“Lo scenario che emerge, in modo ogni giorno più evidente, è che la variante Omicron causa una infezione clinicamente più lieve in quanto il virus è meno in grado di colpire il polmone dell’ospite“: lo ha sottolineato il virologo Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta, in un post su Facebook, segnalando uno “studio importantissimo“.
Di seguito il post integrale dell’esperto:
“Overall, experiments from multiple independent laboratories of the SAVE/NIAID network with several different B.1.1.529 isolates demonstrate attenuated lung disease in rodents, which parallels preliminary human clinical data.”
Da un team ALL-STARS che include Mike Diamond, Viviana Simon, Danny Douek, Bob Seder, Mehul Suthar, Stan Perlman, Adolfo Garcia-Sastre, Nancy Sullivan e molti altri. Dati solidi e molto estesi, che confermano in pieno gli studi sperimentali di Hong-Kong e del Belgio (ed i dati clinici di Sudafrica, UK, e vari altri paesi).
Lo scenario che emerge, in modo ogni giorno più evidente, è che la variante Omicron causa una infezione clinicamente più lieve in quanto il virus è meno in grado di colpire il polmone dell’ospite (i.e., criceto e topo negli studi sperimentali; homo sapiens negli studi clinici).
Importante aggiungere che lo sviluppo e la eventuale dominanza epidemiologica di una variante virale più trasmissibile ma meno “cattiva” è una forma classica di adattamento tra virus ed ospite che i virologi veri avevano previsto da tempo (e per questo erano stati sbeffeggiati dai virologi da ombrellone, ma Dio li perdona perché non sanno quello che scrivono).
PS: Attenzione però che questo studio NON risponde in modo definitivo alla domanda da cento milioni, cioè se a livello di popolazione la ridotta severità di COVID sarà sufficiente a compensare l’effetto negativo della sua maggiore trasmissibilità“.


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