Le 3 parole d’ordine della natura: errore, diversità, competizione

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Che significato possono assumere queste parole nell’etica della vita umana? Siamo sicuri che tutti intendiamo la stessa cosa? E comunque la natura, da quali  regole è governata? Il termine uguaglianza è entrato da tre secoli in quasi tutte le carte costituzionali dei paesi all’avanguardia del progresso civile. Le fondamenta della democrazia. Uguaglianza tra sessi, di fronte alla legge, nei diritti delle persone. Alcuni si spingono addirittura a pretendere uguaglianza nel raggiungimento degli obiettivi scolastici o sociali.

La cosa strana è che la NATURA si è inventata di tutto pur di creare diversità e diseguaglianza. Strano vero? Le nostre regole morali stravolte ogni momento dalla cruda realtà dei meccanismi evolutivi basati appunto su una competizione,  senza esclusione di colpi,  per decidere  chi  riesce meglio a sopravvivere e riprodursi in un determinato ambiente. Tutto questo avviene sotto i nostri occhi continuamente come la Gramigna che prende il sopravvento sull’erba del vostro prato (competizione tra specie differenti) oppure le lotte notturne tra i felini del quartiere per accoppiarsi con le femmine (competizione intraspecifica).

C’è un motivo per cui l’esaltazione naturale della diversità  ci suona come qualcosa di sgradevole o addirittura inaccettabile. La verità  è che nessuno di noi vorrebbe capitare tra i perdenti. Questa però è una visione ristretta, state guardando il quadro troppo da vicino. Vedete le singole pennellate non l’insieme.

Un individuo che nasce con una malattia genetica come l’anemia falciforme può ritenersi sfortunato, ma la NATURA ha un altro obiettivo, se costui vivrà in una zona malarica, sarà immune a questa malattia, salvandogli la vita. Ecco il vero scopo della diversità, avere sempre qualcuno che sia adatto in quell’ambiente. Le ambientazioni naturali sono cambiate continuamente nel corso di milioni di anni e continueranno a mutare: caldo e freddo, piogge e siccità, livello del  mare, forestazione e desertificazione. Oggi in un delirio di onnipotenza pensiamo di poter  arrestare questi processi. Cambia il clima? Alla natura non interessa, estinzioni di massa ce ne sono state tante, quella di 65 milioni di anni fa ha eliminato la maggior parte dei rettili che dominavano il mondo, lasciando quindi spazio all’evoluzione dei mammiferi. Senza quella estinzione catastrofica noi oggi non saremmo qui. Bene o male? Giudicate voi. I dinosauri potrebbero avere un’opinione differente dalla vostra.

Spostiamo invece la nostra attenzione sul come agiscono i meccanismi atti a creare diversità. Torniamo a 3.5 miliardi di anni fa, all’alba della vita. Gli unici esseri viventi presenti sulla Terra erano unicellulari: Il loro meccanismo riproduttivo era semplicissimo: duplicare il proprio DNA pari pari e darne una copia alle due cellule figlie ottenute per semplice scissione. Stiamo parlando dunque di una clonazione? La risposta è SI e NO. Clonare significa produrre individui tutti uguali e non v’è dubbio che i milioni di batteri che si formeranno a partire da quella prima divisione saranno tutti uguali ma….. duplicare il DNA milioni di volte porta statisticamente ad errori. Qui la parola ERRORE andrebbe sostituita con MUTAZIONE  perché il connotato intrinseco che diamo a questo vocabolo, cioè errore, per noi ha un significato negativo, ovvero qualcosa che non dovrebbe accadere. Invece accade e quel batterio (chiamiamolo Carletto) si ritroverà con una informazione genetica differente da quella degli altri. Per fare un esempio diciamo che trascrivendo questa pagina ometto un “non”. Sono solo tre lettere ma il significato del testo potrebbe cambiare radicalmente. A questo punto il destino di Carletto dipende solo dal contesto ambientale in cui si trova. Se l’ambiente è ideale per la sopravvivenza dei suoi milioni di fratelli, per lui sarà la morte certa e con lei l’impossibilità di trasmettere ai discendenti la sua differente informazione genetica. Nel caso che si verificasse un evento che modifichi seriamente l’habitat a suo favore ecco che il nostro Carletto diventerebbe una star riempiendo il suo piccolo mondo di Carletti….. almeno fino alla prossima mutazione. Se l’ambiente fosse rimasto  immutato dagli albori della vita fino ad oggi, non ci sarebbe stata alcuna evoluzione.  Carletto sarebbe stato sempre un perdente e così come qualunque altro batterio differente da quello ideale. Invece, grazie alle mutazioni, su miliardi di batteri più o meno clonati, qualcuno si chiama Carletto, un altro Giorgino e via. Cambia l’ambiente, qualcuno si salva e nasce una nuova stirpe di batteri differenti dagli originali. Ma c’è di più. Alcuni batteri si uniscono ad un altro creando un ponte tra i due. Tramite questo ponte uno di loro passa porzioni del proprio DNA all’altro arricchendolo di nuove informazioni, ovvero creando diversità.

