Se il 1° novembre si festeggiano Tutti i Santi per volere di Papa Gregorio IV che nell’835 scelse questa data per ricordare tutti coloro che si guadagnarono la beatificazione, il 2 novembre in Italia si celebra la ricorrenza della Chiesa Cattolica del Giorno dei Defunti. Si tratta di un rito antichissimo che risale all’abate benedettino Sant’Odilone di Cluny e che risale al 998 d. C..
Ogni regione ha le proprie tradizioni che di sovente prevedono tavole imbandite e cibi che “richiamano i morti”, in Emilia-Romagna è il giorno della solidarietà, ma in Veneto e in Abruzzo vengono realizzate lanterne proprio con le zucche intagliate, da ben prima che Halloween si diffondesse anche in Italia.
Le origini del Giorno dei Defunti

Il colore associato a questa celebrazione è il viola, in quanto colore della penitenza, dell’attesa e del dolore, lo stesso che viene utilizzato anche nei funerali.
L’idea di commemorare i defunti nacque come ispirazione a un rito bizantino che celebrava tutti i morti e nella chiesa latino viene fatto risalire all’abate benedettino Sant’Odilone di Cluny, che nel 998 con la riforma cluniacense stabilì che le campane della sua abbazia fossero suonate con rintocchi funebri e che l’eucarestia sarebbe stata offerta pro requie omnium defuntorum.
La festività ufficiale appare per la prima volta nel XIV secolo, e oggi è consuetudine far visita ai propri cari che riposano al cimitero, portare loro fiori e accendere lumini sulle loro tombe.
In tutto il Paese si seguono poi tradizioni regionali e locali.
La Lumassa in Veneto e le zucche d’Abruzzo
Piccoli rituali come svegliarsi presto al mattino per lasciare il letto caldo ai morti o parlare alle lumasse per evitare di evocare spiriti malevoli accompagnavano la giornata, mentre tra le ricette del giorno rientravano i piatti poveri della tradizione.
L’uso di intagliare le zucche e inserirvi all’interno una candela in modo da poterle utilizzare come lanterne era parte anche della vecchia tradizione dell’Abruzzo; qui ancora oggi si lasciano accesi alla finestra tanti lumini quante sono le anime dei cari estinti, inoltre, si lascia apparecchiato il tavolo da pranzo.
La compagnia del defunto e la solidarietà per i poveri
Una tradizione oramai smarrita a Roma e in molte altre parti del Lazio voleva che ci si recasse al cimitero per tenere compagnia ai propri defunti.
Mentre in Emilia-Romagna, il sentimento di umanità prende un’altra forma: è infatti questo il momento in cui si mostra la propria solidarietà ai meno fortunati, perché la tradizione prevede che i bisognosi si rechino di casa in casa per chiedere la “carità di murt”, ossia la carità dei morti. Nella regione sono tutti provvisti di alimenti da consegnare a chi ne abbia necessità.
Lo stesso accade a Castelpoggio, in provincia di Massa Carrara, dove si festeggia il “bén d’i morti”, in cui si distribuisce cibo a coloro che ne hanno più bisogno e le cantine offrono a tutti un bicchiere di vino.
In molte località della Calabria si sfamano i defunti attraverso la carità ai poveri del paese che durante quest’occasione ricevono pasti e generi alimentari o vengono invitati a mangiare a casa.
I cibi dei “morti”
Invece, in Umbria si preparano gli stinchetti dei morti, dei dolci a forma di fave.
Tipica della Sicilia e del versante calabro dello Stretto di Messina sono invece la frutta Martorana, scenografica frutta realizzata con pasta di mandorle colorata, e le “ossa dei morti” o “scardellini”, dolci realizzati di zucchero e mandorle che ricordano appunto le ossa dei morti.
Le tavole imbandite per i defunti
In Trentino i preparativi per il Giorno dei Defunti prendono molto tempo e sono ricchi di tradizioni: la tavola viene imbandita per la notte mentre le campane delle chiese suonano a lungo per richiamare sulla terra le anime dei trapassati.
La tavola imbandita e il focolare acceso sono parte anche delle tradizioni del Piemonte, del Molise e della Val d’Aosta. In Piemonte era in uso, per cena, anche lasciare un posto in più a tavola, riservato ai defunti che sarebbero tornati in visita. Per rifocillare i defunti, in Liguria, invece, vengono preparati i bacilli (le fave secche) e i balletti (le castagne bollite).
In alcune zone della Lombardia, la notte tra l’1 e il 2 novembre molti mettono in cucina un vaso di acqua fresca per far dissetare i morti.
Come in molte altre regioni d’Italia anche in Calabria si lascia la tavola apparecchiata per i morti, in più si lascia anche un mazzo di carte.
In Sardegna era d’uso andare per i bambini andare in giro per le strade cittadine a bussare alle porte pronunciando la parola “Morti, morti…” e ricevere in cambio dolci, frutta secca e talvolta denaro. Una volta tornati a casa si guastavano le leccornie con i propri familiari e una volta finito il pasto si lasciava la tavola apparecchiata e il cibo rimasto intatto per gli spiriti dei trapassati che avrebbero visitato le case durante la notte.
La Fiera dei Morti a Perugia e il banchetto cittadino ad Orsara di Puglia
Oggi, la Fiera dei Morti si è trasformata in un vero e proprio mercato ricco di centinaia di stand e assolve anche a un’importante funzione sociale perché rappresenta un momento di aggregazione per tutta la comunità.
In Puglia, precisamente a Orsara dalla sera del 1° novembre all’alba del Giorno dei Defunti si tiene il “Fucacoste e cocce priatrorje”.
Si tratta di un grande banchetto che si sviluppa per tutte le strade della città, fatto di piatti poveri come pane, patate, dolci tipici e altre pietanze annaffiate dal buon vino locale; gli avanzi vengono conservati per i morti agli angoli delle strade. Nelle vie cittadine, poi, vengono accesi falò con rami di ginestra in onore ai defunti.
Nei giorni che precedono l’evento, inoltre, vengono preparate le “cocce priatorije”, zucche che assumono sembianze umane che vengono esposte durante la notte del banchetto con un lumicino al loro interno.