalisti in studio chiedono maggiori spiegazioni in merito, lasciando a Mario Monti il beneficio del dubbio: magari voleva dire altro ma abbiamo capito male, tutti.

A quel punto l’ex premier spiega, affondando il dito nella piaga già sanguinante: “Abbiamo accettato limitazioni molto forti alla nostra libertà di movimento, quindi in una situazione di guerra si accettano limitazioni alle libertà”. Noi ci siamo abituati a considerare la possibilità incondizionata “di dire qualsiasi cosa sui media“, ma la verità secondo Monti è che “questo dosaggio della comunicazione dovrebbe essere controllato dal governo, ispirato e nutrito dalle autorità sanitarie”.

Dichiarazioni forti e gravi, quelle fatte da un senatore a vita che, come lui stesso sa benissimo, vive in un Paese che ha lottato contro una dittatura per decenni e che ha contato migliaia di morti, vittime di un clima di odio che aveva attecchito tra la popolazione anche a causa dell’informazione fuorviante, guidata e gestita dal governo attraverso il terribile e letale strumento della censura. Perché se paragonare l’Olocausto alla gestione pandemica equivale quasi a bestemmiare, le parole di un esponente così autorevole del nostro Stato vanno a gettare benzina sul fuoco, facendo sì che si inasprisca ancora di più un dibattito che in verità ha bisogno solo di toni più bassi, di poco allarmismo e di maggiore razionalità. Perché la paura rischia di fare più vittime del Covid.