Ma il vero capolavoro per creare diversità è un fatto talmente geniale che è stato adottato praticamente da tutti gli esseri viventi più complessi: piante, funghi, animali. IL SESSO. Un successo mondiale. Pensate che negli animali (noi compresi naturalmente) esiste nel cervello un centro della ricompensa.  Attraverso l’attivazione della dopamina, il sistema di ricompensa cerebrale fa sì che i comportamenti risultati utili a soddisfare i bisogni organici (come il cibo o il sesso) siano gratificati e rinforzati attraverso una forte sensazione di piacere, inducendo quindi l’animale (e l’uomo) a ripeterli.

Dunque se facciamo qualcosa che alla natura serve, veniamo subito gratificati…e non c’è dubbio che il sesso gratifichi abbondantemente.

Ma vediamo come funziona questa stupefacente macchina  della diversità o meglio, della variabilità. I biologi la chiamano MEIOSI e serve a produrre i gameti, ovvero le cellule sessuali maschili e femminili.

Prendiamo il caso della specie umana (ma la medesima situazione è comune a tutti gli esseri viventi sessuati) e vediamo come agisce.

Dunque, il nostro DNA, portatore e depositario dell’informazione in codice della VITA, sa di essere chiuso in un corpo che ha una data di scadenza. Appena nasciamo parte il  conto alla rovescia che porterà alla nostra morte. Chi prima e chi dopo tutti arriveremo al capolinea, ovvero alla distruzione del nostro organismo e di tutte le informazioni che contiene. Ma il DNA non ci sta; ha l’ambizione di essere immortale. Se riesce a saltare in una scialuppa di salvataggio prima che il nostro corpo affondi, è fatta. Per i maschi le scialuppe sono gli spermatozoi e per le femmine le cellule uovo.

Il lungo filamento del nostro DNA è avvolto a formare  23 coppie di matasse chiamate cromosomi. Un cromosoma di ogni coppia lo avete ricevuto da vostra madre e l’altro da vostro padre. Ogni coppia di cromosomi contiene geni che codificano per uno stesso carattere (ad esempio colore degli occhi, capelli lisci ecc.) ma provenendo da due persone differenti, potrebbero essere diversi come occhi scuri da vostro padre, occhi chiari da vostra madre. Immaginiamo che due mazzi di carte col dorso blu e col dorso rosso siano i geni contenuti rispettivamente nel cromosoma ricevuto da vostra madre e quello ricevuto da vostro padre. Ebbene, prima che ogni membro di una coppia cromosomica entri nella scialuppa di salvataggio, i due mazzi di carte si mischiano casualmente così che i 23 singoli cromosomi che entreranno in uno spermatozoo o in un uovo, saranno il prodotto casuale di quel rimescolamento che porterà ogni cromosoma ad essere formato da carte blu e carte rosse casualmente assortite quindi differenti da quelli dei vostri genitori. I duecento milioni di spermatozoi che ogni maschio produce giornalmente sono tutti differenti tra loro! Ogni giorno quindi avete duecento milioni di possibilità di figli differenti. Stesso meccanismo per le femmine ma per produrre un uovo ogni 28 giorni. Un solo spermatozoo feconderà l’uovo per riformare un individuo con 23+23 cromosomi, ma quale sarà? Diversità e selezione abbiamo detto. Milioni partecipano ma uno solo sarà il vincitore della grande corsa su per l’utero e le tube di Falloppio alla ricerca dell’uovo. Il primo che arriva, certamente il più veloce, il più forte, riversa i suoi 23 cromosomi nell’uovo che si ricongiungono così con gli altri 23 a ricomporre il completo corredo cromosomico di 46. E il DNA è salvo (per ora). Bastava che lo spermatozoo arrivato secondo fosse arrivato primo e avreste avuto un figlio differente. Fantastico vero? Considerate il fatto che il numero dei geni è infinitamente superiore alle carte del mazzo e quindi il rimescolamento porta a un numero quasi infinito di combinazioni. A proposito, qui arrivare secondi non serve a nulla, neanche un punticino in classifica.

