Covid, Accademia della Crusca: “Green Pass è una parola finta, in inglese non è usata”

Secondo l'Accademia della Crusca, l'espressione Green Pass è finta: "è priva di circolazione in USA e in Inghilterra e priva di ufficialità anche nell'Europa unita"

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La pandemia da Covid ha portato nella nostra lingua una serie di nuove parole inglesi, diventate di uso comune. Le più diffuse sono sicuramente lockdown e Green Pass, ma nel secondo caso non si tratta di una reale espressione inglese. A spiegare questo concetto in un’intervista all’Adnkronos a cura di Paolo Martini è Claudio Marazzini, Presidente dell’Accademia della Crusca.

Mentre lockdown ha “origine vera nell’inglese”, altre espressioni “sono finte, perché hanno un aspetto inglese, sì, ma privo di riscontro nell’uso degli anglofoni nativi. Quest’ultimo è il caso del Green Pass, espressione, come è stato ormai appurato, priva di circolazione in USA e in Inghilterra, fortunata solo in poche nazioni, tra cui l’Italia, e priva di ufficialità anche nell’Europa unita (dove il cosiddetto Green Pass si chiama Digital Covid certificate)”.

Va precisato, tuttavia, che un anglismo non è necessariamente oscuro di per sé. ‘No vax’ si allinea ad altre forme analoghe come ‘no tax’, ‘no pass’, ‘no mask’, ‘no Tap’ ecc., e ad altri analoghi costrutti precedenti anche più italiani, come ‘no Tav (no + Treno ad Alta Velocità). Credo dunque che no vax sia chiarissimo, nella sua elementarità semantica“, aggiunge Marazzini. Diverso il caso di parole come “droplet” e “booster“: “queste erano inizialmente ignote alla maggior parte degli italiani, e probabilmente ora sono note, sì, ma superficialmente: non tutti saprebbero spiegarne esattamente il significato, che viene ricavato in maniera approssimativa in base al contesto. Perlomeno, questa è la situazione della maggior parte della gente“, afferma l’esperto.

Secondo l’Accademia della Crusca, l’istituzione fiorentina incaricata di custodire il ‘tesoro’ della lingua italiana, “droplet” e “booster” “sarebbero da evitare: si può certamente invocare il diritto dei cittadini a una comunicazione chiara. Invece ‘booster’ è finito persino nella modulistica che si firma all’atto di ricevere la terza dose”.

“La formazione specialistica di molti operatori sanitari, anche di alto livello, li rende ormai troppo spesso refrattari all’uso linguistico della nazione. Infatti, per chi valuta lo stato di salute della lingua, il problema è ancora un altro, e ben più grave, cioè il seguente: non una sola novità si affaccia all’orizzonte, in questo periodo emergenziale, la quale non porti un nome, autentico o artefatto, in inglese; come se la nostra lingua fosse assolutamente inerte e improduttiva, o perlomeno come se tali fossero, rispetto alla lingua medesima, gli esponenti della classe dirigente che se ne servono. Anzi, che non se ne servono. Si pensi, del resto, all’abuso di ‘food & drink’ in tutte le occasioni, al fatto che i nostri animali domestici sono ormai tutti ‘pet’, e mangiano solo ‘pet food’, e che alcune catene commerciali, anche nella loro pubblicità, non dicono più di avere ‘negozi’, ma solo ‘stores’“, spiega Marazzini.