Dal 10 gennaio entrerà in vigore il Decreto-legge 24 dicembre 2021, n. 221 – Proroga dello stato di emergenza nazionale e ulteriori misure per il contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID-19, detto anche “Decreto festività”. Un decreto “festività” quando ormai le festività sono passate e dimenticate, quando il pericolo di assembramento e ritrovo tra le persone e perciò di contagio è decisamente più basso. Ma, soprattutto, quando è più basso il pericolo di sollevamento popolare a fronte di restrizioni che hanno un fondamento politico e non sanitario. Insomma, ci hanno lasciato fare le feste, spendere e spandere, diventare tutti “più buoni” sotto il brillìo delle luci dell’albero di Natale, magari allietati dalla canzoncina Sìsìvax del Trio Los Vaccinos Serial… e poi ecco la stangata. Quando si dice chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati.
Del resto i nostri politici e tutta la pletora di tecnici e consulenti che noi manteniamo (quando si dice cornuti e mazziati…) ci hanno abituati a prendere (loro) decisioni fuori tempo massimo, quando ormai la frittata è fatta. Come quando, a inizio pandemia, sono stati alla finestra a guardare i contagi diffondersi a macchia d’occhio, mentre dicevano che non c’erano rischi, che dovevamo uscire a prendere l’aperitivo e ingozzarci d’involtini primavera e abbracciare un Cinese due o tre volte al dì. L’unica prescrizione “medica”, oltre al paracetamolo e vigile attesa, che sono stati capaci di suggerire fino all’arrivo del salvifico siero magico, il primo “vaccino” della storia scoperto, testato e prodotto a una velocità che neanche Speedy Gonzales.
Loro hanno preso queste decisioni, o non decisioni, e noi abbiamo dovuto subirle, vedendoci ridurre passo dopo passo le libertà, persino quella di dissentire, persino quella di dubitare, pena vedersi emarginare e bollare come “pericolosi e irresponsabili novax”.
Milioni di persone si sono recate ai centri vaccinali come tonni alla mattanza, con lo stesso spirito convinto e allegro di un cavallo condotto al mattatoio: pur essendo piene di dubbi circa una terapia sperimentale, hanno dovuto loro malgrado accettarla per non vedersi derubare del diritto al lavoro, allo studio e a una socialità che mantenga vivi i rapporti umani.
Quei milioni di persone, non convinte ma costrette col ricatto e/o il terrore, ora sono il fiore all’occhiello di chi millanta il grande successo della campagna vaccinale, l’ennesima medaglia appuntata sul petto del persecutore dei “novax” in divisa mimetica e piuma sul cappello. Ma io ne sento tanti, carichi di rabbia, di sofferenza, e credo che tutti voi abbiate occasione di sentirli, e poi magari voi stessi avete dovuto capitolare e accettare il sopruso per poter continuare a vivere. E adesso scoprono, o scoprite, che non bastano nemmeno tre inoculazioni nel giro di pochi mesi, l’equivalente di tre sberle al sistema immunitario che, poverino, se avesse voce urlerebbe: “Basta! Ho capito che c’è un virus, ma se mi lasci lavorare in santa pace ci penso io a combatterlo, come ho sempre fatto con qualsiasi altro virus. Se continui a bombardarmi con proteine spike e altre sostanze strane mi metti in confusione, mi mandi in tilt. Mi esasperi… e guarda che se m’arrabbio sono cavoli amari…”
Il nostro sistema immunitario è il nostro invisibile cane da guardia, e se lo tempestiamo di comandi contraddittori, di informazioni confuse, se gli impediamo di riposare per ricaricarsi ma lo teniamo sempre in “vigile attesa”, prima o poi crollerà e ci darà il benservito. Vabbe’ essere fedeli come un cane, ma approfittarne no…
Ma dato che purtroppo il nostro sistema immunitario è la parte di noi meno ascoltata e più ignorata, arriva questa ulteriore stretta per altri milioni di cittadini: i “resistenti”, quelli che finora hanno avuto la forza ma anche la possibilità di resistere. Non ne deve restare uno: in questa guerra santa dei vaccinisti contro i non vaccinati non si faranno prigionieri. O convertiti o morti.
In questo caos decisionale, che non è dovuto a insipienza ma è studiato a tavolino, con il “decreto festività” hanno mantenuto in cartellone fiere e partite allo stadio, pur sapendo che è proprio lì che si creano gli accalcamenti.
Ma l’importante è stanare il singolo “novax” e condurlo a quello che, a ragione o no, lui considera un patibolo o comunque una grave violazione dei propri diritti.
E, in base a questo decreto partorito da menti malate o comunque bisognose di cure, i non vaccinati non potranno più salire sui mezzi pubblici. Grave, gravissimo sopruso, che però qualcuno avrà modo di aggirare usando mezzi propri o comunque privati. Ma non così sarà per i residenti sulle isole: parliamo di centinaia di migliaia di cittadini che non potranno metter piede fuori dall’isola in cui risiedono se non dotati di supegreenpass.
La perversità di questo decreto sta nel negare a milioni di cittadini italiani i diritti fondamentali garantiti dall’art. 16 della Costituzione, quali la libertà di circolazione sul territorio della Repubblica. Non potendo accedere ai mezzi pubblici i residenti nelle isole saranno di fatto esiliati, come fa osservare l’europarlamentare Francesca Donato, che ha lanciato una petizione sull’argomento*.
È chiaro che si sono incartati e hanno incartato migliaia di cittadini, praticamente sequestrandoli in nome di un “vaccino” sperimentale non obbligatorio. E poiché, appunto, il vaccino non può essere obbligatorio, anche in quanto terapia in fase sperimentale (checché ne dicano è sperimentazione anche se condotta su milioni di persone anziché su un campione limitato), molti cittadini per motivi non ideologici ma personali e di salute hanno scelto liberamente e consapevolmente di non farlo. Altri hanno iniziato il ciclo vaccinale ma passerà del tempo per completarlo.
