La malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza legata all’età, che colpisce centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Attualmente non esiste un trattamento efficace per l’Alzheimer, che, a causa dell’invecchiamento della popolazione, porta a grandi e crescenti oneri finanziari e di malattia per la società. Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature, la prescrizione di sildenafil, un farmaco usato per trattare l’ipertensione polmonare e la disfunzione erettile, è associata a una sostanziale riduzione del rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer. Questi risultati suggeriscono che il sildenafil può essere un’opzione terapeutica per questa malattia.
Utilizzando un approccio computazionale, Feixiong Cheng e colleghi hanno integrato dati genetici e altri dati biologici per costruire 13 “moduli endofenotipici” della malattia che catturano le firme biologiche dell’Alzheimer. Questi moduli sono stati mappati su un’ampia rete di 351.444 interazioni proteina-proteina umana. Sono stati quindi generati punteggi di prossimità della rete per oltre 1.600 farmaci approvati dalla FDA, con un punteggio più alto che indica che un farmaco interagisce fisicamente con più bersagli molecolari all’interno di moduli relativi all’Alzheimer. Al sildenafil è stato assegnato uno dei punteggi più alti, suggerendo che potrebbe influenzare l’Alzheimer. Per verificare ciò, gli autori hanno analizzato i dati sui reclami assicurativi di oltre sette milioni di persone negli Stati Uniti, rivelando che la prescrizione di sildenafil era significativamente associata a una riduzione del 69% del rischio di diagnosi di Alzheimer dopo 6 anni di follow-up. I potenziali fattori influenti come il sesso, la razza e l’età sono stati adeguati, con il primo che è particolarmente importante poiché il sildenafil è principalmente usato per trattare la disfunzione erettile negli uomini.
I ricercatori hanno anche scoperto che il sildenafil aumenta la crescita dei neuriti e riduce l’espressione di fosfo-tau in modelli di neuroni derivati da cellule staminali pluripotenti indotte da pazienti con Alzheimer, supportando meccanicisticamente il suo potenziale effetto benefico nell’Alzheimer. “Complessivamente, riteniamo che questi dati forniscano un potenziale meccanismo d’azione per l’efficacia protettiva del sildenafil nell’Alzheimer, integrando la nostra previsione basata sull’endofenotipo e la verifica basata sulla popolazione”, concludono i ricercatori.
Gli autori, però, avvertono che il design dello studio non può dimostrare una relazione causale tra l’uso di un particolare farmaco e il rischio di Alzheimer. Sono quindi necessari studi clinici randomizzati che coinvolgano entrambi i sessi con un controllo placebo per determinare l’efficacia del sildenafil in questo contesto.


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