Covid, Remuzzi: “precauzioni almeno per altri due anni, sull’immunità di gregge nessuna verità assoluta”

Remuzzi: "non c'è una verità assoluta" riguardo al raggiungimento dell'immunità di gregge e "credo che, se vogliamo parlare di tempi, dobbiamo tener conto che dovremo prendere delle precauzioni almeno per un paio di anni"

MeteoWeb

Secondo il direttore dell’Istituto ‘Mario Negri’, Giuseppe Remuzzi, la pandemia da Covid ci costringerà a seguire precauzioni almeno per un paio di anni ancora. “Non c’e’ una verita’ assoluta” riguardo al raggiungimento dell’immunita’ di gregge e “credo che, se vogliamo parlare di tempi, dobbiamo tener conto che dovremo prendere delle precauzioni almeno per un paio di anni, ha detto Remuzzi, nella trasmissione ‘Mezz’ora in piu” di Rai3. Riferendosi al termine del 2024 individuato tempo fa in una ricerca pubblicata sulla rivista Nature, Remuzzi si e’ detto “convinto che, piu’ ci avviciniamo e piu’ ci rendiamo conto che quella previsione era probabilmente realistica”.

Secondo Remuzzi, ci sono al momento tanti fattori da considerare e che potrebbero far pendere la bilancia dalla parte di chi dice che bisogna stare attenti, senza adottare misure eccessive, o dalla parte di chi ritiene che misure rigide siano necessarie ancora per molto tempo: “sostanzialmente hanno ragione tutti e due perche’, se le cose andranno in un certo modo, e’ vero che potremmo raggiungere un’immunita’ del 95%”. Tuttavia perche’ sia un’immunita’ di gregge “bisognerebbe essere certi che il virus non mutera’ piu’ e che non abbiamo contatti con persone che vengono da altri Paesi“; se invece “Omicron riuscisse a vincere la corsa contro le altre varianti, allora si aprirebbe qualche prospettiva: se non all’immunita’ di gregge, si potrebbe pensare di arrivare almeno all’immunita’ di una parte sostanziale della popolazione”.

Un obiettivo al quale, secondo l’esperto, si arriva attraverso tre vie: i vaccini; l’immunita’ di chi si e’ ammalato e quella di chi si e’ ammalato e vaccinato. Quest’ultima e’ un’immunita’ ibrida perche’ offre il vantaggio di avere gli anticorpi contro tutte le proteine del virus. C’e’ infine una rara immunita’ preesistente, emerso dalle ricerche condotte in Olanda sul sangue dei donatori.

In queste ore, la scuola è al centro del dibattito pubblico, con la riapertura dopo le festività natalizie fissata per domani ma con grande confusione riguardo alle nuove regole. L’aumento dei contagi spaventa molti comuni, che stanno decidendo di rimandare l’apertura, addirittura la Campania lo ha deciso per tutte le scuole medie ed elementari. Secondo Remuzzi, però, le scuole contribuiscono poco alla diffusione del virus: lo hanno dimostrato piu’ ricerche, condotte in Paesi diversi, e soprattutto lo indica l’impennata di casi registrata nelle ultime settimane, durante le vacanze natalizie, ha spiegato Remuzzi a ‘Mezz’ora in piu” di Rai3.

Le scuole sono piu’ sicure rispetto agli ambienti che sono fuori dalla scuola. Per esempio, finora i ragazzi si sono incontrati in ambienti diversi dalla scuola – ha detto l’esperto riferendosi alle vacanze di Natale – e hanno fatto feste e Capodanno in ambienti certamente chiusi, con attenzioni molto minori di quelle che avranno a scuola”. Remuzzi ha quindi citato gli studi finora condotti su questo tema in Canada, Stati Uniti e in Giappone: “convergono nell’indicare che la scuola contribuisce molto poco alla trasmissione del virus. Del resto, tutti abbiamo potuto verificare una circostanza interessante: nonostante le scuole fossero chiuse in questi ultimi 15-20 giorni, la moltiplicazione dei casi di infezione e’ stata straordinaria. Quindi e’ probabile che la scuola contribuisca molto poco. Le norme differenziate per fasce d’eta’, che corrispondono a percentuali di persone vaccinate, a me sembrano molto ragionevoli e corrette”.