Astronomia: mappato il disco esterno della Via Lattea, “rivelate strutture non previste e misteriose”

E' stata realizzata una nuova mappa del disco esterno della Via Lattea che mostra resti di bracci di marea eccitati dalle interazioni con le galassie satellitari nel lontano passato
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Utilizzando i dati del satellite Gaia dell’ESA e indagini spettroscopiche d’archivio, gli astronomi hanno mappato la sottostruttura del disco della Via Lattea a distanze superiori a 10.000 parsec (32.616 anni luce). La mappa risultante rivela l’esistenza di molti filamenti rotanti precedentemente sconosciuti ai margini del disco della nostra galassia.

Le simulazioni numeriche prevedono la formazione di strutture filamentose nel disco esterno della Via Lattea da interazioni satellitari passate, ma l’enorme quantità di sottostruttura rivelata dalla nuova mappa non era prevista e rimane un mistero,” hanno affermato l’astronomo Chervin Laporte, dell’Institute of Cosmos Sciences dell’Università di Barcellona, e i suoi colleghi. “Cosa potrebbero essere queste strutture? Una possibilità è che siano i resti dei bracci di marea del disco della Via Lattea che sono stati eccitati in momenti diversi da varie galassie satellite“.

La Via Lattea è ora circondata da quasi 50 galassie satellite e in passato ne ha “inghiottite” numerose.
Al momento si pensa che la nostra Galassia sia perturbata dalla galassia nana del Sagittario, ma nel suo passato più remoto ha interagito con un altro intruso, la “Salsiccia di Gaia”, che ora ha disperso i suoi detriti nella periferia della Via Lattea.

In uno studio precedente, Laporte e i coautori avevano dimostrato che una delle strutture filamentose nel disco esterno, l’Anticenter Stream, aveva stelle che avevano prevalentemente più di 8 miliardi di anni.
Ciò lo rende potenzialmente troppo vecchio per essere stato eccitato dalla sola galassia del Sagittario, facendo propendere per la “Salsiccia di Gaia”.
Un’altra possibilità è che non tutte queste strutture siano veri e propri bracci a spirale fossili, ma formino invece le creste di distorsioni verticali su larga scala nel disco della Via Lattea.

Riteniamo che i dischi rispondano agli impatti dei satelliti che creano onde verticali che si propagano come increspature su uno stagno,” ha affermato Laporte.

Per cercare di distinguere tra le due spiegazioni, gli autori hanno ora in programma di studiare le proprietà delle popolazioni stellari in ciascuna sottostruttura utilizzando il William Herschel Telescope.

Questa regione della Via Lattea è rimasta poco esplorata a causa della polvere interposta che oscura la maggior parte del piano centrale galattico,” ha spiegato Laporte. “Mentre la polvere influisce sulla luminosità di una stella, il suo movimento rimane inalterato“. “Siamo stati sicuramente molto entusiasti di vedere che i dati sui movimenti di Gaia ci hanno aiutato a scoprire queste strutture filamentose“.
Ora la sfida resta capire cosa sono esattamente queste cose, come sono nate, perché in così grande numero e cosa possono dirci sulla Via Lattea, sulla sua formazione ed evoluzione“.

Lo studio pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society: Letters.

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