Ritrovato in Calabria l’Olivo della Madonna (Olea europaea var. leucocarpa), albero secolare e in via di estinzione. L’albero è noto come ‘Olivo della Madonna’ perché dai suoi frutti si realizzava l’olio usato per alimentare le lampade all’interno dei luoghi di culto, nel tempo soppiantate dall’energia elettrica tanto che la specie oggi rischia di scomparire. Sulle sue tracce si è messa un’archeologa, Annamaria Rotella, che è anche vice presidente di Archeoclub d’Italia, sede di Vibo Valentia, che dopo anni di ricerca lo ha trovato in Calabria. “Una grande emozione“, dice Rotella illustrando il progetto che riguarda questa specie in occasione della conferenza alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico a Paestum. “Grazie all’aiuto della Pastorale del Creato a livello calabrese, e dunque del responsabile Frate Stefano, andremo a ripiantare l’Olivo della Madonna presso tutte le chiese della Calabria con l’aiuto dei detenuti in delle carceri calabresi che cureranno la fase di innesto“, racconta, sottolineando che l’operazione servirà a fare modo che quest’albero sopravviva nel tempo. E magari, in un futuro, potrebbe nascere Anche il Cammino dell’Olivo della Madonna per valorizzare il patrimonio archeologico, Architettonico, antropologico e paesaggistico dei Borghi dove l’albero e presente.
L’Olivo della Madonna è una cultivar molto speciale che si fa riconoscere in tutta la sua straordinaria bellezza solo a partire dal momento della crescita del frutto. Attestato in 80 dei 404 comuni calabresi, è una specie in via d’estinzione. “L’olio d’oliva assieme al grasso animale e, solo eccezionalmente, alla cera d’api, sono stati per lungo tempo i combustibili privilegiati per illuminare degli ambienti – spiega l’archeologa – la Leucocarpa possiede il pregio particolare di bruciare generando pochissimo fumo ben si comprende perché questo olio trasparente e poco denso sia diventato il combustibile ideale per alimentare le lampade impiegate all’interno dei luoghi di culto”.
Oltre alla sezione vibonese di Archeoclub e al Wwf, la ricerca è sostenuta anche da Italia Nostra Crotone e dal direttore dell’Ufficio Regionale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia, la pace e la custodia del Creato, Frate Stefano Caria. Per Flora Fortunata Rizzo, vice presidente nazionale di Archeoclub d’Italia, è centrale la cura dei luoghi che abitiamo “così come l’hanno avuta le persone che ci hanno preceduto e che ci hanno lasciato un’eredità straordinaria“, un’eredità “che non è fatta solo di reperti ma di una storia, di tante vite che si sono prodigate e hanno cercato di fare di tutto per vivere meglio e di stare in sintonia con la natura. Noi dobbiamo ritrovare questa dimensione e la dobbiamo ritrovare attraverso la nostra storia, attraverso lo studio dell’archeologia e soprattutto attraverso il rispetto degli altri, delle persone e delle cose“. Un’eredità straordinaria che “dobbiamo lasciare migliori dei modi così come ci è stata data – aggiunge – e soprattutto dobbiamo educare i giovani. Il tema dell’educazione, della povertà educativa, della povertà culturale, deve essere uno stimolo importante per il nostro futuro. investire su questo e lavorare in sinergia con tutte le istituzioni”.



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