In Romania una joint-venture guidata dal Gruppo Webuild è al lavoro per portare a termine un’opera altamente complessa che cambierà la mobilità dell’area: il ponte di Brăila, il secondo ponte sospeso più lungo dell’Europa Continentale.
L’opera permetterà ai 7mila veicoli che ogni giorno attraversano il Danubio via traghetto, di farlo in 2 soli minuti invece degli attuali 45 minuti.

Visto da Brăila (una cittadina di circa 200mila abitanti nell’est romeno), il Danubio sembra un mare invalicabile: a 95 km dal delta del fiume e a 8 km dal centro, è un’area strategica per il commercio nazionale e internazionale perché vi si trova uno dei più importanti porti commerciali sul fiume.
L’economia di Brăila è infatti quasi interamente legata ai traffici commerciali sul Danubio, e ciò spiega l’importanza della costruzione del ponte, commissionato dal CNAIR per il Ministero dei Trasporti e Infrastrutture rumeno e finanziato dal Programma operativo europeo per le grandi infrastrutture (POIM). L’obiettivo del sostegno europeo è proprio quello di sviluppare l’economia del Distretto di Tulcea (dove ricade la vicina area del Delta del Danubio, inserito dall’UNESCO nell’elenco dei siti indicati come patrimonio dell’umanità e riserva della biosfera di straordinario interesse turistico naturalistico), di Braila (il territorio intorno al ponte), ma anche dell’intera area del Nord Est della Romania.
Le attività nel cantiere sono in corso e l’avanzamento dei lavori e al 59%: l’obiettivo è realizzare un ponte sospeso con una campata centrale di 1.120 metri, lungo complessivamente 1.975 metri e dotato di 4 corsie di marcia, con corsie di emergenza, piste ciclabili e pedonali. Sarà poi collegato al resto della viabilità esistente attraverso una serie di raccordi stradali, inclusi due viadotti di accesso lunghi 90 metri ciascuno, un viadotto di 220 metri necessario per il superamento della ferrovia Brăila-Galati, oltre a una nuova rete stradale di collegamento lunga 21 chilometri.

L’opera è complessa anche a causa delle caratteristiche del suolo, dove sono presenti argille “tenere”, e per la medio-alta sismicità dell’area: di conseguenza, sono state utilizzate tecniche altamente avanzate, impiegati pali di grande diametro, scavi di pozzi estesi e profondi, oltre ai più avanzati impianti per l’estrazione dell’acqua dalle falde sotterranee.



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