Molti di questi hanno necessità, anche nell’immediato, di recarsi “in continente” per motivi non solo di lavoro o familiari, ma anche e soprattutto di salute. Eppure, tra pochi giorni dalle isole italiane non si potrà viaggiare se non col lasciapassare verde. Chi deve sottoporsi a interventi, visite oncologiche o specialistiche in continente, magari già prenotati da mesi, come potrebbe ottenere il supergreenpass in breve tempo, anche qualora decidesse oggi di sottoporsi a vaccinazione? Nel frattempo non potrà curarsi e fare controlli. Per non dire di coloro che, su giudizio del loro medico curante, avrebbero diritto all’esenzione, che però viene nella maggior parte dei casi negata.
In ogni caso, impedire la libera circolazione, la continuità territoriale sancita dalla legge **, di lavorare e curarsi è un crimine. E se i presidenti delle regioni interessate da questo decreto segregazionista e discriminante non interverranno, impugnandolo, dovranno spiegare ai cittadini il perché della loro complicità a questo crimine governativo.
Non è elegante parlare della propria salute, ma stavolta faccio un’eccezione per fare un esempio pratico. Tralasciando gli effetti di un vaccino (antivaiolo o antipolio non ricordo bene), in seguito a un pasticcio medico (uno dei tanti di cui sono stata vittima, seppur figlia di un grandissimo medico che suo malgrado non è riuscito a salvaguardarmi dall’incompetenza di certi “specialisti”), dal 2003 sono costretta a sottopormi a regolari controlli all’IEO (Istituto Europeo di Oncologia) di Milano. Il professor Enrico Cassano, direttore di senologia, conosce perfettamente la mia situazione e ogni anno lo vedo per i necessari controlli. Ma ora che risiedo in Sardegna, il “decreto festività” mi impedirà di viaggiare e di poter esercitare il mio legittimo diritto di prevenzione e cura.
Basta vaccinarsi, direte voi. Purtroppo altri errori medici di cui sono stata vittima e di cui ho parlato in passato (v. https://www.dianalanciotti.it/assenze-non-volute-ma-giustificate/ e https://www.dianalanciotti.it/ritrovato-in-rete/) mi hanno praticamente massacrato il sistema immunitario, rendendolo estremamente “suscettibile” a qualunque terapia. Una dottoressa mi disse chiaramente che aveva subito non una, ma due batoste. Mio padre, mio medico curante fino alla sua scomparsa nel 2018, dopo i vari incidenti di salute in cui sono incorsa per colpa di specialisti negligenti, mi raccomandava di evitare… medicine e ospedali, data la mia sensibilità ai farmaci e l’incapacità di tanti suoi colleghi di comprenderla.
Non è finita: nel 2014, in seguito alle conseguenze del citato disastro, ho dovuto subire un intervento agli occhi e ora dovrei affrontarne un altro e mi affiderei all’oculista che mi ha già operata… solo che è in Lombardia. E dalla Sardegna come ci arrivo? A nuoto?
A detta di diversi medici avrei diritto all’esenzione. Possiedo un fascicolo sanitario, tra analisi, esami, referti, cartelle cliniche, spesso 10 centimetri: giace in un armadio e non lo tocco da tempo per non riaccendere il ricordo di 6 anni di calvario, di non vita. Non essendoci più il mio medico curante (mio padre) che certifichi la mia situazione, dovrei metterci mano per raccogliere la documentazione e sperare che qualcuno si prenda a cuore il mio caso. Ma sarebbe tempo sprecato, perché le esenzioni le negano sistematicamente (hanno l’ordine di farlo, come mi hanno testimoniato diversi medici) o le danno solo al tennista numero uno al mondo, a dimostrazione che a muovere tutto è il business e non la difesa della salute.
In ogni caso… che senso avrebbe chiedere l’esenzione da qualcosa che non è obbligatorio?
Qualcuno ripeterà: vaccinati! Certo: lo farà quando invece di dover firmare un consenso “informato” che solleva medici, politici e case farmaceutiche da ogni responsabilità, saranno loro a firmare un’assunzione di responsabilità e garantirmi che il “vaccino” anticovid non sarà l’ennesima batosta al mio sistema immunitario. Che, poverino, è già stato abbastanza strapazzato.
Scusate se ho parlato di me, l’avrei evitato volentieri ma a volte gli esempi personali chiariscono la situazione. Così come ho più volte chiarito di non essere novax, ma di confrontarmi sempre con medici ed esperti seri, e non con le virostar che imperversano in tv.
Fatto sta che come me ci sono migliaia di persone, in Sardegna, in Sicilia e nelle altre isole che, pur avendo il diritto di decidere liberamente per la propria salute, sulla base di decisioni arbitrarie, prive di fondamento scientifico e giuridico dal 10 gennaio saranno praticamente rinchiuse in gabbia.
In compenso anche in queste ore sulle coste siciliane e sarde sbarcano tranquillamente orde di clandestini, e nessuno si sogna di chiedere loro lasciapassare verdi, gialli o rosa, o a pois bianchi e blu.
Stiamo per assistere (e sottostare) al più grande sequestro di persona istituzionalizzato. Con la connivenza di chi, governatori, politici e magistrati, non muoverà un dito per impedire questa gravissima violazione dei diritti umani. Ma anche di noi cittadini, che se non ci facciamo valere avremo di che pentirci amaramente.
Un abominio, una vergogna per una nazione che si professa democratica.
Diana Lanciotti, scrittrice, giornalista e fondatrice del Fondo Amici di Paco


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