Trovate le prove di un nuovo ominide: camminava come le modelle ed era contemporaneo di Lucy

Aggiunto un nuovo importante tassello alla comprensione dell'evoluzione umana

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Una ricerca pubblicata oggi su Nature potrebbe aggiungere un ulteriore tassello alla comprensione dell’evoluzione umana: secondo un team internazionale, 3 milioni e mezzo di anni fa in Africa, insieme all’Australopithecus afarensis, potrebbe essere vissuto un altro ominide, caratterizzato da andatura eretta e da bipedismo, ma con un’insolita andatura incrociata.
Negli anni ’70, nel sito preistorico di Laetoli nel nord della Tanzania, erano state scoperte diverse serie di impronte fossili datate 3,66 milioni di fa e appartenenti a una ventina di specie animali: alcune erano state attribuite a un gruppo di Australopithecus afarensis, la stessa specie a cui apparteneva il celebre esemplare Lucy.
Sconosciuta l’origine di un’altra serie di impronte rinvenute a poca distanza e con caratteristiche ambigue, cioè simili a quelle degli ominidi ma anche a quelle dell’orso. La camminata era incrociata: ciascun piede attraversava la linea mediana del corpo toccando terra davanti all’altro piede (qualcosa di simile all’andatura delle modelle in passerella).

ominidi
Credit: A e B Austin C. Hill e Catherine Miller. C Ellison McButt. D e E Stephen Gaughan e James Adams

I ricercatori hanno scansionato le orme, confrontandone la compatibilità, anatomica e funzionale, con l’orso, lo scimpanzé e l’uomo.
Abbiamo concluso che le impronte del sito A sono state fatte da un ominide bipede con un piede distinto e presumibilmente più primitivo di Australopithecus afarensis,” hanno sottolineato i ricercatori, secondo cui la “combinazione di morfologia del piede e cinematica dell’andatura dedotta dalle impronte esclude che siano state realizzate da Australopithecus afarensis“.
La “dimostrerebbe la convivenza delle due specie di ominidi, in un modo che implica la competizione per le risorse ecologiche e fornirebbe una nuova visione delle forze evolutive in gioco durante i primi periodi dell’evoluzione umana,” ha affermato su Nature la paleoantropologa Stephanie M. Melillo del Max Plank Institute for Evolutionary Anthropology di Leipzig in Germania.