Un nuovo studio condotto dal prof. Francesco Berrilli e dal dott. Luca Giovannelli dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, pubblicato sul Journal of Space Weather and Space Climate, rivaluta l’importanza dello studio di Padre Angelo Secchi risalente a 150 anni fa, sulla grande aurora osservata a Roma.
Il 4 febbraio 1872, al crepuscolo, il personale dell’Osservatorio del Collegio Romano ha notato un comportamento anomalo degli strumenti magnetici adibiti allo studio del campo magnetico terrestre e, rivolgendo gli occhi al cielo, ha osservato che il cielo di Roma era invaso da luci gialle e verdi, l’aurora boreale.
Padre Secchi, considerato il padre dell’astrofisica in quanto pioniere della spettroscopia astronomica, aveva già osservato diverse aurore negli anni precedenti, ed ha compreso immediatamente l’eccezionalità dell’evento: “Immediatamente mi recai sul terrazzo dell’osservatorio, e vidi due belle masse lucide. Queste due masse erano di un giallo vivo tendente al verdino, e visibilissime malgrado il forte crepuscolo a ponente“.
“Oggi potremmo affermare che si tratta di uno dei primi studi multi-messaggero di astrofisica mai realizzati. Siamo negli anni in cui è sempre più evidente come lo studio di oggetti lontani come i buchi neri non può più prescindere dal combinare insieme misure ottiche dai telescopi con quelle delle onde gravitazionali prodotte. Non dobbiamo però dimenticare che uno studio multidisciplinare e multi-messaggero è cruciale per capire anche il comportamento di un oggetto ben più vicino: il Sole,” ha affermato Giovannelli.
“Anche per lo studio dello space weather costruiamo sulle spalle dei giganti. A centocinquant’anni dall’indagine pioneristica di Angelo Secchi, è fondamentale proseguire uno studio costante e sempre più dettagliato del Sole e dell’ambiente circumterrestre,” ha concluso Berrilli.


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