Covid, a febbraio in Italia arriva il vaccino Novavax: il Lazio farà da apripista

Attese a febbraio le prime dosi del vaccino anti-Covid Novavax: saranno riservate solo per le prime somministrazioni degli over 18

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È atteso per febbraio l’arrivo di Novavax, il vaccino proteico anti-Covid che secondo molti potrebbe convincere i più scettici a vaccinarsi. Secondo i piani, oltre 3 milioni di dosi avrebbero dovuto essere disponibili già a fine gennaio ma “la consegna è stata spostata alla prima decade di febbraio”, ha spiegato l’assessore regionale alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato.

Proprio il Lazio farà da apripista. Novavax, il cui nome commerciale è Nuvaxovid, verrà somministrato in 15 hub in tutta la Regione, di cui sette a Roma. Le dosi saranno riservate solo per le prime somministrazioni degli over 18. Il richiamo verrà effettuato dopo 21 giorni.

Le caratteristiche di Novavax

Nuvaxovid è un vaccino proteico “tradizionale”, diverso da quelli anti-Covid a mRNA già autorizzati in Ue (come quelli sviluppati da Pfizer e Moderna). Nuvaxovid si basa, infatti, sulla tecnologia delle proteine ricombinanti, già usata da decenni per altri vaccini, come quello già in uso contro l’epatite B e il papilloma virus. Gli ‘ingredienti’ del vaccino sono una versione prodotta in laboratorio della proteina Spike che si trova sulla superficie del virus, e un ‘adiuvante’, una sostanza che aiuta a rafforzare la risposta immunitaria al vaccino. Quando Nuvaxovid viene somministrato, il sistema immunitario identifica la proteina come estranea e produce difese naturali – anticorpi e cellule T – contro di essa. Se in seguito la persona vaccinata entra in contatto con il coronavirus SARS-CoV-2, il sistema immunitario riconoscerà la proteina Spike sul virus e sarà pronto ad attaccarla. Gli anticorpi e le cellule immunitarie possono proteggere dal Covid lavorando insieme per uccidere il virus, impedire il suo ingresso nelle cellule e distruggere le cellule infette.

Il vaccino verrà somministrato “tramite due iniezioni, di solito nel muscolo della parte superiore del braccio, a distanza di 3 settimane” l’una dall’altra, ha spiegato l’Ema. “È più facile da maneggiare poiché può essere conservato a temperature normali di frigorifero», ha evidenziato Marco Cavaleri, responsabile della task force vaccini anti-Covid di Ema. “Fornirà quantità molto elevate di dosi – fino a un miliardo all’anno – al programma Covax e ciò contribuirà a garantire che il mondo venga vaccinato il prima possibile”.

Nuvaxovid è stato sviluppato da Novavax e dalla Coalition for epidemic preparedness innovations (Cepi), ed è l’originator del vaccino Covovax prodotto dal Serum Institute of India su licenza dell’azienda statunitense. Entrambi i vaccini sono stati realizzati utilizzando le stesse tecnologie.

Ema: “negli studi efficacia di Novavax di circa il 90%”

Dopo un’approfondita valutazione, il Comitato per i medicinali umani (Chmp) dell’Ema ha concluso per consenso che i dati sul vaccino Novavax erano solidi e soddisfacevano i criteri dell’Ue per l’efficacia, la sicurezza e la qualità. I risultati di due principali studi clinici hanno scoperto che Nuvaxovid era efficace nel prevenire il Covid-19 nelle persone dai 18 anni di età. Gli studi hanno coinvolto in totale oltre 45 mila persone. Nel primo studio, circa due terzi dei partecipanti hanno ricevuto il vaccino e agli altri è stata somministrata un’iniezione di placebo; nell’altro studio, i partecipanti erano equamente divisi tra Nuvaxovid e placebo. “Il primo studio, condotto in Messico e negli Stati Uniti, ha riscontrato una riduzione del 90,4% del numero di casi sintomatici di Covid-19 da 7 giorni dopo la seconda dose nelle persone che hanno ricevuto Nuvaxovid (14 casi su 17.312 persone) rispetto alle persone a cui è stato somministrato Nuvaxovid. placebo (63 su 8.140 persone). Ciò significa che il vaccino ha avuto un’efficacia del 90,4% in questo studio“, ha spiegato l’Ema in una nota.

“Anche il secondo studio condotto nel Regno Unito ha mostrato una riduzione simile del numero di casi sintomatici di Covid-19 nelle persone che hanno ricevuto Nuvaxovid (10 casi su 7.020 persone) rispetto alle persone a cui è stato somministrato placebo (96 su 7.019 persone); in questo studio, l’efficacia del vaccino è stata dell’89,7%“, aggiunge. “Presi insieme, i risultati dei due studi mostrano un’efficacia del vaccino per Nuvaxovid di circa il 90%. Il ceppo originale di SARS-Cov-2 e alcune varianti preoccupanti come Alpha e Beta erano i ceppi virali più comuni in circolazione quando gli studi erano in corso. Attualmente sono disponibili dati limitati sull’efficacia di Nuvaxovid contro altre varianti preoccupanti, incluso Omicron“, ha aggiunto l’Agenzia europea.

Gli effetti indesiderati osservati con Nuvaxovid negli studi sono stati generalmente lievi o moderati e sono stati eliminati entro un paio di giorni dopo la vaccinazione. I più comuni erano dolorabilità o dolore al sito di iniezione, stanchezza, dolori muscolari, mal di testa, sensazione generale di malessere, dolori articolari e nausea o vomito. La sicurezza e l’efficacia del vaccino continueranno a essere monitorate man mano che viene utilizzato in tutta l’Ue, attraverso il sistema di farmacovigilanza dell’Ue e ulteriori studi da parte dell’azienda e delle autorità europee.