Clima: studiato l’impatto del riscaldamento globale sul rischio di alluvioni nelle Alpi

Un nuovo studio ha raccolto le registrazioni delle paleoalluvioni per testare l'impatto ancora incerto che le tendenze di riscaldamento climatico potrebbero avere sulla frequenza e sull'entità delle alluvioni nelle Alpi europee

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Le alluvioni sono un pericolo naturale diffuso, costoso sia in termini umani che economici, e il cambiamento climatico probabilmente aggraverà i rischi in tutto il mondo. Le aree montuose, come le Alpi europee densamente popolate, sono particolarmente preoccupanti poiché la topografia e le condizioni atmosferiche possono provocare alluvioni grandi e improvvise. Inoltre, le Alpi stanno registrando un elevato tasso di riscaldamento, che probabilmente sta portando a eventi piovosi più abbondanti”. Lo riporta uno studio pubblicato sulla rivista Nature in cui sono state raccolte le registrazioni delle paleoalluvioni per testare l’impatto ancora incerto che queste tendenze climatiche potrebbero avere sulla frequenza e sull’entità delle alluvioni nelle Alpi europee.

Per comprendere meglio la risposta delle alluvioni a un clima più caldo in varie scale temporali, gli autori dello studio hanno analizzato i cambiamenti nei loro tassi di occorrenza in tre periodi: l’era industriale (1800-2000), l’ultimo millennio (950–1850) e gran parte dell’Olocene (9.000–1.000 anni fa). Ogni periodo include un paio di sottoperiodi più freddi e più caldi. L’era industriale ha subito un riscaldamento di 0,5°C tra il XIX (1800–1900) e il XX (1900–2000) secolo, “influenzato in gran parte dalle emissioni di gas serra di origine antropica” secondo gli autori dello studio. L’ultimo millennio include l’anomalia climatica medievale (950–1250), che era 1°C (±0,4) più calda della piccola era glaciale (1450–1850). L’Olocene include il massimo termico dell’Olocene (9.000–5.000 anni fa), che era in media di 1,2°C (± 0,4) più caldo del periodo neoglaciale (5.000–1.000 anni fa).

I ricercatori hanno dimostrato che “un riscaldamento di 0,5–1,2 °C, sia naturale che antropico, ha portato a una diminuzione del 25–50% della frequenza di grandi alluvioni (periodo di ritorno ≥10 anni). Questa tendenza decrescente non è conclusiva nelle registrazioni che coprono meno di 200 anni, ma persiste in quelle che vanno da 200 a 9.000 anni. Al contrario, le alluvioni estreme (>100 anni) possono aumentare con un grado simile di riscaldamento in alcuni piccoli bacini alpini interessati dall’intensificazione locale delle precipitazioni estreme”.