Tutto questo ci porta ad un’altra riflessione importante. Ogni maschio umano produce circa 200 milioni di spermatozoi al giorno per quasi tutta le vita. Le femmine invece solo circa 400 uova in una intera esistenza e dopo i 50 anni il meccanismo va in pausa. Qual è il punto di incontro tra domanda e offerta? Al mondo abbiamo uno straordinario esubero di spermatozoi (inflazione) per soddisfare la fecondazione di un così esiguo numero di uova. Dunque il valore degli spermatozoi è scarsissimo. Basta schioccare le dita per averne a iosa mentre le uova da fecondare sono pochissime. Ancora una volta torna la parola SELEZIONE, ma questa volta parliamo di selezione sessuale. Una selezione che la natura affida alle femmine di quasi tutte le specie animali. I maschi si propongono, le femmine scelgono. Gli animali maschi affrontano prove di ogni genere pur di fare colpo sulle femmine e trasmettere il proprio DNA. I geni di chi non trova un uovo da fecondare sono destinati all’estinzione. Affonderanno insieme al Titanic. Per loro niente scialuppa di salvataggio. Tutto questo gran da fare si chiama corteggiamento. Alle volte si tratta di veri e propri duelli per primeggiare e accoppiarsi con tutte le femmine dell’harem. Altre volte si tratta di costruire un nido più bello e robusto degli altri. Oppure hai le zampe più azzurre degli altri o la coda con disegni incredibili come il maschio del pavone. Le femmine preferiscono accoppiarsi con questi maschi perché nel rito del corteggiamento dimostrano di avere geni migliori. Talvolta è la dimostrazione della forza fisica, oppure di una abilità, o anche della capacità di procurarsi il cibo che permette di avere code o zampe colorate  … insomma le femmine sembrano selezionare secondo criteri arbitrari e soggettivi. Invece scelgono quei maschi che sembrano meglio garantire la procreazione perché bravi nel procurare il cibo o, se necessario, protettivi nei confronti della prole ecc. E’ il DNA a dettare le regole d’ingaggio, altro che libero arbitrio.

Un’ultima parola ricorre nelle dinamiche evoluzionistiche e che può essere fraintesa: ADATTAMENTO.  Le specie viventi si adattano all’ambiente in cui vivono. Attenzione ho detto le specie non gli individui. Essere più o meno adatti a sopravvivere in un determinato ambiente è una qualità che abbiamo dalla nascita. Si nasce più o meno adatti, non possiamo sforzarci di esserlo. La natura, indifferente e cinica, sfoltisce le schiere dei partecipanti permettendo la sopravvivenza solo ai più adatti, se ve ne sono, altrimenti il destino è l’estinzione. Non c’è un obiettivo da raggiungere, un fine ultimo…. credetemi.

Come in tutte le storie, anche in questa ci sarà una morale?…. provate a trovarla da soli.

Riccardo Magnani