Chi è Avi Loeb, l’astrofisico dell’Università di Harvard che dà la caccia agli UFO

Dopo aver arruolato decine di persone, Loeb spera di risolvere il mistero degli UFO una volta per tutte

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AbrahamAviLoeb è un astrofisico dell’Università di Harvard, noto per avere lanciato un progetto di ricerca per dare la caccia agli alieni.
Lo scienziato ha presentato lo scorso Luglio il Progetto Galileo, un nome scelto dallo stesso Loeb perché, a suo dire, rispecchia lo spirito del rivoluzionario astronomo italiano Galileo Galilei.
L’astrofisico ha co-fondato l’ambizioso progetto insieme a Frank Laukien, presidente e CEO di Bruker Corp., una società con sede in Massachusetts che sviluppa e produce apparecchiature scientifiche. Il team internazionale ha lavorato con l’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics a Cambridge, nel Massachusetts, per realizzare il progetto con un obiettivo principale in mente, cioè “portare la ricerca di firme tecnologiche extraterrestri da osservazioni e leggende accidentali o aneddotiche al mainstream di ricerca scientifica sistematica, trasparente, convalidata,” hanno affermato i ricercatori convolti.
Il Progetto Galileo supporta la ricerca non solo della vita extraterrestre stessa, ma anche di prove di civiltà avanzate che potrebbero lasciarsi dietro indizi attraverso la tecnologia che hanno creato, “briciole di pane” note come tecnofirme.
Attualmente, il progetto mira a creare decine di sistemi di telescopi in tutto il mondo: ognuno sarà composto da circa due telescopi da 10 pollici (25 centimetri) con una fotocamera adatta a catturare oggetti di interesse, collegati a un sistema informatico che filtrerà i dati, ha precisato Loeb. Il team lavorerà anche per sviluppare un software che analizzerà i dati raccolti dal Vera Rubin Observatory che dovrebbe essere operativo nel 2023.
Dopo aver arruolato decine di persone, Loeb spera di risolvere il mistero degli UFO una volta per tutte.
Ha lanciato un attacco scientifico a un problema che è frustrante e confuso,” ha affermato Gregory Laughlin, astrofisico della Yale University. “Un progetto del genere sarebbe stato impensabile 10 anni fa,” si legge in un approfondimento pubblicato su Science.

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Seth Shostak, astronomo dell’Istituto SETI che fa parte del comitato consultivo del Progetto Galileo, ha sottolineato che le reti di telecamere del cielo non sono una novità. Dal 2010, una rete dell’Istituto SETI ha rilevato 2 milioni di meteore e negli ultimi anni il progetto LaserSETI ha iniziato a cercare nel cielo gli impulsi di luce provenienti da potenziali tecnologie aliene. La novità del Progetto Galileo, ha spiegato Shostak, è il suo focus sulla caccia agli alieni nell’atmosfera terrestre. Sia il Progetto Galileo che l’Istituto SETI “stanno cercando indicazioni di intelligenza extraterrestre – ha aggiunto – ma è come dire che studiare la fauna sconosciuta nella foresta pluviale è simile a coloro che sperano di trovare sirene o unicorni“.
Loeb ha dichiarato che un prototipo di monitor del cielo è in costruzione e sarà posizionato sul tetto dell’Osservatorio dell’Harvard College in primavera. Se gli strumenti funzioneranno, prevede di farne duplicati raccogliendo fondi da donatori privati e li metterà in giro per il mondo. Loeb ha affermato che non pronuncerà la parola “UFO” a meno che non si veda un oggetto “che sembra strano e si muove in modi che la tecnologia umana non può consentire“.