“Se qualcuno pensa che sospendere le attività in presenza nelle scuole sia una cosa facile, si sbaglia“: inizia così la riflessione del sindaco di Campo Calabro (RC) Sandro Repaci in merito alla didattica a distanza, pubblicata in un post su Facebook.
“Chiudere le scuole – prosegue il primo cittadino – significa fare un danno incalcolabile alle generazioni che verranno, perché la didattica a distanza, di per sé discriminatoria, amplifica le differenze sociali e allarga il campo dei disturbi cognitivi e di apprendimento. Lo dice persino chi l’ha inventata e ce l’ha propinata come strumento educativo del futuro. Essa fa pagare ai giovani e alle loro famiglie le inefficienze di un sistema che doveva proteggerli e non l’ha saputo fare.
Perché ci sono famiglie dotate di computer, con quattro nonni e la stanzetta dedicata ma ci sono famiglie in cui mamma e papà lavorano entrambi e debbono lasciare il figlio in casa da solo, magari con un pc vecchio, o il telefonino della zia con il vetro rigato“.
“Alcune volte, tuttavia, questa della chiusura (più elegantemente “sospensione delle attività in presenza”) è una scelta obbligata.
Se l’hai fatta ne difendi le ragioni. Ma per quanto saranno difendibili?,” chiede il sindaco.
“Se stai per farlo ed il Governo ti manda a dire che non puoi e che impugnerà la tua ordinanza, è ancora più difficile.
E non per il timore di un ricorso al TAR ma perché vedi esplodere, nello spazio di dodici ore, le drammatiche contraddizioni di un Paese in cui una istituzione (la Regione), non potendo chiudere le scuole, ti dice che “non si opporrà” se le chiudi tu e di un’altra istituzione (il Governo) che ti dice che non puoi farlo“.
“Chi dice che “non si opporrà” è in Calabria il Commissario per la Sanità – nominato proprio dal Governo, che dice che invece si opporrà.
Ed il partito di chi “non si opporrà” è nella maggioranza del Governo, che si opporrà.
E chi dice di stare all’opposizione della Regione Calabria (la quale “non si opporrà”) è nel Governo (il quale dice che si opporrà) quindi tace.
Insomma due universi paralleli“.
“Tu stai li, nel mezzo, solo di fronte alle tue responsabilità. E pensi che è all’operato di queste istituzioni è rimessa la tutela della salute di tutti,” evidenzia Repaci.
“C’è chi gioiosamente prende le parti dell’uno e dell’altro, come fosse una partita di calcio. Ti fa guardare il dito (scuole aperte o scuole chiuse) e non la luna; perché la luna è quando ti dicono che devi avere pazienza se la gente rimane chiusa in casa ad aspettare i tamponi, se il prezzo delle FFP2 schizza alle stelle, se ci sono le file in farmacia, al centro vaccinale, al drive in.
C’è l’emergenza.
Ma una emergenza che dura due anni (e due governi) e nella quale i nodi critici (il personale, le attrezzature, le scorte, i tracciamenti, i tamponi, i vaccini) rimangono non sciolti nella loro drammaticità, dando corpo e forma al sentimento della paura. C’è chi ne è vittima e chi la utilizza“.
“E in nome della paura e dell’emergenza si stanno giocando, dal Colle in giù, partite e fortune politiche che poco hanno a che fare coi bisogni della gente. Perché in molti pensano alle elezioni. E quasi nessuno alle generazioni,” ha concluso Repaci.
Covid e scuola, la riflessione del sindaco calabrese: “la DAD non è una decisione facile, significa fare un danno incalcolabile alle generazioni che verranno”
La didattica a distanza, "di per sé discriminatoria, amplifica le differenze sociali e allarga il campo dei disturbi cognitivi e di apprendimento"


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