Spagna, “no” definitivo del governo ad ogni tipo di Green Pass: “non frena il contagio, non può dimostrare immunità e provoca sfiducia nelle istituzioni”

I passaporti Covid non hanno impatto sui contagi: il rapporto degli esperti spagnoli che smantella l'utilità del certificato per fermare la sesta ondata

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Il certificato Covid sta diventando il nuovo strumento che sempre più comunità autonome in Spagna – otto, fino a questo momento – stanno utilizzando per cercare di fermare la sesta ondata del Covid-19. I tecnici e il ministero della Salute, però, ritengono che il provvedimento non sia efficace contro i contagi. In una relazione stilata e resa noto dagli specialisti che formano il Rapporto di allerta del Consiglio Interterritoriale del Sistema Sanitario Nazionale, a cui EL PAÍS (che riporta oggi la notizia) ha avuto accesso, elencano quattro aspetti a favore della richiesta di questo documento negli spazi pubblici e otto contro.

I pro della richiesta del certificato Covid per entrare negli esercizi pubblici si limitano, a parere dei tecnici, a favorire la vaccinazione, stimolarne il bisogno tra la popolazione, trasmettere il messaggio che continua ad esserci il rischio di contagio da coronavirus, e che ha il sostegno giudiziario in alcune comunità.

Di fronte a questi argomenti, ne espongono altri forti sulle loro varie carenze quando si tratta di far fronte alle infezioni. Innanzitutto, afferma il rapporto, “non ci sono prove” che questa misura abbia un effetto sulla riduzione della trasmissione del virus. “Nei paesi dell’ambiente europeo in cui viene utilizzato, i casi stanno aumentando in modo significativo, anche se è vero che la loro copertura vaccinale è molto inferiore a quella della Spagna. È prevedibile che l’effetto in Spagna, con una copertura maggiore, sarà ancora minore. Sarebbe anche difficile misurare l’efficacia di questo provvedimento”.

Foto Quique Garcia / Ansa

Il certificato Covid non rispecchia lo stato immunitario della persona che lo possiede. “Essere vaccinato equivale a essere immunizzato e questo non si adatta alla realtà“, spiega la presentazione, che sottolinea che la vaccinazione previene molto efficacemente le forme più gravi della malattia, ma non è così utile quando si tratta di evitare contagi. “Sappiamo che circa il 40% dei vaccinati è suscettibile di contrarre l’infezione e di trasmettere l’infezione. Pertanto, la sua utilità nella prevenzione della trasmissione sarebbe molto limitata e potrebbe persino avere un impatto negativo se le misure di prevenzione fossero allentate”, affermano. Gli esperti spagnoli, dunque, diffidano di questi ultimi e pensano che il certificato possa portare ad  un pericoloso allentamento delle misure, soprattutto l’uso della mascherina. Inoltre, segnalano le difficoltà pratiche di avviarlo: ogni volta che si entra in uno stabilimento, lo si dovrà presentare insieme a un documento di identità.

Il rapporto fa anche riferimento agli alti tassi di vaccinazione in Spagna: “Circa il 90% di quelli di età superiore ai 12 anni sono vaccinati , quindi il guadagno nella copertura vaccinale non sarebbe molto importante. Gli studi effettuati di recente fanno riferimento ad un aumento delle coperture vaccinali principalmente negli under 20 che, nel nostro Paese, hanno coperture molto elevate, intorno all’84%, quindi, non sarebbe giustificato a tal fine”.

I tecnici ritengono che queste coperture “difficilmente giustificherebbero il costo e i risvolti negativi” che questo provvedimento potrebbe avere e sottolineano che si dovrebbe garantire che non generi situazioni di iniquità. Inoltre, ritengono che se l’incidenza continua ad aumentare – cosa che considerano “molto probabile” – potrebbe finire per generare sfiducia nelle istituzioni pubbliche. Con queste ragioni, si ritiene giustificata la richiesta di questo tipo certificato solo nei centri sanitari e socio-sanitari, sia per le visite che per i lavoratori, o in ambiti specifici come le carceri, dove “c’è un gruppo importante di persone vulnerabili”.