Covid, studio sull’ivermectina: “riduzione del 70% della mortalità e del 67% dei tassi di ricovero, da considerare come strategia preventiva”

Tra luglio 2020 e dicembre 2020, nella città brasiliana di Itajaí è stato condotto un programma cittadino di prevenzione COVID-19 con ivermectina: l'uso del farmaco è stato associato a tassi di infezione, ospedalizzazione e mortalità da COVID-19 significativamente ridotti

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L’ivermectina ha dimostrato diversi meccanismi d’azione che potenzialmente proteggono sia dall’infezione da COVID-19 che dalle comorbidità ad esso correlate. Sulla base degli studi che suggeriscono l’efficacia nella profilassi combinata con il noto profilo di sicurezza dell’ivermectina, a Itajaí, una città meridionale del Brasile, nello stato di Santa Catarina, è stato implementato un programma di prevenzione a livello cittadino che utilizza l’ivermectina per il COVID-19”, si legge in uno studio, pubblicato sulla rivista Cureus, il cui obiettivo era di valutare l’impatto dell’uso regolare di ivermectina sui successivi tassi di infezione e mortalità da COVID-19.

Sono stati analizzati i dati di uno studio prospettico osservazionale del programma cittadino di prevenzione COVID-19 con ivermectina, condotto tra luglio 2020 e dicembre 2020 a Itajaí. “Dei 223.128 cittadini di Itajaí presi in considerazione per lo studio, un totale di 159.561 soggetti sono stati inclusi nell’analisi: 113.845 (71,3%) consumatori regolari di ivermectina e 45.716 (23,3%) che non la utilizzavano. Di questi, sono stati contagiati 4.311 consumatori di ivermectina, di cui 4.197 provenivano dalla città di Itajaí (tasso di infezione del 3,7%) e 3.034 non utilizzatori (tasso di infezione del 6,6%), con una riduzione del 44% nel tasso di infezione COVID-19”, si legge nello studio. L’uso regolare di ivermectina ha portato a una riduzione del 70% della mortalità per COVID-19 e del 67% del tasso di ospedalizzazione, specifica lo studio.

In questo ampio studio, l’uso regolare di ivermectina come agente profilattico è stato associato a tassi di infezione, ospedalizzazione e mortalità da COVID-19 significativamente ridotti”, scrivono i ricercatori. “In questo programma di profilassi con ivermectina a livello cittadino, è stata osservata una diminuzione significativa del tasso di mortalità dopo l’inizio del programma tra l’intera popolazione dei residenti della città. Confrontando i soggetti che usavano regolarmente ivermectina, i non utilizzatori avevano una probabilità due volte maggiore di morire per COVID-19 mentre gli utilizzatori di ivermectina avevano il 7% in meno di probabilità di essere infettati da SARS-CoV-2. A causa del profilo di sicurezza a lungo termine consolidato dell’ivermectina, con rari effetti avversi, l’assenza di opzioni terapeutiche comprovate per prevenire la morte causata da COVID-19 e la mancanza di efficacia dei vaccini nelle analisi di mortalità per tutte le cause nella vita reale ad oggi, si consiglia di considerare l’ivermectina come una strategia preventiva, in particolare per chi è a maggior rischio di complicanze da COVID-19 o a maggior rischio di contrarre la malattia, non come sostituto dei vaccini COVID-19, ma come strumento aggiuntivo, in particolare durante i periodi di alti tassi di trasmissione”, concludono i ricercatori.