Nella gestione di Covid-19, in Italia “purtroppo viviamo ancora in un isterismo che deve finire. E soprattutto deve finire questo ‘tamponificio’ che non serve a nulla e ci sta facendo sprecare tante risorse economiche e umane che potrebbero essere investite diversamente“: la microbiologa Maria Rita Gismondo, in un colloquio con all’Adnkronos Salute, invita a guardare alla Spagna, che “secondo quanto dichiarato dal suo premier sta preparando un bel piano di ritorno alla vita normale. Un modello di convivenza con il virus che, come dico da tempo, avremmo dovuto cominciare a pianificare anche noi“, sottolinea la direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano.
Se l’intenzione della Spagna è di “proporre un progetto da discutere a livello Ue per una condivisione almeno nell’area europea – prosegue l’esperta – credo che sia davvero arrivato il tempo di metterlo in atto, perché abbiamo capito che questo virus resterà con noi per tanti anni o forse per sempre, e perché oggi abbiamo i mezzi per convivere con Sars-CoV-2 minimizzandone il più possibile i danni: armi come i vaccini, soprattutto, ma anche come i nuovi farmaci antivirali“.
Considerando inoltre che “la tendenza è verso una sostituzione della variante Delta con la Omicron, molto contagiosa ma con una patogenicità inferiore ormai acclarata“, secondo Gismondo “abbiamo tutti gli elementi per poter pensare di gestire Covid-19, così come ha spiegato il premier spagnolo, come un’influenza stagionale. Malattia che certamente non è da sottovalutare, specie per le persone fragili ma che non è un’emergenza“.
Gismondo, inoltre, su un elemento in particolare è categorica: “Mai più Dad, assolutamente mai più“. La Dad, ha dichiarato all’Adnkronos Salute, “ha fatto enormi danni, psicologici e culturali“. “Che senso ha che chiudano le scuole mentre tutti gli altri esercizi giustamente sono aperti, e quindi i bambini non andrebbero a scuola ma finirebbero comunque per frequentare luoghi meno controllati con il rischio di infettarsi. E poi i dati ce l’hanno detto: i ragazzi si sono contagiati durante le vacanze, a casa, non a scuola,” secondo Gismondo, che evidenzia “un altro elemento da non sottovalutare. In Italia, Francia e Spagna, proprio per motivi culturali il 30% dei ragazzi fino ai 12-13 anni, quando non va a scuola viene accudito a casa dai nonni, le persone più fragili che dovremmo invece proteggere. No Dad. Assolutamente mai più“.
Per quanto riguarda i vaccini, Gismondo ha sottolineato che “ci stiamo ancora vaccinando con farmaci che si basano sul virus “nonno”, cioè quello di Wuhan. Abbiamo bisogno di vaccini aggiornati, con massimo due vaccini ogni anno. Questo vaccino, e non si poteva dire fino a poco tempo fa, non ci preserva totalmente dall’infezione ma dalla malattia grave“. “Adesso comunque credo sia troppo tardi andare a cercare di far vaccinare una percentuale minima di popolazione che non ha ancora ricevuto il farmaco, non ha influenza sulla pandemia. Il problema no-vax non sarà azzerato mai da nessuna norma, sappiamo che ci sarà sempre una parte di popolazione che sceglierà, per scelta ideologica o scientifica non condivisa, di non fare la somministrazione. Una scelta che va rispettata. Inutile creare il mostro no-vax distraendosi così dai reali problemi“.
Sui bollettini, Gismondo dice basta: “Non vanno contati i contagi, servono solo a trasmettere paura e a favorire l’isterismo dei tamponi. Su una popolazione vaccinata al 90% non ha più senso calcolare il numero di persone che si contagia, ma il numero di persone che muoiono. Dobbiamo calcolare il numero dei morti per Covid e non con Covid”.
