Salvato da una grave forma di Covid grazie all’ossigeno ozono terapia

Il paziente, un over sessanta con obesità e diabete, ricoverato da dieci giorni, aveva manifestato preoccupanti sintomi di peggioramento prima di essere salvato dall'ozono terapia

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“Sapevo dell’efficacia dell’ozono, ma sono rimasto stupito da come ha guarito una persona affetta da Covid, intubata in terapia intensiva…”. Chi parla così è il dott. Angelo Nanni, specialista in chirurgia vascolare, Dirigente Medico nella Struttura Complessa di Chirurgia Vascolare presso il Presidio Metropolitano Ospedale Villa Scassi in Genova.

Intervistato da “Orbisphera”, il dott. Nanni ha raccontato che il prof. Marianno Franzini, Presidente internazionale della SIOOT (Società Scientifica di Ossigeno Ozono Terapia), gli ha chiesto se era disponibile a trattare con l’ozono pazienti Covid ricoverati in ospedale.

Una volta data la propria disponibilità, il dott. Nanni è stato contattato per curare un paziente Covid che era ricoverato nell’Ospedale di Savona.

Ha presentato la documentazione richiesta, ha risolto tutte le pratiche burocratiche e si è recato a Savona per iniziare le sedute di ozonoterapia.

Nel frattempo il paziente, un over sessanta con obesità e diabete, ricoverato da dieci giorni, aveva manifestato preoccupanti sintomi di peggioramento: un fenotipo 5 in rianimazione con grave difficoltà respiratoria e ventilazione assistita importante.

Il dott. Nanni, fin dal primo giorno in cui ha avuto accesso all’Ospedale, ha praticato al paziente la Grande auto emo infusione di ossigeno ozono (Gaei).

Durante le prime sedute di ozono, le condizioni del paziente erano gravate dal fatto che non era in equilibrio emodinamico: aveva cioè sbalzi di pressione, irregolare frequenza cardiaca, difficoltoso reperimento di accessi venosi per il prelievo ematico.

Ha raccontato il dott. Nanni: “Abbiamo iniziato a praticare la Gaei dapprima ogni due giorni, poi abbiamo aumentato la frequenza, con il risultato di un lento ma costante miglioramento sia nella riduzione dell’infiammazione che nella risalita della saturazione dell’ossigeno. Già questo era un risultato molto buono, perché il paziente era in pessime condizioni ed era stato anche colpito da infezioni tipicamente ospedaliere. È infatti noto che, soprattutto nei reparti di rianimazione, certi batteri, come la “acinetobacter baumannii” e la “klebsiella”, diventano resistenti agli antibiotici. Si tratta di batteri che vanno a colpire il sistema respiratorio già compromesso dal Covid. Sta di fatto che le condizioni del paziente sono via via migliorate, al punto che, quando stavo per recarmi in Ospedale per fare un’ultima applicazione di ozono, mi è stato detto che il paziente, già estubato nei giorni precedenti, era risultato negativo al tampone. Per cui era stato trasferito in un reparto di terapia intensiva non Covid. In quel momento ho realizzato che l’ozonoterapia era riuscita a sconfiggere la tempesta di infezioni da virus e batteri. Ho praticato la Gaei ancora per qualche giorno, dopodiché il paziente è tornato serenamente a casa sua, cosciente di aver superato una situazione ad alto rischio di decesso“.

Il dott. Nanni ha sottolineato che questa esperienza ha destato in lui un profondo stupore, nonostante come chirurgo vascolare già utilizzasse l’ozonoterapia e fosse consapevole della sua efficacia.

Per questo – ha aggiunto – ritengo che, tra tutte le cure che sono state praticate, l’ossigeno ozono terapia ha fatto la differenza, e quindi sarebbe opportuno utilizzarla per trattare i pazienti Covid in maniera sistematica, e anche per eseguire uno studio che consenta di avvallare i risultati fino ad ora alternanti”.

Il dott. Nanni ha raccontato di aver conosciuto l’ozonoterapia anni addietro, quando vide un gran numero di pazienti presso l’ambulatorio di un suo amico anestesista.

Le persone facevano la fila per essere curate con l’ozonoterapia, che il suo amico utilizzava per la terapia del dolore e per risolvere i problemi di ernia discale, infiammazioni osteoarticolari, discopatie e varie patologie nell’ambito delle osteoartrosi.

Incuriosito dai buoni risultati della terapia all’ozono – ha precisato il dott. Nanni –, ho scoperto che era possibile utilizzarla per curare un numero significativo di patologie, tra cui le malattie vascolari e circolatorie, ambito nel quale sono specialista. Ho cercato informazioni e ho seguito il corso della SIOOT, dopodiché ho cominciato a praticare l’ozonoterapia ai miei pazienti. Devo ammettere che, in un primo momento, avevo pensato che l’ozono fosse una sorta di terapia tipo “fiori di Bach”… ma mi sono dovuto rapidamente ricredere. Posso affermare che l’ozonoterapia è molto efficace, per essere praticata non necessita di strutture particolari o complesse, dà buoni risultati, fa crescere la percentuale dei guariti, riduce i tempi di cura, non crea problemi o effetti collaterali. In tutti i pazienti che ho trattato con l’ozono non si sono mai manifestate reazioni allergiche”.

Ha spiegato ancora il dott. Nanni: “Ho trattato molti pazienti affetti da AOCP (Arteriopatia ostruttiva cronica periferica) che avevano un grave deficit di flusso arterioso agli arti inferiori e non potevano più essere rivascolarizzati né sotto il profilo chirurgico né endovascolare. Ho raccolto i dati clinici di questi pazienti con problemi vascolari alle gambe che avevano ottenuto buoni risultati con l’ozonoterapia e li ho inviati alla SIOOT per l’eventuale pubblicazione. Si tratta di 20 pazienti curati con l’ozono dalla fine del 2018 ad oggi. I risultati sono evidenti: l’ozono non è uno “sturalavandini”, ma consente di tamponare con efficacia le diverse arteriopatie che colpiscono gli arti periferici. Ho trattato con la Gaei, somministrata con frequenza settimanale e richiami mensili, persone anziane che, a causa di queste patologie, avevano notevoli problemi di autonomia. Si è manifestato un miglioramento in tutte le persone trattate. Un paziente ottantenne, prima della cura con ozono, riusciva a malapena a camminare per 5 o 6 metri e poi si fermava. Grazie all’ozonoterapia, lo stesso paziente riesce a camminare senza pause per 80-100 metri e la sua qualità di vita è decisamente migliorata. Ho in cura pazienti che hanno il diabete, sono stati grandi fumatori, sono stati sottoposti a tutti i trattamenti farmacologici possibili, e per i quali non vi sono più possibilità di intervento chirurgico. Per tutti questi l’ozono rappresenta una cura che consente una qualità di vita accettabile e una possibilità di movimento che era in precedenza impensabile”.

Sta di fatto che i buoni risultati che ho avuto con l’ozono – ha infine concluso il dott. Nanni – non li ho avuti con nessun’altra terapia. Occorre inoltre considerare che, mentre diversi vecchi e nuovi farmaci non sono tollerati da un elevato numero dei pazienti, l’ozonoterapia può essere praticata in tutti i casi con percentuali di intolleranza vicine allo zero”.