Scuole e Covid, tutti gli esperti sono concordi: devono restare in presenza, “bisogna convivere con il Covid”

Per Matteo Bassetti "bisogna imparare a convivere con il COVID con un atteggiamento diverso simile a quello avuto nel passato con l'influenza"

“Non c’era alternativa alla apertura delle scuole. Tutti i paesi europei evoluti le hanno riaperte. L’apertura delle scuole è stata una scelta obbligata e non coraggiosa.
Ci potrà essere un aumento dei casi ma non credo di più di quello visto con gli istituti chiusi a Natale. Questo è un virus che galoppa a prescindere dalla chiusura di stadi e scuole. Arriveremo presto a oltre 300mila contagi come già avvenuto in altri Stati senza che si ponessero il dubbio sulle aperture, le scuole vanno aperte cercando di renderle sicure aumentando le vaccinazioni. Bisogna imparare a convivere con il COVID con un atteggiamento diverso simile a quello avuto nel passato con l’influenza. Ci vuole un rapido cambio di passo”. Così, sulla propria pagina Facebook, Matteo Bassetti, Professore Ordinario UNIGE e
Direttore della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova.

Oggi è stato giorno di ripresa delle attività scolastiche in tutta Italia, ma molti comuni e nel caso della Campania l’intera regione, hanno deciso di mandare tutti in Dad. Gli esperti sono però divisi su questa riapertura e sulle scuole chiuse a causa del dilagare della variante Omicron. Della medesima opinione di Matteo Bassetti sono Massimo Galli, Walter Ricciardi, Francesco Vaia e i sottosegretari alla Salute Sileri e Costa.

Per Massimo Galli, ex direttore di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano, “il rientro a scuola in presenza è imprudente e ingiustificato, in una situazione in cui non ce lo possiamo permettere”, come ha spiegato ad ‘Agorà’ su Rai Tre. “La scuola in presenza – ha sottolineato Galli – è un bene irrinunciabile. Cancellarla è impensabile, rinviarla di poco non sarebbe stato, però, nulla di trascendentale a fronte di rischi rappresentati dal fatto che le scuole poi dovranno chiudere ugualmente per l’elevato numero di infezioni”. La scelta della scuola in presenza “è ideologica e non rispetta la realtà dei fatti” ha detto Galli secondo il quale “15 giorni di recupero alla fine del calendario scolastico previsto avrebbero comunque rimesso in piedi le cose piuttosto che rischiare di peggio ora“.

Per garantire una scuola in sicurezza, sulla vaccinazione dei bambini bisognerebbe raggiungere “la percentuale maggiore possibile, di fatto quello che dice il virus è che quando non raggiungiamo percentuali alte i bambini si infettano. Teoricamente il 90-95%, mi rendo conto che è una percentuale che sembra altissima, ma non lo è se consideriamo la contagiosità di questo virus. Il livello di sicurezza cresce al crescere della percentuale, già al 60-70% la circolazione del virus è ridotta. Una situazione ottimale sarebbe quella del 90-95%”, ha detto Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute e presidente della Federazione mondiale di Sanità Pubblica, ospite di ‘Buongiorno’ su Sky Tg24. “La scuola, nel momento in cui riapre, può ridiventare un detonatore. Questo abbiamo detto al ministro, ma poi naturalmente è competenza del ministro dell’Istruzione. Queste vacanze potevano essere utilizzate per recuperare dei punti deboli” ma “sembra che le vacanze, sia estive sia natalizie, non possano essere impegnate per correggere i punti deboli della scuola“, ha precisato l’esperto.

Abbiamo rappresentato al ministro Speranza che le scuole in questo modo possono certamente rappresentare un ambiente in cui si diffonde il virus, con questa variante così contagiosa, la Omicron, che può essere pericolosa. In questo momento c’è una combinazione di variante Delta e di variante Omicron: la prima è più severa dal punto di vista clinico e la seconda più diffusibile dal punto di vista della contagiosità“, conclude Ricciardi.

