Per gli indigeni australiani il lockdown anti Covid più severo del mondo: “Non possiamo uscire nemmeno per necessità e ci prendono con la forza”

Alcuni cittadini denunciano che i residenti vengono impacchettati in furgoni, portati in un campo di quarantena e non possono fare una passeggiata o acquistare cibo, mentre gli anziani indigeni lanciano agghiaccianti SOS

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Decine di indigeni australiani vengono prelevati dalle loro città dall’esercito e portati in un campo di quarantena mentre un’epidemia di Covid in un’area remota minaccia di sfuggire al controllo, con centinaia di persona che attualmente vivono il lockdown più duro del mondo. Le comunità di Binjari e Rockhole, nel Territorio del Nord dell’Australia, stanno vivendo picchi di casi di Covid a causa di abitazioni sovraffollate e bassi tassi di vaccinazione.

I casi sono una cinquantina, in un focolaio che è il primo del suo genere in una comunità indigena, che ha portato così al blocco più duro mai visto in Australia e non solo, con i cittadini a cui è vietato persino fare acquisti essenziali o fare una passeggiata. Le autorità hanno anche iniziato a trasferire casi positivi e stretti contatti alla struttura di quarantena di Howard Springs vicino a Darwin per fermare la diffusione del virus all’interno delle comunità a rischio.

Foto Ansa

Un’anziana aborigena del paese di Larrakia di nome Julie Mills ha raccontato sui social di non riuscire più ad entrare in contatto con altri residenti della zona e ha accusato il governo di portare via le persone contro la loro volontà. Ma quanto racconta la donna potrebbe non corrispondere proprio a verità. Un uomo indigeno di nome Luke Ellis, infatti, che si trovava in quarantena presso la struttura di Howard Springs, ha riferito che tutti vi si sono recati volentieri e sono stati trattati bene. “Sono in una bella stanza con la mia aria condizionata – ha raccontato l’uomo –. Sono seduto a guardare Netflix su WiFi gratuito. Ho mangiato pane con burro all’aglio e broccolini per cena. Sono in costante contatto con i miei cari”.

Sono ormai decine le persone della comunità indigene a rischio portate a Howard Springs. I restanti residenti che scelgono di rimanere nelle città remote sono soggetti ad un ferreo lockdown, con molti cittadini che non possono lasciare le loro case anche per i normali cinque motivi principali: esercizio fisico, shopping, assistenza sanitaria, lavoro o istruzione. Si può “uscire solo per cure mediche, o se richiesto dalla legge“, ha precisato il governatore Michael Gunner, il quale ha puntato il dito sul fatto che i vaccini non siano mai stati imposti a nessuno, incolpando la disinformazione per la sfiducia nelle aree. “La gente ha esitato a causa della disinformazione. Ma in tutto il tempo in cui ho invitato ai vaccini nella comunità, non una sola persona è stata costretta a vaccinarsi“, ha detto. “Abbiamo rispettato il desiderio delle persone di rifiturare anche se sapevamo che questo poteva potenzialmente portare a un disastro“.

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Gunner ha precisato che i casi così accelerati nelle città, dovuti in gran parte a case sovraffollate e scarsamente ventilate, hanno “cambiato la percezione delle persone sul vaccino. Le persone che hanno rifiutato in passato spesso vogliono il vaccino una volta che scoprono che il Covid è nella loro comunità. Abbiamo avuto un aumento dei tassi di vaccinazione tra tutte le persone della comunità durante i blocchi del passato“.

Secondo alcuni cittadini come la signora Mills, anziana del popolo Larrakia di Darwin, invece l’esercito sta prelevando persone da Binjari e Rockhole “contro la loro volontà“. “Ho sentito storie di persone che sono state abbattute per strada dall’esercito. I nostri fratelli e sorelle indigeni sono traumatizzati. Siamo preoccupati, siamo pietrificati. Vogliamo risposte, vogliamo che questo finisca”, racconta la donna sui social.

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Un comunicato stampa del Wurli-Wurlinjang Health Service a nome degli aborigeni delle comunità Binjari e Rockhole ha affermato che le “bugie” diffuse sui prelievi forzati stanno “ferendo le stesse persone a cui affermano di interessarsi. Le persone sono molto ferite dai commenti falsi fatti dai media e dai social media sulla loro situazione. Il personale e le organizzazioni di supporto stanno fornendo supporto a Binjari e Rockhole’, ha affermato il gruppo. “Siamo in isolamento perché stiamo vivendo la più grande battaglia della nostra vita. Stiamo cercando di stare al sicuro. Le persone sui social media che dicono che la nostra gente viene maltrattata devono rendersi conto che i loro commenti stanno ferendo proprio le persone a cui affermano di volere bene”.

L’Australia è riuscita a tenere i focolai di Covid fuori dalle comunità indigene per la maggior parte della pandemia, ma ora si teme che le comunità possano essere più vulnerabili al virus a causa della prevalenza di condizioni di salute preesistenti e di condizioni di vita talvolta ristrette.