Smog Torino, Arpa: l’effetto lockdown ha migliorato la qualità dell’aria. Pessimo il dato sulle PM10 ma è colpa del meteo

Il quadro dello smog a Torino è invertito rispetto alla relazione sul 2019, che vedeva una riduzione degli inquinanti dovuta al meteo favorevole ma la permanenza dei problemi sui Pm10, sul biossido di azoto e sull'ozono

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“Le serie storiche degli inquinanti certificano l’efficacia delle misure di risanamento adottate negli anni e evidenziano che la riduzione delle emissioni di carattere straordinario avvenuta nel 2020 ha avuto effetti positivi sulla qualità dell’aria”. I dati sulla qualità dell’aria nella Città metropolitana di Torino sono in miglioramento, come spiega nel sommario introduttivo ‘Uno sguardo all’aria 2020‘, la relazione che la Città metropolitana di Torino ha realizzato insieme ad Arpa Piemonte sulla qualità dell’aria nel proprio territorio. Il quadro è invertito rispetto alla relazione sul 2019, che vedeva una riduzione degli inquinanti dovuta al meteo favorevole ma la permanenza dei problemi sui Pm10, sul biossido di azoto e sull’ozono.

Per quanto riguarda il 2020, invece, la relazione firmata da Arpa e Città metropolitana parla di “effetti positivi dovuti alla riduzione delle emissioni di traffico e industria durante i periodi di lockdown e alle misure di contenimento del contagio da coronavirus, contrastati da una meteorologia particolarmente sfavorevole alla dispersione degli inquinanti“. Il primo dato che emerge è che il lockdown, “non è stato sufficiente a compensare gli effetti della meteorologia” sul valore del Pm10 (le polveri sottili, ndr), dovuto al fatto che l’indice del “numero dei giorni favorevoli all’accumulo di Pm10” nel 2020 ha contato 123 giorni, mentre questi sono stati 96 per il 2019 e 107 per il 2018.

L’anno con un numero di giorni più simili è il 2017, che ha contato 119 giorni favorevoli all’accumulo di Pm10. Ma confrontando il dato del 2020 col 2017 emerge un quadro nettamente positivo: “In termini di medie annuali nel 2017 c’erano 5 stazioni in superamento mentre solo una nel 2020, e la media complessiva su tutte le stazioni scende da 33,4 a 27,8 µg/m3“. Nettamente positivo il risultato del 2020 sul biossido di azoto, più influenzato dal traffico veicolare, per cui “la media complessiva su tutte le stazioni scende dal 29 µg/m3 nel 2018 e nel 2019 fino a 24 µg/m3 nel 2020”. Un successo da evidenziare: “E’ rilevante il fatto che nel 2020 si sia sfiorato il rispetto del valore limite per il biossido di azoto su tutto il territorio“, si legge nella relazione. L’ozono resta invece lontano dal “valore obiettivo per la protezione della salute, che è stato superato in tutti i punti di misura con l’eccezione della stazione di Ceresole Reale e per la prima volta di Chieri e Susa“.

Nel 2019 invece solo la stazione di Ceresole Reale si era mantenuta nel valore obiettivo. Arpa e Città metropolitana sottolineano come il valore dell’ozono “conferma la sua criticità nei mesi estivi su tutto il territorio metropolitano con però qualche leggero miglioramento“. Bisogna tenere presente che i valori di Pm10, biossido di azoto e ozono sono gli unici tre inquinanti reputati da Arpa oltre i valori limite sia per il 2020 che per il 2019. I dati del 2020 restano in linea con quelli degli anni precedenti per quanto riguarda i valori di “biossido di zolfo, monossido di carbonio, benzene, piombo, arsenico, cadmio, nichel benzo(a)pirene e Pm 2,5“, che “hanno rispettato nel 2020 come negli anni precedenti i valori limite e obiettivo su tutto il territorio metropolitano”.

“Occorre ancora insistere con determinazione nelle azioni di miglioramento della qualità dell’aria e cercare di capitalizzare in termini ambientali la riduzione delle emissioni di inquinanti in atmosfera, forse l’unico aspetto positivo di questo terribile periodo di pandemia“, si chiude la nota congiunta.