Non si stanno prendendo decisioni sulla base delle evidenze scientifiche. In questo modo non si fermerà la pandemia. E le scuole chiuderanno de facto, perché con i contagi in classe scatterà la didattica a distanza”, aveva detto in precedenza al Messaggero il professor Ricciardi, che spiega: “Non c’è solo un problema di riapertura delle scuole. Nell’insieme le misure prese non sono basate sull’evidenza scientifica a cui si è voluto derogare. E questo è pericoloso. La situazione è esplosiva. Con la Omicron non possiamo permetterci di far circolare dei falsi negativi. Bisognava applicare l’obbligo del Super green pass, ottenuto solo con il vaccino o con il superamento dell’infezione, a tutte le attività. Tutte. E l’obbligo vaccinale solo per gli over 50 non è sufficiente”.

“Per me è molto semplice: bisogna privilegiare la salute anche mentale dei ragazzi, per cui i ragazzi è giusto che vadano a scuola. Sono sempre stato a favore dell’apertura di tutto, altrimenti le persone non capiscono più perché ci vacciniamo. Diciamo che il vaccino serve, che ci dà spazi di socialità, è giusto che apriamo anche la scuola. Oggi diamo la Ffp2 a scuola e va bene perché è un ottimo presidio di salvaguardia, ma è impensabile lasciare i ragazzi sempre con la mascherina, per cui dobbiamo togliergliela. Come fare? Dobbiamo intervenire con degli interventi sul clima, quindi intervenire cambiando radicalmente i sistemi d’aerazione“. Lo ha affermato il direttore dell’Inmi Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, ospite di Rtl 102.5.

Proprio ieri ho mandato al sindaco di Roma una mia proposta con un altro collega su come cambiare i meccanismi di aerazione. Anche qui, la scienza ci dice che meccanismi di aerazione molto ben adeguati funzionano meglio della mascherina, quindi si potrà togliere. È evidente che ci vorranno tanti investimenti – aggiunge – Bisogna che ci sia l’internazionalizzazione dei vaccini, che i vaccini vengano aggiornati e bisogna intervenire sui luoghi strutturali del contagio ovvero scuola e trasporti. Altrimenti chiudiamo le scuole e le metropolitane, cosa che non possiamo fare. Possiamo però immaginare che non possiamo vivere una vita intera con la mascherina, chiedo al Governo e ai cittadini italiani di forzare ancora di più su questo: vogliamo riappropriaci della nostra libertà, la politica deve smettere di fare chiacchiere e deve intervenire completamente”.

È comprensibile la preoccupazione per la riapertura delle scuole, ma ci sono le condizioni per ripartire in sicurezza“. Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, a ’24 Mattino’, su Radio24, difende la decisione del Governo di riaprire regolarmente l’attività scolastica. Sileri ha ammesso che “con oltre un milione e mezzo di italiani in isolamento ed una variante virale estremamente contagiosa ci potranno essere difficoltà e problemi organizzativi, come in tutti i settori economici e sociali, ma la scuola rappresenta da sempre una priorità per questo Governo, che ha ritenuto necessario andare avanti”. Per questo, ha ricordato Sileri, “sono state modificate le regole per la gestione dei casi e delle quarantene, e il commissario per l’emergenza ha confermato la disponibilità di test rapidi gratuiti”.

“La ripresa delle lezioni in classe e in sicurezza è un segnale importante. Gli istituti e le aule sono luoghi sicuri e controllati, grazie anche alle regole del distanziamento, all’aerazione e all’utilizzo delle mascherine. La stragrande maggioranza del personale docente è vaccinato, così come i giovani alunni della fascia 12-19. Sono cresciute anche le vaccinazioni dei più piccoli“, ha precisato il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, a margine della visita alla scuola secondaria di I grado ‘V. Alfieri’ della Spezia, in occasione della ripresa dell’anno scolastico in presenza dopo le pausa per le festività natalizie.

Le nuove regole sulle quarantene e sull’eventuale didattica a distanza, approvate all’unanimità, sono chiare e puntuali. Abbiamo stanziato importanti risorse per potenziare le attività di tracciamento all’interno delle strutture scolastiche. Tutte iniziative che ci permetteranno di gestire al meglio la situazione e di farci trovare pronti. Chi vuole mettere in dad da subito tutti i nostri ragazzi vuole tornare a chiudere il Paese. Questo Governo è di tutt’altra idea. Le nostre scelte vanno tutte nella direzione di tenere aperta l’Italia, anche e soprattutto gli istituti scolastici. Abbiamo scelto di tutelare il più possibile la scuola in presenza, perché luogo di crescita e presidio per la comunità: i nostri alunni hanno già pagato un prezzo troppo alto in questa pandemia“, ha concluso.